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Spoleto sulla Luna tra film, telescopi, convegni e nuove frontiere della ricerca spaziale

SPOLETO – Ieri, sabato 20 luglio, per il 50° anniversario del primo sbarco sulla Luna, anche a Spoleto si sono svolte una serie di iniziative. A Palazzo Mauri con un convegno a cura della Fondazione Francesca, Valentina e Luigi Antonini in collaborazione con il Comune di Spoleto e un aperitivo musicale, alla sala Pegasus con la proiezione di tre film ad ingresso gratuito e la sera in conclusione al Giro della Rocca con le osservazioni astronomiche dotate di telescopi.

Al convegno delle ore 17 si è posto l’accento sulla ricerca spaziale passata e presente e sulle future missioni. La sala adibita era gremita e il pubblico ha seguito con attenzione e interesse per oltre due ore gli interventi degli esperti, introdotti dall’assessore alla  Cultura Ada Urbani e dal sindaco di Spoleto Umberto De Augustinis, con moderazione di Camillo Corsetti Antonini. L’assessore, mentre presentava gli ospiti, ha raccontato un episodio simpatico della sua giovinezza, quando proprio grazie a Neil Amstrong le venne in mente di studiare astrofisica all’università anche se poi, con rammarico, non aveva terminato il ciclo. 

Un momento del convegno a Palazzo Mauri

“La Luna emoziona” inizia il professore della Sapienza Paolo Gaudenzi, “il cielo di notte si fa osservare, fa volare di fantasia ma bisogna sapere dove si vuole andare”. Il riferimento è preciso e indica l’allora presidente John Fitzgerald Kennedy quando annunciava, placido, della grande impresa che l’America avrebbe compiuto sfidando le sue possibilità: l’Apollo 11. Ascoltiamo Kennedy, ripreso in video, dire: “Perché la Luna? Non perché è semplice ma perché è difficile. L’obiettivo è quello di misurare le nostre capacità verso la più grande avventura che l’uomo abbia mai pensato”. Una comunicazione efficace che in realtà nascondeva un motivo geopolitico rilevante: superare i sovietici nella guerra fredda. Mentre oggi le missioni spaziali oltre ad avere una valenza scientifica sono diventate un business, non solo economico ma anche tecnologica e militare come USA, Francia, Cina, Emirati Arabi e India sanno bene. 

 

Sui temi che riguardano lo sviluppo del nostro pianeta, le Nazioni Unite ripongono sempre molta attenzione, ma anche il nostro Paese, il governo Conte, ha di recente pubblicato una nota su una serie di settori strategici su cui l’Italia vorrebbe e potrebbe intervenire che riguardano specificatamente lo spazio. 

“Quattro miliardi e mezzo di anni fa si è creata la Luna staccandosi dalla Terra” il professor Enrico Flamini ci ha raccontato la storia delle missioni spaziali con così tanta potenza narrativa da rendere fruibile anche il discorso più tecnico, “prima dell’Apollo 11, trenta operazioni robotiche sono partite e forse quindici sono arrivate. Dovevano imparare, nessuno sapeva nulla dello spazio profondo”. Sappiamo così, ad esempio, della mancanza di atmosfera, dell’invecchiamento della superficie lunare, del fatto che quando gira è sottoposta a un continuo passaggio luce-ombra, della presenza di tunnel di lava (lava tubes) che se sigillati è possibile ipotizzare la creazione di alcune stazioni di lavoro. 

Una ricerca costante e importante che svela anche un messaggio filosofico come sostiene l’ingegnere nucleare Maria Antonietta Perino della Thales Alenia Space di Torino, “perché esploriamo? L’impulso di guardare cosa c’è dietro l’angolo ce l’abbiamo fin da bambini. Noi facciamo lo stesso, sondiamo nuovi mondi. Lo spazio ci dà modo di riflettere e di dare nuove risposte”. Ha una grande luce negli occhi, la stessa che vuole trasmettere a un ragazzino che alla fine del dibattito ha chiesto se erano già stati selezionati gli astronauti per la missione su Marte prevista nel 2030. Nel pubblico qualcuno ha bisbigliato ironico consigliandogli di mettersi in fila, lei no, gli ha risposto seria e fiduciosa conscia del fatto che il sogno dovesse rimanere intatto: “L’astronauta che ci andrà è già nato, ha la tua età”. 

“Facciamo spazio a beneficio della Terra” ha ripreso nel suo discorso parlando di quello che fanno a Torino, “le prossime missioni saranno molto lunghe e gli equipaggi misti”.

Il progresso è talmente svelto che almeno nello spazio le differenze di genere non sussistono. Persino Trump è arrivato a dire che su Marte ci arriverà una donna. La corsa alle risorse, come per qualunque altro luogo semisconosciuto, è iniziato anche per lo spazio, ma legiferare e mettere d’accordo gli Stati su questa materia non è affatto semplice. Solo gli Stati Uniti al momento hanno emanato una legge che prevede ai cittadini di poter studiare quelle risorse, qualora trovassero il modo di fare un viaggio spaziale privato, ma non gli è consentito portare indietro nulla. “Come nel 1959 si stipulò il Trattato sull’Antartide e funziona piuttosto bene, la speranza di trovarne uno anche per lo spazio è alta” commenta Silvano Onofri dell’Università della Tuscia che si occupa di astrobiologia, una scienza nuova che studia la possibilità di avere forme di vita fuori dalla Terra. In particolare ci parla di un microrganismo, anche detto lievito nero, che sopravvive in Antartide nella roccia laddove c’è l’isolata Concordia Station, dove le valli senza ghiaccio sono simili a quelle di Marte e per questo è stato pensato di analizzare l’adattamento di questo microrganismo in condizioni estreme e, dopo alcune analisi, di esporlo fuori dalla stazione spaziale per studiarne le reazioni. 

Sul finire del convegno ci siamo poi collegati in diretta per vedere il lancio della Soyuz, la missione Beyond che vedrà Luca Parmitano, Andrew Morgan e Alexander Skvortsov arrivare in sei ore sulla Stazione Spaziale Internazionale con l’obiettivo di fare esperimenti per preparare i successivi viaggi, lunghi verso la Luna e Marte.

E dopo Marte? chiede qualcuno dal pubblico, incuriosito. “Titano, una delle due lune di Giove, Mercurio, Uranio, Nettuno e poi i pianeti extrasolari” rispondono senza porsi dei limiti. 

 

Infine, al Caffè Letterario l’aperitivo musicale a cura del maestro Lorenzo Muti insieme ai ragazzi del progetto “Study Abroad Spoleto” hanno proposto musiche di Beethoven “Moonlight Sonata”, l’ultimo preludio di Debussy, “la barcarola” di Offenbach, Florence Price e “Blue Moon” di Frank Sinatra. 

https://www.asi.it/

https://www.thalesgroup.com/en

https://www.esa.int/ESA

https://www.nasa.gov/ 

 

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Valentina Tatti Tonni

Laureata in scienze della comunicazione con due master in relazioni internazionali e reportage di viaggio, recensisco libri di saggistica e divulgazione musicale, mi occupo di cultura, informazione contro le mafie e libertà di espressione.

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