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Ad Arrone l‘edizione 2019 del Cantamaggio

Pioveva a dirotto quando, la sera del 30 aprile, i carri di maggio di Terni si preparavano a sfilare. Facce da funerale tra i maggiaioli che vedevano le loro creature flagellate dal tempo inclemente, sofferta la decisione dell’Ente Cantamaggio ternano di dare loro il via alla prima spiovuta… alla fine è andata. Quaranta minuti dopo l’ora prevista, i sei carri in competizione  partivano, sospinti dai trattori, dalla passione di sempre e non poche imprecazioni. La marea dei Ternani pronta ad accoglierli, però, nel frattempo era defluita e solo gli irriducibili – a dire il vero, non pochi – li hanno accompagnati nel loro, comunque, festoso incedere. Davanti al Sindaco di Terni Latini, al vicesindaco Giuli, a chi era rimasto e ai tanti tornati sui propri passi, le luci, i colori, le meraviglie di una festa che, alla 123esima edizione, è ancora bambina. E, se in chiusura  il piatto di penne all’arrabbiata e il bicchiere di vino offerto dal carro gastro-economico de Lu Riacciu hanno riscaldato il corpo, nutrimento per l’anima “Pianta Maggio”, performance d’apertura scritta e interpretata dall’istrionico Stefano de Majo.

“Siate felici, fertili. Non contenti, ristretti. Donate, non trattenete…” declamava de Majo tra le ninfe, mentre re e regina del maggio, Simone Martinelli e Chiara Coletta, innestavano un ramo d’oro nell’ “arburittu”, suggestiva installazione arborea realizzata da Igor Borozan.

Messi a dimora a fine serata nelle vicinanze di Corso del Popolo – l’obelisco di Pomodoro a fare da ombrello -, i carri in raduno sono diventati la meta del pellegrinaggio dei Ternani la mattinata successiva. Fino al 5 maggio, la possibilità di ammirarli alla luce del sole ogni pomeriggio e di polemizzare con tutto l’agio con  le giurie. Nel pomeriggio del 1° maggio,  l’esito della competizione.

In una Città del Maggio in gran spolvero a largo Frankl grazie alle installazioni floreali curate dal Garden Club di Terni con Cannella e La Gardenia, presenti le alte sfere comunali e anche quelle regionali nella persona di Fabio Paparelli, un preoccupato Giorgio Materozzi faceva fatica a tenere lontano da occhi indiscreti la cartellina in cui  nascondeva il verdetto pronunciato da due distinte giurie: una critica, l’altra tecnica.

“Nessun gruppo avrà più di un premio. La somma dei voti dell’una e dell’altra deciderà il vincitore del Panno del maggio realizzato da Giampiero Strinati” –  spiegava Omero Ferranti ai gruppi maggiaioli in subbuglio. Non sarebbero, però, mancati i premi speciali.

Tra la trepidazione di prammatica, a Livia Torre, finalmente, il compito dell’annuncio.

Il premio Maggiaiolo dell’anno intitolato ad Augusto Mori (compianto “Sacciofà”) andava a Walter Casarin, per gli amici “Bullone”, del gruppo Polymer, Pallotta, Sabbioni, mentre quello istituito per il cantante più giovane era consegnato a un piccolissimo figlio d’arte, per la gioia dei genitori: Mattia Conti, del gruppo Giovani maggiaioli arronesi. La giuria critica, composta in gran parte da giornalisti, poneva sul podio al primo posto il Gruppo Polymer Pallotta Sabbioni con il carro “Quilli che ancora ce credono” di G. Chiavolini; al secondo posto, il gruppo Orion Casali con “Meravigliosa e fantastica natura” di Sandra Bianconi; il terzo non assegnato. La giuria tecnica, da parte sua, dava il primo premio al gruppo Lu Riacciu con “Primavera Sovrana” di Giampiero Strinati; il secondo al gruppo maggiaiolo San Giovanni con “L’albero della vita” di Matteo Proietti e Graziano Martinelli; il terzo al gruppo Arci Fiaiola-Europa 98 con “Serenata a primavera” di Alessio Francesconi.

Un boato a lungo represso accoglieva il nome del carro vincitore assoluto: “N’andru munnu” del gruppo Giovani maggiaioli arronesi, autore Daniele Aiani. E mentre nuvole minacciose tornavano a profilarsi all’orizzonte, l’umore dei maggiaioli si accodava. “Che vittoria è?” – si lamentavano, per primi, quelli che avevano vinto. Non tanto perché oltre il Panno non ci fosse altro, quanto per il fatto che le coppe fossero “troppe”. Di nessun conforto che, a fronte delle ristrettezze economiche di quest’anno, la creatività dei maggiaioli abbia raggiunto il top.

A cura di Lorella Giulivi

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Redazione Vivo Umbria

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