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Rare visioni in musica con il pianoforte di Alexander Lonquich

PERUGIA – Concerto di grande spessore artistico alla Sala dei Notari di Perugia, domenica scorsa: Alexander Lonquich, pianista d’eccezione, ha eseguito un repertorio raro, complesso e ricercato.

Alexander Lonquich, nativo di Trier, in Germania, si è imposto a livello internazionale nel 1977, e da allora la sua carriera è stata un crescendo che lo ha visto vincere numerosi premi, esibirsi in tutti i continenti e collaborare con i direttori d’orchestra più noti del mondo, tra cui Claudio Abbado. È pianista (anche in duo con la moglie Cristina Barbuti), fortepianista e direttore-solista; lavora molto in Italia, in particolare con l’Accademia di Santa Cecilia di Roma. Numerose le sue incisioni, con la EMI, la ECM e la Alpha-Outhere.

Dal 2014 è Direttore Principale dell’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza. Una particolarità: insieme alla moglie Cristina ha creato a Firenze il Kantoratelier, uno spazio teatrale in cui hanno luogo laboratori, seminari e concerti nell’ambito di psicologia, musica e teatro.

 

   

Alla Sala dei Notari, Alexander Lonquich ha eseguito la Sonata n. 2 (1920): Concord, Massachusetts, 1840-60” di Charles Ives, noto come il “padre” della musica americana moderna. La Concord Sonata è ricca di visioni, dissonanze, allusioni a classici e a inni sacri e profani, note umoristiche e sfida alle regole, nel pieno stile iconoclasta del suo autore. È intitolata a Concord, cittadina americana che a metà Ottocento ospitava i maggiori esponenti del trascendalismo, tra cui Ralpho Waldo Emerson, Henry David Thoreau, Nathaniel Hawthorne e gli Alcott, per citarne alcuni: proprio a loro sono intitolati i quattro “ritratti” (o movimenti) all’interno della partitura. Charles Ives, egli stesso trascendalista, pubblicò la Sonata a sue spese, insieme a un lungo saggio che ne illustra i fondamenti teorici.

La Concord Sonata, eseguita per la prima volta in pubblico solo nel 1938, è un’opera complessa, inclusa l’ultima volta all’interno del programma degli Amici della Musica nel 1970. Lonquich era accompagnato da Claudia Bucchini al flauto e Mizuho Ueyama alla viola.

Nella seconda parte del concerto, Alexander Lonquich ha eseguito Trentatré variazioni su un Walzer di Diabelli op. 120 di Ludwig van Beethoven, opera per pianoforte considerata tra le più grandiose mai composte. Le variazioni, letteralmente “trasformazioni”, di Beethoven su questo valzer, composte dietro invito (sia pure inizialmente rifiutato) del musicista Anton Diabelli, il quale lo aveva inviato a circa cinquanta musicisti chiedendo ad ognuno una sua variazione, precedettero tutte le altre e furono pubblicate dall’abile editore Peter Cappi nel 1823.

I due bis concessi, tra cui Chopin, hanno regalato ulteriori emozioni al pubblico degli Amici della Musica, in questo ventitreesimo appuntamento della Stagione 2019-20.

 

Fotografie e testi: Claudia Ioan

 

 

 

 

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Redazione Vivo Umbria

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