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Santa Maria di Ponte: gioiello del romanico violato dal terremoto

CERRETO DI SPOLETO – Lungo la Valnerina dopo Piedipaterno, girati alcuni tornanti, o addirittura solcando in mountain bike il vecchio tracciato della Spoleto-Norcia, ci si incontra con il sorridente comune che arroccato sul monte e adagiato lungo il Nera ci attende con le sue meraviglie d’arte e architetture. Un ambiente salubre e incontaminato, tra alti pioppi, boschi di cerro, cespugli di bosso, qui a primavera e’ tutto un fiorire di specie di fiori profumati e in autunno funghi e castagne, bacche. La montagna umbra qui offre per la sua salubrita’, piacevoli soggiorni estivi in agriturismo, case vacanze, alberghi di grande pregio ricavati da palazzetti gentilizi. Ma andiamo a Ponte.
Il primo nucleo abitato dell’area si può scoprire sulla destra, con la sua singolare chiesa e acropoli fortificata, restaurata e consolidata dopo i vari terremoti che si sono verificati nel corso degli anni. Il nome probabilmente deriva dalla presenza di un “ponte romano”. Si risale la strada per Rocchetta tra piccoli tornanti e folta vegetazione.  Per la sua posizione strategica, fu scelto dai longobardi come sede nel 757 del loro Guastaldato su ordine di Lotario II quando duca era Alboino. La Pieve di Santa Maria, ebbe il dominio su tutte le chiese del Cerretano. La “Communitas Pontis”  nel XII secolo fu assorbita da Spoleto e successivamente da Cerreto “Domus Communitatis” con sulla lunetta lo stemma di Ponte. Lo stemma, adottato dalle famiglie Pontano e Nobili, e’ cosi composto: un ponte con tre fornici su quattro pilastri sotto tre stelle. Il castello nel 1221 passa totalmente sotto Spoleto; nel 1284 fu concesso alla famiglia Varano di Camerino; nel 1389 ai Trinci di Foligno. Dopo tutti questi passaggi, che sicuramente impoverirono il territorio, nel XV secolo Ponte entro’ definitivamente sotto Cerreto. Vari sono gli edifici di culto del circondario: San Giuliano del XIII, San Pietro e San Martino del XIV, e la stupenda Pieve di  Santa Maria. Ansano Fabbi rivela una dettagliata descrizione dell’ edificio, considerato gemello delle chiese abbaziali di San Felice di Narco e Sant’ Eutizio di Preci.
La struttura architettonica del 1201 e’ di rilievo, con la pianta a croce latina, transetto, abside semicircolare, tiburio e cupola semisferica: puro romanico con influsso lombardo.  Esternamente l’abside e’ decorata con archetti poggiati su mensole scolpite. Feritoie si aprono a mo di finestre. La parte più interessante e’ senza dubbio la facciata realizzata a conci levigati; due leoncini sorreggono la ghiera sulla lunetta del portale; nella lunetta, frammento di affresco del XIV. Al centro della facciata, il rosone a doppio ordine di colonne inscritto su quadrato, sullo stile umbro – abruzzese: Ansano Fabbi (faro illuminante della storia della Valnerina) conto’ 27 colonnine. “Qui vige la teoria del nove”.  Agli angoli del rosone sono presenti i simboli dei quattro evangelisti. L’ insieme del rosone e’ poggiato su un talamone e su dieci archetti. Il rosone e’ incorniciato da un motivo a mosaico e una scritta: AVE MARIA GRAZIA PLENA DOMINUS TECUM e ai lati la data e il nome dell’autore: MAGISTER PETRUS MCCI PERFECIT. Varcato lo stretto portale si accede ad un interno austero e poco illuminato. Il Battistero e’ stato ricavato da una anfora di basalto probabilmente romana. Qui e’ venerata, sia una statua lignea del XIV secolo raffigurante la Madonna col Bambino “mediatrice”, (opera realizzata da scultori locali) sia un altra scultura di Madonna ma più antica del XIII. Il pavimento in pietra conserva botole funerarie con stemma di Ponte. Alcuni affreschi del XV-XVI  secolo adornano le pareti della navata centrale: Crocefisso con ai lati i Santi Lucia, Pietro, Sebastiano e la Madonna; in fondo al transetto Madonna in trono tra i Santi Giovanni Battista, Agostino, Biagio;  interessante e preziosa, in questa chiesa  una deposizione dalla Croce del Cristo con molti personaggi e Santi Di Daniele Ricciarelli o Volterra.
L’ artista detto anche il Braghettone, pittore, scultore e stuccatore rinascimentale di ispirazione senese, (nato a Volterra nel 1509 morto a Roma il 4 Aprile del 1566). Formatosi alla bottega del Sodoma e Peruzzi, in seguito del Perino del Vaga. Le sue tante opere, per la maggior parte, furono realizzate nella capitale, su commissione ecclesiastica come: cappella Orsini alla chiesa della Trinita dei Monti (1542); David che uccide Golia, conservato a Louvre (1555); la strage degli innocenti agli Uffizi (1557) ecc. Molte delle sue opere furono realizzate su disegno di Michelangelo e per lui  realizzo’ tra l’altro il suo ritratto, un busto su effige  dalla maschera
Carlo Favetti

Nato a Ferentillo, ho pubblicato saggi d'arte, volumi di storia e libri di poesie. Ho collaborato con il Corriere dell'Umbria dal 1998 al 2010 e poi con il Il Giornale dell'Umbria. Nel 1993 ho fondato l'associazione culturale Alberico I Cybo Malaspina.

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