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A Foligno per Santa Lucia le cialde sottili opere d’arte, la tradizione di una festa molto amata

FOLIGNO – Sottili come un’ostia, delicate come un’opera d’arte. A dominarle è l’anice, che non solo ne costruisce il sapore ma ne caratterizza perfino l’aspetto. A Foligno, per la festa di Santa Lucia che tradizionalmente cade il 13 dicembre, c’è una tradizione tutta dolce che affonda le proprie origini alla fine del primo millennio. E quest’anno c’è anche una mostra.


Sono le cialde di Santa Lucia, quelle che a Foligno – il 13 dicembre di ogni anno – sottolineano la festa in onore della patrona della vista. Una tradizione autentica, che si rinnova da secoli: basti considerare che ancora oggi si preparano così come si faceva nel Cinquecento, con i “ferri” arroventati sul fuoco che la schiacciano e la cuociono praticamente all’istante, “incidendo” sulla sua superficie circolare monogrammi, stemmi di famiglia, motti o addirittura la data o l’anno di fabbricazione della lunghe pinze di ferro (solitamente con i manici lunghi tra i 60 e i 70 centimetri e con due piatti sovrapposti ad una delle estremità, del diametro di circa 15 centimetri) prodotte in modo artigianale, appositamente per confezionare le cialde.

E la cui usanza, come ha dimostrato un’interessante ricerca degli studenti della scuola media “Piermarini” di Foligno, risale nientemeno che al IX secolo. Gustarle o ammirarle è comunque un piacere, perché sono testimonianza tangibile del tempo che fu. Gli ingredienti sono semplici, così come semplice è la loro preparazione: farina, zucchero, vinsanto, olio, ovviamente semi di anice ed acqua, tanta quanta ne basta per produrre un impasto morbido da riporre, una cucchiaiata per volta, tra i ferri ben caldi.

Comprare le cialde di Santa Lucia è come compiere un atto di devozione: prima una visita nella chiesa conventuale che si apre per l’occasione, mostrando la scultura settecentesca dedicata alla santa (altrimenti invisibile nel resto dell’anno) e poi l’acquisto dei dolcetti in una delle tante bancarelle allestite di fronte all’edificio sacro. I folignati amano compiere questo gesto, perché ormai fa parte della ritualità e forse anche perché è segno di buon auspicio per il futuro.
E per chi è a Foligno quel giorno, una visita attenta a quella chiesa conventuale permette di scoprire altri tesori per lo più sconosciuti: punta di un iceberg da novemila metri quadrati vietati agli occhi dei profani, la parte pubblica della struttura (oggetto di un sapiente restauro post-sisma) conserva un pregevolissimo coro ligneo quattrocentesco, la sua particolarità consiste in una serie di figure di apostoli e dottori della chiesa dipinti su carta e applicati su legno. Il coro, in realtà, si trova nella parte non accessibile della chiesa in quanto riservata alla Clarisse, ma dalla grande grata d’acciaio è comunque visibile.


Quest’anno poi c’è un’occasione ulteriore che rende omaggio alla tradizione antichissima: dal 12 dicembre al 26 gennaio Palazzo Trinci accoglie una mostra per raccontare l’utilizzo dei ferri da cialda che per secoli sono stati presenti nelle cucine di famiglie e comunità religiose. All’epoca si univa un aspetto pratico (realizzare cialde e ostie) ad uno estetico: i piatti erano infatti incisi con decori elaborati che raccontano storie familiari e sono fonte di notizie araldiche. In esposizione i ferri da cialda che risalgono ad un periodo tra XV e XIX secolo per produrre le cialde dolci tradizionali per la festa di Santa Lucia. L’organizzazione della mostra nasce dalla collaborazione tra Archeoclub Foligno e CoopCulture. Giovedì 12, alle 16,30, sempre a Palazzo Trinci, si tiene la conferenza inaugurale con gli interventi di Lucia Bertoglio (Archeoclub), Luigi Sensi (Accademia Fulginia) e Ambra Cenci (Archeoclub). A seguire, i ragazzi dell’Istituto Comprensivo “Foligno 2” – Scuola Secondaria di primo grado “Carducci” (coordinamento professoressa Emanuela Cecconelli) accompagnano alla visita della mostra. L’orario di apertura è quello del museo: tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19. Chiuso il giorno di Natale, Il primo gennaio l’apertura è tra le 17 e le 20. Si accede con il biglietto d’ingresso al museo.

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Giovanni Bosi

Appassionato lettore, è altrettanto impegnato a raccontare il mondo che lo circonda per condividere esperienze e conoscenze. Giornalista specializzato nel turismo, ha all’attivo anche tre libri.

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