Omaggio a Botero: l'anima delle forme in 50 opere

BOLOGNADentro lo Stivale di oggi propone ai lettori di Vivo Umbria una mostra attesissima, dedicata a un artista amatissimo: Fernando Botero, scultore e pittore colombiano di Medellín. La personale è stata allestita a Bologna, a Palazzo Pallavicini e resterà aperta fino al 26 gennaio 2020. Il corpus della mostra è costituito da 50 opere che comprendono una serie di disegni realizzati a tecnica mista e acquerelli a colori su tela. L’esposizione è articolata in sette sezioni e nelle intenzioni dei curatori rispetta le tematiche caratterizzanti l’artista, grazie alle quali emergono la sua poetica fatta di forme abbondanti, colori avvolgenti e iconografie originali. Tra i soggetti selezionati personaggi legati alla tauromachia e al circo, le nature morte, i nudi, le figure religiose e i distinti e colti personaggi immortalati nella loro quotidianità.

La mostra è curata da Francesca Bogliolo in collaborazione con lo stesso Fernando Botero. Il patrocinio è del Comune di Bologna e dall’Ambasciata Colombiana in Italia.

Proprio Bogliolo che abbiamo intervistato per Gruppo Corriere alla vigilia dell’inaugurazione, ci “guida” all’interno della mostra. “Ho sposato con entusiasmo la volontà di Chiara Campagnoli, Rubens Fogacci e Deborah Petroni, i tre soci della Palazzo Pallavicini srl, intenzionati a portare a Bologna una mostra dedicata a un grande maestro internazionale vivente. La scelta è ricaduta subito su Botero, per il suo stretto rapporto con l’Italia e per il grande fascino che esercita sul pubblico di tutte le età”.

Quali le peculiarità della mostra?

“L’allestimento prevede l’esposizione di cinquanta opere, tra l’altro uniche e inedite per quanto riguarda il territorio bolognese, un nucleo importante di disegni e acquarelli”.

Cosa deve attendersi il visitatore?

“Ciò che si desidera comunicare è soprattutto un invito a entrare in punta di piedi nel momento in cui l’ispirazione di un grande artista trova la sua realizzazione. Da secoli e non a caso, il disegno è considerato il padre di tutte le arti: volevamo andare alle origini, per sapere da dove nascono le opere monumentali di Botero che tutti conosciamo, da dove ha inizio la dilatazione dei volumi che lo ha reso celebre”.

Qual è il criterio scelto per selezionare le opere?

“La proposta artistica è stata concordata insieme al maestro Botero con l’intento di permettere a tutti di conoscere il suo lato più intimista e dedito alla ricerca pittorica, un’indagine incessante che fin dai suoi esordi riserva ampio spazio al gesto grafico. Tra il giovane artista di Medellìn e l’affermato maestro di oggi c’è un filo sottile che non si è mai spezzato: la prima opera venduta di Botero è un acquerello e in mostra sono esposti alcuni delicatissimi acquerelli su tela”.

Veniamo alle sezioni in cui è suddivisa la mostra che ha in tauromachia e circo una componente biografica importante.

“Quando Botero ha dodici anni, suo zio Joaquìn lo iscrive alla scuola di tauromachia di Medellìn, in piazza della Macarena, diretta dal banderillero Aranguito. E’ in questo modo che entra in contatto con l’antica lotta tra uomo e toro, metafora di vita e morte, che prima di lui aveva affascinato Goya, Picasso e Mirò. Il suo precoce entusiasmo di torero si smorza bruscamente il giorno in cui viene condotto davanti agli allievi un torello: di fronte all’animale, l’artista intuisce che la sua vera vocazione sarà quella di dipingerlo”.

E la sezione Circo?

“Nel 2007, mentre si trova in Messico, un piccolo circo di provincia attira la sua attenzione e gli riporta alla memoria quelli della sua infanzia che sostavano alcuni mesi a Medellìn. È da quel momento che l’artista decide di confrontarsi con il tema del circo, che già aveva affascinato in passato artisti come Picasso, Seurat, Renoir, Chagall e Léger. La filosofia di una vita perennemente precaria, la cui unica certezza sembra essere la scenografia invariabile di un tendone provvisorio, conquista l’artista, che resta ammaliato dalle possibilità pittoriche offerte dalla flessibilità e dall’articolazione delle figure circensi. Non esiste altra attività, constata Botero, che offra a un artista la possibilità di raffigurare il corpo umano in posizioni particolari come quelle dei funamboli, dei trapezisti, dei contorsionisti, che diventano pertanto protagonisti di un ciclo dal fascino malinconico e poetico. Sospesi tra il reale e l’onirico, i circensi di Botero restano in stabile equilibrio sul filo della bellezza”.

Cosa rappresenta Botero per lei, per Francesca Bogliolo?

“In primis, la riproposizione in chiave contemporanea dei valori pittorici dei grandi maestri della pittura italiana, da Piero della Francesca a Tiziano: come accade nell’antichità, le opere di Botero rivelano una ricerca di armonia interna al quadro che risulti naturale all’occhio di chi guarda. In secondo luogo, un maestro di vita: l’esperienza della pittura viene da lui vissuta un giorno per volta con energia, coerenza e disciplina: a 87 anni Botero dipinge ancora in piedi molte ore al giorno, lasciandosi trasportare dall’esperienza vitale tipica del fare arte”.

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