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A Sambucheto non deve morire il reclusorio di Santa Maria della Consolazione

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FERENTILLO – Meta’  ristrutturato, meta’ in abbandono e’ quello che rimane dell’antico reclusorio femminile di Santa Maria della Consolazione a Sambucheto di Ferentillo. Questa e’ la situazione che imperversa sulla struttura un tempo centro spirituale e di profonda fede governato dalle monache benedettine.

 

 

 

Sopra la collinetta sovrastato da monte Borcino, nascosta dagli antichi muri dell’ ex convento, di detto  reclusorio rimangono solo alcuni ruderi, tra cui, un accennato portico con archi, e la diroccata chiesa di San Giacomo. Edera e vegetazione ha preso il sopravvento su tutto e i proprietari, hanno preferito sistemare la parte della vecchia foresteria adattata ad abitazione.

 

Come detto, il reclusorio fu edificato su volere di Adelasia  moglie del duca Faroaldo II, ritiratosi alla abbazia di San Pietro in valle dove visse santamente. Adelasia segui’ il marito ritirandosi qui a Sambucheto. Probabilmente questa situazione dei due coniugi longobardi, venne a crearsi su spinta delle angherie del figlio Trasimondo duca crudele e sanguinario. Quindi l’origine del reclusorio si attesta attorno all’ VIII/IX secolo come testimoniano i pilastri interni al finto portico. La struttura subi rimaneggiamenti nel corso dei secoli, XVI-XVI- XVIII. Se la parte di pertinenza ecclesiastica e’ andata perduta, non possiamo dire della parte privata, ancora in buono stato. La frazione di Sambucheto, si può incontrare lungo la strada statale 209. La parte antica della frazione e’ attorno alla chiesa di Santa Caterina d’ Alessandria, romanica. Realizzata tutta in pietra. Facciata a capanna, portale architravato, oculo centrale campaniletto a vela.

 

 

Al suo interno le pareti e l’altare sono ricoperte di affreschi rinascimentali come la strage degli innocenti, Erode, Salome, e Santa Caterina;  sulla parte dell altare la Madonna del Rosario tra i Santi Giacomo Caterina d Alessandria e le sue storie. Al lato sinistro dell’altare e dipinto lo stemma della comunita: una pianta di sambuco. (E’questa pianta che ha dato il nome all’abitato, che l’antichità, tramite un trattamento particolare era utilizzato per la tinteggiatura delle stoffe). Il ciborio sopra l’ altare e’ in legno dorato e intagliato con decorazioni olgettine figure dipinte di Santi. Bello il fonte battesimale in pietra: vasca esagonale e fusto ad anfora. Dopo i recenti restauri,  sono emersi affreschi del XV-XVI secolo, raffiguranti un corteo di santi tra i quali gli apostoli Pietro, Giacomo e Luca. In una nicchia e raffigurato il Battesimo del Cristo da parte del Battista databile attorno al XVIII secolo. Il pavimento e’ stato realizzato tutto in lastroni di pietra, mentre, in fondo, alla destra dell’altare, e presente un piccolo locale adibito a sacrestia. Un gioiellino da visitare e ammirare nel suo silenzio e spiritualita’.

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Carlo Favetti

Nato a Ferentillo, ho pubblicato saggi d'arte, volumi di storia e libri di poesie. Ho collaborato con il Corriere dell'Umbria dal 1998 al 2010 e poi con il Il Giornale dell'Umbria. Nel 1993 ho fondato l'associazione culturale Alberico I Cybo Malaspina.

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