Turismo di gusto nella Valle del Tevere: dal Lazio una proposta di marketing anche per l’Umbria

Il territorio dell'Orvietano

ORVIETO – Un fiume in comune e la grande storia condivisa. Gli antichi centri che si snodano e si affacciano sul corso del Tevere hanno un’identità che lascia individuare oggi una spiccata vocazione al turismo, tanto che il confine tra Umbria e Lazio appare ormai solo come un dettaglio amministrativo. La Teverina è la zona di riferimento e sul versante laziale, in particolare a Castiglione, si lavora intorno ad un progetto che coinvolge inevitabimente anche il versante umbro, Orvieto in primis.


L’occasione per mettere in vetrina eccellenze di prim’ordine è stato VisiTuscia, il workshop promosso dal Cat-Confersercenti che a Viterbo ha riunito buyer e seller in rappresentanza di agenzie di viaggio, alberghi, ristoranti, campeggi, società di servizi, musei, reti d’imprese ed altro, tutti specializzati su due prodotti particolari: il turismo slow e silver. La Tuscia viterbese, a due passi dal confine umbro, ha come trait d’union la presenza degli Etruschi ma anche eccellenze ambientali come il Lago di Bolsena ed enogastronomiche di tutto rilievo. E in particolare la Teverina riguarda centri laziali come Bagnoregio, Castiglione in Teverina, Celleno, Civitella d’Agliano, Graffignano, Lubriano; mentre in Umbria un polo d’attrazione è sicuramente Orvieto, a cui si abbina anche Attigliano.
La Valle del Tevere, antica nella sua conformazione geografica come nella sua storia, risultava abitata già all’età della pietra e successivamente in epoca etrusca. Durante il Medioevo sono nati come rocca o castello, molti centri ancora oggi esistenti; Bagnoregio, l’antica Balneum Regis, duramente colpita dai terremoti, tanto che l’abitato di Civita, che si trovava sullo stesso sperone tufaceo, nel corso dei secoli si è trovato diviso da un baratro di quasi un chilometro; Castiglione in Teverina, dominata dai Monaldeschi, poi dai Farnese e popolato nel 1351 dagli abitanti della distrutta Paterno; il borgo di Celleno, distrutto nel 1316 dai Ghibellini e da un terremoto nel 1593; Civitella d’Agliano, originariamente castello dei Monaldeschi; Graffignano, castello conteso da Guelfi e Ghibellini; Lubriano, dominata lungo dai Mondaleschi.
E sull’altro versante Orvieto, alias Velzna, Volsinii… Urbs Vetus: “città inscindibile dalla sua rupe tufacea creata dall’attività vulcanica del vicino Lazio. Roccaforte naturale imprendibile, nella valle del fiume Paglia che, a poca distanza, si getta nel Tevere, antichi assi su cui si mossero genti e merci per millenni” osservano nella città del Duomo. Ma anche Attigliano, la cui posizione strategica del Castello era importante e giustificava le azioni belliche dei vari contendenti in quanto, posto sul margine di un’ansa su una alta terrazza sovrastante il corso del Tevere, aveva il dominio della vallata sulla sinistra del fiume.
La Teverina è una terra intrisa di storia. Dall’età Villanoviana all’Unità d’Italia, passando per l’antichità, il medioevo e l’età dell’oro dei Comuni, ogni epoca ha lasciato da queste parti un patrimonio culturale di una ricchezza e di una varietà eccezionali, reperti etruschi, tracce antico-romane, castelli, borghi medievali, opere d’arte e rare perle come la suggestiva Civita di Bagnoregio. O lo splendido Duomo di Orvieto simbolo della città nel mondo, che conquista per maestosità ed eleganza.
Eccellenze, si diceva. Questa area geografica può contare su ben due Strade del vino: quella dei Vini etrusco-romana (si estende lungo il territorio dell’Orvietano, dell’Amerino, del Ternano fino alla Valnerina) e quella del Vino della Teverina, che si snoda tra il Tevere ed il lago di Bolsena. Proprio nel nome del vino, a Castiglione in Teverina è sorto il Muvis, Museo del Vino e delle Scienze Agroalimentari nelle ex Cantine Vaselli, annoverato tra i più grandi d’Europa. E dove la produzione che vi veniva realizzata sino agli Novanta richiama quell’Orvieto Doc che è il più antico dell’Umbria e che porta il nome della terra in cui nasce. Del resto la Rupe orvietana, gigante di pietra, spicca su un paesaggio modellato dall’Uomo, nel quale si coltivano prevalentemente viti ed ulivi: “La città etrusca, Caput Etruriae, fiorentissima a partire dal VI secolo a.C., per i Greci meritava il nome di Oinarea, ‘dove scorre il vino’ – spiegano ad Orvieto – a testimonianza della feracità del suo suolo. Da sempre snodo di comunicazione con tutte le altre città etrusche, la rete delle strade che la collegano al territorio lambiscono l’area di uno dei più importanti santuari etruschi: il Fanum Voltumnae”.

La tradizione gastronomica e viticola dell’area a ridosso del Tevere è tutta da scoprire: forte di tradizioni sempre vive e di prodotti di qualità, ma anche e forse soprattutto di una genuinità che si può apprezzare dal primo assaggio di olio e dal primo sorso di vino. E anche questo è uno dei punti di forza della valorizzazione turistica che travalica i confini di Lazio e Umbria.
Per saperne di più: https://www.inorvieto.it/  https://muvis.it

 

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