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A Città della Pieve per l’irrinunciabile Vicolo Baciadonne e ad agosto per la medievale Caccia del Toro

Visioninmusica_LA VOCE DELLA TERRA

CITTA’ DELLA PIEVE – E’ ritenuta una delle vie più strette d’Italia, sorta probabilmente a causa di una lite tra confinanti, ma il suo nome è da mettere in riferimento all’inevitabile, arguta fantasia popolare. E percorso il vicolo, lo sguardo si allarga a perdita d’occhio sulla Chiana Romana e sul Monte Cetona, con i suoi 1.148 metri. Una vista spettacolare. Benvenuti a Città della Pieve per il Vicolo Baciadonne. Ad agosto, poi, c’è un motivo in più…

La curiosità è troppo forte. E così quando si arriva in questo bel borgo umbro ci si immerge subito nel dedalo di stradine del centro storico alla ricerca di questa strada dal nome evocativo: Vicolo Baciadonne. E’ la dimostrazione di come – specie se si abita in Umbria, a maggior ragione se si arriva da fuori – si possa essere turisti a pochi chilometri di distanza da casa. A ben guardare, di motivi per venire qui a Città della Pieve ce ne sono diversi, persino sull’onda di quel cineturismo televisivo che spinge ad immergersi nelle location di fiction tv che hanno spopolato sul piccolo schermo.

Come “Carabinieri”, la produzione tv Mediaset che proprio in questa cittadina ha intrecciato inseguimenti tra criminali e carabinieri, ma anche romantiche storie d’amore tra i protagonisti; attori come Manuela Arcuri, Lorenzo Crespi, Ettore Bassi, Martina Colombari, Dario Vergassola ed altri. Tanto che basta recarsi in piazza Matteotti, là dove c’era il Bar Pippo per ritrovare un autentico amarcord fotografico appeso alle pareti del locale. Oppure la Vecchia Pizzeria di Gemma in via Garibaldi, a poca distanza dall’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi dove si trova il celebre dipinto del Perugino.

Ovvero Pietro Vannucci, che qua è nato intorno al 1450, uno dei più importanti pittori del Rinascimento, maestro di Raffaello. Città della Pieve conserva alcune tra le sue opere più importanti come appunto “L’Adorazione dei Magi” dell’Oratorio, il Battesimo di Cristo della cattedrale e la Deposizione dalla Croce del Museo civico diocesano di Santa Maria dei Servi. E in questi luoghi, guardandosi intorno, si ritrova per intero il paesaggio dipinto dal Perugino, ispirato alle visuali che da Città della Pieve si aprono verso il Trasimeno e la Val di Chiana.

Tra i testimonial c’è pure lo Zafferano, che insieme ad olio extravergine e vino, è la punta di diamante a tavola: siamo nell’area di produzione de “Il Croco di Pietro Perugino – Zafferano di Città della Pieve”, che comprende anche i comuni di Allerona, Fabro, Ficulle, Montegabbione, Monteleone d’Orvieto, Paciano, Panicale, Parrano, Piegaro e San Venanzo. “Che lo zafferano si producesse in Umbria e quindi anche a Castel della Pieve a partire perlomeno dal XIII secolo – ci spiegano – è testimoniato dallo Statuto di Perugia del 1279 dove, si vietava nell’allora contado di Città della Pieve la semina della pianta da parte dei forestieri…”.

Eppure, di fronte a tante celebrità e prelibatezze, la curiosità è tutta per questo Vicolo Baciadonne. Un inciso: di fatto il nucleo antico di Città della Pieve – passando dall’epoca etrusca a quella romana, dal periodo comunale a quello rinascimentale – è la testimonianza tangibile di uno sviluppo armonico e prezioso, poi rimasto immutato. Lo dicono i suoi vicoli, da esplorare attraverso “l’apposito percorso che conduce lungo ‘itinerari secondari’ in un invitante ‘labirinto’ di angoli suggestivi, luoghi della memoria, spazi densi di emozioni che hanno rappresentato e rappresentano ancora oggi punti di incontro e di vita” ci spiegano mentre ci addentriamo rapiti dalla loro bellezza. Come nel caso del curioso Vicolo Baciadonne: stretto, angusto, disagevole, quasi off-limits per molti di taglia extralarge. Eppure frequentatissimo e matissimo. Chi rinuncerebbe a passarvi? Anche perché dopo l’attraversamento dello scomodo quanto suggestivo vicoletto si può arrivare ad una sorta di terrazza sull’Umbria, con la vista che spazia all’infinito.

 

 

 

 

 

A proposito: un motivo in più per esserci è la 47esima edizione del Palio dei Terzieri in calendario dal 12 al 25 agosto: la sfida, la storia, la cultura e la tradizione nell’alchimia di un evento unico e spettacolare. E’ nell’ultimo giorno che i rioni Borgo Dentro, Casalino e Castello si affrontano nella Caccia del Toro dopo il corteo storico. L’origine è medievale e oggi i cavalieri del Palio rievocano l’antica caccia sfidandosi nell’arte del tiro con l’arco, colpendo sagome rappresentanti la razza dei tori chianini fissate su pedane mobili. Il Pallium storico che viene conteso dai Terzieri è uno splendido arazzo dipinto raffigurante gli arcieri nell’atto di rendere omaggio al Maestro di Campo (giudice della gara), prima del segnale di inizio della competizione. Sullo sfondo azzurro i monumenti più significativi della città e, in basso, i simboli dei Terzieri: il Castello medievale, il Pozzo del Casalino e la Rocca del Borgo Dentro; in alto lo stemma di Città della Pieve con i due biscioni viscontei omaggio all’alleanza con la Repubblica di Milano. Come cornice una decorazione di trofei e armature cinquecentesche.

La cerimonia della benedizione del Palio

Il giorno del Lancio della Sfida, il 15 agosto, il Pallium viene riconsegnato dal Terziere vincitore dell’ultima edizione nelle mani del Podestà di Castel della Pieve, per essere gelosamente conservato nella sede comunale da cui uscirà il giorno della Caccia del Toro, per figurare nel grande corteo storico preceduto dal gonfalone della città. E tutti i giorni un intenso programma di eventi, come il mercato rinascimentale ai tempi di Bandino, spettacoli e duelli rinascimentali con armi e costumi d’epoca, il concerto di musica rinascimentale.

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Giovanni Bosi

Appassionato lettore, è altrettanto impegnato a raccontare il mondo che lo circonda per condividere esperienze e conoscenze. Giornalista specializzato nel turismo, ha all’attivo anche tre libri.

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