Debutto dello Sperimentale: un “Re di Donne” duro, repellente ma necessario

SPOLETOÈ con “Re di Donne” che ieri sera, 6 settembre, a Spoleto, il Teatro Lirico Sperimentale ha aperto la sua 73ma stagione. Inserita nel progetto “Opera Nova”, ricevuto il riconoscimento da parte della Ernst Von Siemens Music Foundation, la contemporanea ha visto la regia di Alessio Pizzech che abbiamo già incontrato nell’anteprima dedicata alla Spagna con El Retablo, lo scenografo Andrea Stanisci, i costumi di Clelia De Angelis e le luci di Eva Bruno

La storia è ambientata in una città di provincia, in cui i quattro cantanti dello Sperimentale (la soprano Myriam Marcone in “Martina”, la mezzosoprano Daniela Nineva in “Frida”, la soprano Lada Bočková in “Ivana” e il tenore Marco Rencinai in “Rocco”) insieme a quattro figurati, in un unico atto hanno messo in scena al Teatro Caio Melisso una tragicommedia in cui l’immagine di una realtà distorta alla lunga porta, se non corretta e soccorsa, alla violenza e alla morte.

Un momento della conferenza stampa

Ed è stato “repellente”, proprio come aveva anticipato nello stesso pomeriggio durante la conferenza stampa di presentazione la librettista friulana Cristina Battocletti, “è un testo forse abominevole a tratti ma questo doveva essere” aveva detto. Quindi repellente, maleducata, ma estremamente vera. Solo di riferimento per le parentele ciò che accadde nel delitto di Avetrana. I rapporti umani vengono filtrati dall’uso eccessivo dei cellulari e da quello quotidiano e abusato dei selfie. “Questi gesti diventano talmente amplificati che evidentemente si deformano ma perché è nella mente dei personaggi, ovviamente, che è tutto deformato. Loro stessi sono deformati dalla realtà” commenta il regista incontrato qualche giorno prima del debutto. Una possibilità di sperimentazione che lo intriga, come racconta: “È interessante per me vedere dei gesti e delle cose che vedo nella realtà, che non mi appartengono, sperimentare e scoprire anche perché succedono, cosa scatta nella mente di chi vive un’intera vita facendosi selfie. M diverte molto pensare cosa possono diventare in scena”. Indagare le ragioni del comportamento attraverso la parola, il gesto, lo spazio e la musica. Una storia che, sia a dire di Stanisci sia di Pizzech, non poteva essere raccontata in modo consolatorio. Anzi, mentre lo scenografo, parlando del rifiuto come primo rischio delle opere contemporanee, si aspettava dal pubblico una reazione “catartica”, il regista auspicava un ideale di “pietà” e, di fatto, così è stato. 

Su una scena fatta di plastica e specchi – “quando non avevamo ancora lo sparito e abbiamo cominciato a lavorarci, Pizzech mi ha chiesto di avere uno spazio in equilibrio tra lo studio televisivo che è il trionfo dell’apparenza e un obitorio”, dirà Stanisci –  risalta allora la calma di Vittorio Parisi, il direttore d’orchestra che in conferenza stampa si complimenterà con gli strumentisti e che nella buca del teatro si è trovato ad eseguire il gesto imposto da Palmer in modo aleatorio e convulso. Pur in questa prima esperienza operistica, prendendo spunto da John Cage come nelle sue precedenti composizioni da camera, il compositore britannico John Palmer, nonostante l’ansia della prima, reagisce alla tradizione musicale con un Re di Donne appositamente commissionatogli dallo Sperimentale. 

In qualche modo già nei primi del Novecento l’avanguardia alla quale si è ispirati metteva il musicista e l’ascoltatore di fronte a una scelta determinante che venne profusa negli anni a seguire: superare i linguaggi precostituiti per radicalizzare le concezioni sonore educando l’orecchio all’ascolto critico. Dalla poetica impressionista, anche secondo il vissuto storico del tempo, si è dovuti passare ad una musica più concreta, come se la razionalità delle forme fosse di oltraggio alle guerre. In Palmer resta evidente la sintesi tra la polifonia e le combinazioni offerte e controllate dalla musica elettronica che, qui, in ensemble, eccede l’atonalità e produce un effetto esplorato e “a tratti shakespeariano” come sottolinea la Battocletti che, parlando della storia raccontata, insieme a lui come dicevamo ne ha firmato il libretto d’opera. 

Verità e durezza, necessaria per Palmer, anch’egli presente in conferenza stampa, spiegherà la scelta del discorso musicale attraverso quattro strumenti che faranno da alter-ego ai personaggi (rispettivamente il trombone per Rocco, il clarinetto per Martina, il flauto per Ivana, il violoncello per Frida), mentre investe l’arte di grande potenza. 

E il rifiuto del pubblico? Qualsiasi sia la risposta, l’auspicio del sindaco Umberto De Augustinis presente, prima in conferenza stampa e poi la sera in sala, è stato diretto alla salvaguardia dello Sperimentale, con un appello a Dario Franceschini, nella sua ritrovata veste di Ministro dei Beni Culturali nel nuovo governo giallo-rosso, perché “tutti si devono impegnare”. 

Le repliche dell’opera si svolgeranno, sempre al Teatro Caio Melisso, questa sera, sabato 7 settembre alle ore 20.30 e domenica 8 settembre, alle ore 17

 

Il programma della 73ma Stagione Lirica dello Sperimentale continua con i consueti Intermezzi del ‘700, in scena “Drossilla e Nesso” al Teatro Caio Melisso dal 13 al 15 settembre 2019, l’Operalieder Liebeslieder su musiche di Brahms, Schubert e Schumann a Villa Redenta il 18 settembre 2019, per concludersi con “Il Barbiere di Siviglia”, sotto la regia di Paolo Rossi, al Teatro Nuovo dal 17 al 22 settembre 2019.

 

Valentina Tatti Tonni
Valentina Tatti Tonni

Laureata in scienze della comunicazione con due master in relazioni internazionali e reportage di viaggio, recensisco libri di saggistica e divulgazione musicale, mi occupo di cultura, informazione contro le mafie e libertà di espressione.

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