La proposta: Spoleto e l’Umbria “città-regione” dello spettacolo dal vivo

SPOLETO – “Perché non razionalizzare e strutturare le figure tecniche professionali del Teatro Lirico di Spoleto?”. La domanda potrebbe suonare retorica visto che la risposta, positiva, è insita. Se però viene formulata dallo scenografo e regista Andrea Stanisci, vale la pena rifletterci perché, evidentemente, la soluzione al quesito è teoricamente facile ma problematica da realizzare. Iniziamo col dire che Andrea Stanisci in questi mesi è impegnato su più fronti con il Teatro Lirico Sperimentale al punto che firma le scenografie di tre produzioni della 73ma Stagione Lirica Sperimentale: El Retablo de Maese Pedro, Re di Donne e Il Barbiere di Siviglia.

Andrea Stanisci

Stanisci è un  affermato scenografo triestino giunto a Spoleto nel 1995 come stretto collaboratore di Giorgio Pressburger e in questa sede affronta e riflette sulle capacità e sulle risorse che la città di Spoleto ha nel campo tecnico teatrale con proposte concrete: “Ho potuto in questi anni apprezzare l’estrema professionalità di direttori di scena, macchinisti, elettricisti e sarte teatrali a Spoleto (tra cui Paolo Zappelli, Massimiliano Marotta, Fabio Pibiri, Leonardo Bellini, Marco Marcucci, Andrea Bisaccioni, Lucio Mazzoli, Davide Baldoni, Gianluca Lancia, Enrico Calabresi, Paolo Pannaccio, Umberto Giorgi, Massimo Andrea Guarnotta, Irene Lepore, Lisa Nava, Luca Starpi, Clelia De Angelis, Serenella Orti, Giuliana Rossi e molti altri), ma anche di alcune aziende che forniscono servizi illuminotecnici, fonico/illuminotecnici (Opera 26 e SoundStore, SpanEnsemble e altri), e – dallo scorso anno – la società Publi2M di Marcello Moroni, la Media Production di Alessandro Pratelli. Tutte risorse che – se fossero coordinate tra loro – potrebbero accentuare la propria offerta sul mercato dello spettacolo e attirare a Spoleto, come mi dicono gli stessi operatori, produzioni Teatrali così come accadeva negli anni 80″.

Gli fa eco Claudio Lepore, al vertice del Lirico: “Occorrerebbe anche organizzare singole professionalità che troppo spesso debbono lasciare Spoleto durante il periodo invernale e primaverile per svolgere altrove il proprio lavoro. Perché non prefigurare un consorzio strategico a Spoleto? Lo stesso consorzio potrebbe inoltre offrire sevizi all’amministrazione locale e non solo. Acquisire un nuovo laboratorio per la realizzazione scenografica e iniziare sinergie con alcuni studi di ingegneria e architettura, leader in Italia nella progettazione di restauri e ristrutturazioni di Teatri. Un consorzio a cui potrebbe partecipare lo stesso Teatro Lirico Sperimentale (agenzia formativa accreditata per professionalità artistiche e tecniche dello spettacolo), sempre che lo voglia l’organo amministrativo dell’ente, il Consiglio Direttivo. Affinare la tecnologia per la fornitura a terzi di manufatti plastici di grandi altezze (fondali in PVC), entrando nel mercato di fatto monopolizzato da una sola azienda del Nord Italia. Il consorzio, o altra tipologia di associazione da definire, potrebbe ricomprendere società già presenti a Spoleto di vendite biglietti su piattaforme internet, di fornitura di servizi teatrali di accoglienza e per la sicurezza teatrale. Spoletoscena, in un ipotetico domani, potrebbe affermarsi come consorzio di supporto allo spettacolo in primis, ma anche gestire attività di formazione professionale per figure teatrali dello spettacolo sino a prefigurare la stessa attività formativa e artistica per il teatro di prosa articolando realtà qualificate presenti a Spoleto (Teodolapio) e in Umbria come il Centro di Santa Cristina, il Centro Umbro Teatrale e Fontemaggiore di Perugia. Lo spettacolo può essere e deve essere per Spoleto e per l’Umbria una realtà produttiva nel territorio, fornendo servizi di qualità e nel rispetto delle leggi”.

E nell’ipotesi prefigurata da Stanisci e da Lepore, rientra anche la nascita di un laboratorio per la ricerca musicale e del suono, di musica applicata (videogames, sound branding, ecc)per arrivare alla presenza a Spoleto di un Dipartimento di Discipline dello Spettacolo di un’Università (come Perugia, Viterbo, La Sapienza o altre). Questo perché “E’ necessario anche il supporto scientifico, didattico e di ricerca e ingegneria. Una formidabile opportunità quale contributo al settore economico della cultura: Spoleto e l’Umbria come città e Regione dello Spettacolo dal vivo, per superare le esperienze precedenti che nel tempo si sono dissolte”.

Ed ecco la proposta concreta: Stanisci e Lepore invitano ad un incontro in ottobre con tutti i soggetti interessati. 

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Redazione Vivo Umbria

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