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Umbria jazz ha un cuore green, un vasto progetto in vista del cinquantennale del 2023

PERUGIA – Allan Harris, il crooner che si rifà al vocalese di Eddie Jefferson ha risposto all’appello lanciato da Umbria Jazz per un mondo in emergenza e che se vuole salvarsi dalla catastrofe ambientale, deve immediatamente intervenire. “Dall’ultimo rapporto Onu sulla situazione climatica – ha detto Harris – ci restano solo 12 anni utili per ridurre la temperatura media del pianeta da 2 gradi centigradi a uno e mezzo. Dodici anni in cui da subito lanciare una nuova speranza per i nostri figli e per la nostra terra”. In quest’ottica Umbria Jazz ha preso un solenne impegno per un percorso che entro il 2023, anno del cinquantennale, la vedrà protagonista di un progetto green molto articolato di cui si sono poste le basi già a partire dall’edizione attuale 2019. Si comincia con la riduzione delle plastiche con stoviglie, piatti e bicchieri in materiale biodegradabile nei punti ristoro del festival, per passare all’uso dei bicchieri biodegradabili o di plastica dura e quindi riutilizzabili; l’installazione, in accordo con Umbriacque, di due stazioni di distribuzione dell’acqua in centro storico e all’arena; la dotazione agli artisti di borracce in alluminio; la raccolta differenziata in tutte le aree ristoro del festival in collaborazione con Gesenu; la partnership con Erg per la fornitura di energia da fonti rinnovabili – si parla di Marmore – da completare entro il 2023; le animazioni e formazione per bambini sia all’arena che in via della Viola con Uj4kids in collaborazione con Greenpeace e Legambiente; l’automotive con l’incentivazione del car sharing già in parte avviato dal Comune di Perugia – come ha ricordato l’assessore comunale alla mobilità Luca Merli; la digitalizzazione con un portale web dedicato ai temi dello sviluppo sostenibile; la lotta allo spreco alimentare con l’app Regusto che consente di acquistare le offerte da asporto last minute dei cibi in eccedenza e con la 500 Regusto Bag contenitore eco-sostenibili per l’asporto del cibo dai ristoranti. Tutto questo – ha annunciato il direttore generale di Umbria Jazz Giampiero Rasimelli – sotto lo stretto controllo di un Comitato di advisor, associazioni esperte nella sostenibilità: Greenpeace; Legambiente; Arci; Sacro Convento di Assisi; Amnesty International e Arpa Umbria. Associazioni, ieri intervenute tramite i propri portavoce, che tutte concordano sul fatto che Umbria Jazz sta rappresentando un esempio per i grandi concerti e i grandi eventi. Padre Enzo Fortunato del Sacro Convento ha insistito sul fatto che il cammino preposto è composto di varie tappe e non è, al contrario, all’insegna del tutto e subito che alimenta spesso una facile dimenticanza, mentre da Amnesty international arriva la sollecitazione per la creazione di un vasto movimento di massa che possa riallineare i diritti umani con quelli ambientali, mentre dall’Arpa si sottolinea quanto quello compiuto da Umbria Jazz sia il passo giusto per un futuro migliore. Intanto sul versante della musica suonata Umbria Jazz ha visto ieri sera, nel clima “artico” dell’arena, un ispirato George Benson che con la sua chitarra ha ripercorso le orme di Fats Domino e dei grandi classici di New Orleans; e con il virtuoso del pianoforte dalla forte caratterizzazione ritmica latina Michel Camilo, vecchia conoscenza del pubblico di Umbria Jazz. Questa sera si passerà invece ad un altro musicista di culto che alla musica latina ha saputo imprimere la sua personalissima visione: quel Chick Corea che partendo da Miles Davis ha saputo percorrere tutte le possibili vie del jazz, approdando ora all’ottetto The Spanish Heart Band che suggella il suo “cuore” latino.

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Claudio Bianconi

Arte, cultura, ma soprattutto musica sono tra i miei argomenti preferiti.

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