Amelia: tutti gli onori della storia per il Germanico

AMELIA – C’è una mostra in corso ad Amelia che celebra un pezzo di storia importante: duemila anni fa, era il 10 ottobre, moriva il generale romano Germanico. Amelia sta celebrando questo bimillenario con l’esposizione: “Germanico Cesare… a un passo dall’impero”. Resterà aperta al Museo Archeologico fino al 31 gennaio.

E’ proprio Amelia a celebrare il Germanico perché nella città umbra si conserva l’unica statua bronzea del generale arrivata fino a noi. E Il Germanico era una figura di spicco dell’Impero. L’allestimento è curato da Marcello Barbanera che ne ha curato il progetto. Ci spiega che la statua del Germanico è stata ritrovata nel 1963.

“Delle migliaia di statue bronzee diffuse sia nell’antica Grecia ma anche nell’Impero romano – afferma Barbanera  nell’intervista che ci ha rilasciato per Gruppo Corriere – noi oggi abbiamo circa 250 reperti. Pochi perché non solo durante il Medioevo ma anche alla caduta dell’Impero prima in Occidente e poi in Oriente, il materiale è stato riutilizzato, più propriamente fuso, e dunque il manufatto perduto. Le ‘sopravvissute’ o le ritroviamo in fondo al mare come i Bronzi di Riace, oppure sono state seppellite da eventi naturali catastrofici, o semplicemente nascoste. Da qui si può comprendere la rarità che rappresenta il Germanico di Amelia. E la maggiore particolarità è rappresentata dalla corazza che è di eccezionale fattura. E’ stata prodotta non ad Amelia ma da un centro di produzione artistico di rilievo”.

Germanico, anche dal titolo della mostra, era arrivato a un passo dall’Impero.

“Il Germanico non era solo considerato un grande generale dell’Impero, peraltro Roma ne ha avuti tanti. Lui nato a Roma nel 15 a.C., sotto il regno dell’imperatore Augusto, era figlio del condottiero Druso Maggiore, fratello del futuro imperatore Tiberio. Fu adottato dallo zio Tiberio per volontà dello stesso Augusto, che voleva assicurarsi la successione e che gli diede in sposa la nipote Agrippina Maggiore” Inoltre fece una brillante carriera politica e militare che lo impegnò nei Balcani, in Germania e in Oriente. Morì nel 19 dopo Cristo in Siria  al ritorno dall’ultima campagna. Morì a causa di un’ignota malattia: le circostanze misteriose della sua morte gettarono un’ombra di sospetto sullo stesso Tiberio, di cui era nota l’avversione nei confronti del figlio adottivo, a causa della sua crescente popolarità”.

Diremmo oggi che Germanico era amato dalla gente.

“Veniva dal fior fiore dell’aristocrazia romana perché Livia era sua nonna e la madre la figlia di Marco Antonio. E lui sposa la nipote di Augusto che, non avendo figli naturali, a sua volta aveva adottato il terzo figlio della moglie Livia, ovvero Tiberio, al quale però impone, in punto di morte, di adottare il Germanico pur avendo un figlio che però di fatto avrebbe dovuto cedere il passo al Germanico. Dopo la morte gli furono tributati grandi onori: le sue ceneri furono deposte a Roma accanto a quelle di Augusto e gli furono erette numerosissime statue sia in Italia sia nelle province. Uno di questi ritratti si trovava all’interno del tempio di Apollo Palatino a Roma: si tratta forse del modello cui si spirarono la statua di Amelia e gli altri ritratti dello stesso tipo”.

Perché proprio ad Amelia questo ritrovamento?

“Si possono fare solo delle ipotesi. Subito dopo la morte il Germanico cade in disgrazia per via degli oppositori politici che hanno la meglio e sterminano l’intera sua famiglia. Poi però suo figlio Caligola diventa imperatore così come suo fratello Claudio e la figlia Agrippina è a sua volta imperatrice e madre di Nerone. Parenti illustri che in varie fasi evocare la memoria del Germanico. Venendo al reperto di Amelia, senza iscrizione possiamo avanzare solo delle ipotesi. Quello che è certo è la assoluta valenza della corazza. Detto questo, il rapporto tra Amelia e il Germanico può anche essere casuale, importante è che una amministrazione pubblica voglia valorizzarne i contenuti per connotare ulteriormente la propria identità”.

Questa è una mostra interattiva…

“Non sempre si hanno i finanziamenti che occorrerebbero. I costi maggiori risiedono nel trasporto di oggetti e documentazioni e nelle assicurazioni che ciò comporta. La narrazione però resta e le modalità adottate arrivano al pubblico con linguaggi moderni e agili che sono sempre più nostri e attuali non a basso costo, ma certamente coinvolgenti”.

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Riccardo Regi

Direttore di VivoUmbria.it. Perugino, laureato in Lettere, giornalista professionista dal 1990, vice direttore dei Corrieri Umbria, Arezzo, Siena, Viterbo, Rieti per 18 anni.

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