Festa della Rete: “Più che leoni sono coglioni da tastiera”

PERUGIA – Selvaggia Lucarelli in tivù è approdata da tempo. Apprezzata da molti per le sue opinioni spesso condite di una certa asprezza, della rete e dei social ne conosce tutti gli aspetti: influencer a sua volta afferma di aver passato varie fasi nelle sue esperienze sul Web, da quella “eroica” e ottimista che ribatteva ad ogni battutaccia e volgarità nei suoi confronti a suon di querele, a quella “realista” e forse un po’ rassegnata odierna, anche a “causa dei tempi impossibili della giustizia italiana e, nel caso, di alcuni magistrati, nella più completa incompetenza in materia di Web”. Sta di fatto che oggi vede il Web e i social come lo specchio della realtà dove l’odio si propaga a macchia d’olio, ma dove forse è ancora possibile esprimere le proprie potenzialità e la propria creatività. Consiglia di istituire prassi di educazione digitale nelle scuole anche se, come nella realtà, i “cretini continueranno a proliferare”.

E’ questo in sintesi il senso dell’intervento della influencer nel corso del panel “Le parole sono pietre” nell’ambito della Festa della Rete, svolto sabato 9 novembre alla sala dei Notari in compagnia di Padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi. Ha moderato l’incontro il direttore del Corriere dell’Umbria – Gruppo Corriere, Davide Vecchi. Durante l’incontro (servizio pubblicato nell’edizione odierna del Corriere dell’Umbria) è stato affrontato il tema dell’odio in rete e se c’è chi, come i giornalisti, rischiano la propria vita per le inchieste sulla mafia, Padre Fortunato ha citato san Francesco quando parla della missione divina che gli era stata affidata, vale a dire quella del “riparatore”. Tutti sbagliamo – ha sottolineato il frate – ma dobbiamo sentirci dei “riparatori” ai nostri errori: solo così saremo sempre, nei rapporti umani, dalla parte giusta. Selvaggia Lucarelli ha invece insistito sulla doppiezza che fa la differenza tra Web e vita reale ricordando che la definizione “leone da tastiera” la inventò lei nel 2013 di fronte a individui che sfogano le proprie frustrazioni in rete con epiteti e manifestazioni d’odio, per poi, subito dopo rinnegarsi e dire: “Ma io scherzavo”. Dobbiamo chiederci – ha incalzato Padre Fortunato – cosa vogliamo essere per non trasformarci in leoni da tastiera, che più che leoni sono dei coglioni”.

Claudio Bianconi
Claudio Bianconi

Arte, cultura, ma soprattutto musica sono tra i miei argomenti preferiti.

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