Guardare il Credo, di Pietro Vispi

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter

La bellezza ferisce, ma proprio per questo richiama l’uomo al suo fine ultimo’. Questa bella  frase di Joseph Ratzinger, viene spesso riproposta da un prestigioso intellettuale come il Cardinale Gianfranco Ravasi nelle sue lezioni magistrali  sul rapporto tra l’arte e la fede. Entrambe sono infatti inscindibilmente legate: la bellezza, come l’afflato religioso, spinge l’uomo ad interrogarsi sul senso della vita perché il bisogno del sacro e il mistero dell’arte,  sollecitano parimenti la coscienza di credenti e laici.
Per questo motivo, la lettura dell’ultimo saggio di Monsignor Pietro Vispi dal titolo Guardare il Credo può rappresentare una preziosa occasione anche per chi non ha il dono della fede.   Proiettare lo sguardo al di là della ‘ferita‘ di cui parla Ravasi,  genera inquietudine, tormento,  stupore; ma, come il celebre taglio sulla tela di Lucio Fontana,  apre uno spiraglio oltre la materia, verso il mistero e l’assoluto.  

La copertina del libro di Pietro Vispi

Una bella prova letteraria, quella di Vispi, che prende spunto dal testo di una delle più note orazioni – il ‘Credo‘ –   nella più  comune formulazione di Nicea-Costantinopoli, la quale mostra con grande sapienza iconologica e ricchezza di esempi,  come l’arte di ogni tempo abbia saputo interpretare ed esprimere, per mezzo delle immagini, la professione di fede.
Opere d’arte, note e meno note, vengono analizzate e scrupolosamente vivisezionate attraverso lo studio di alcuni dettagli che, allo sguardo distratto dell’osservatore,  possono talvolta apparire privi di significato ma che invece, grazie all’esegesi compiuta dall’autore, rivelano sottili richiami a testi sacri, letture ed episodi biblici evocati o sottintesi dalla celebre orazione.
Opere di Caravaggio, Michelangelo, Van Eych, Leonardo, Dalì, accanto a quelle  meno note ma non per questo meno significanti di Gèrôme, Siemiradzki, Burnard, ecc. mostrano quanto la fede abbia influenzato l’arte e, nel contempo, quanto quest’ultima ne abbia rappresentato il veicolo formidabile per esprimere e comunicare i valori.

Pietro, parroco della Collegiata di Santa Maria della Reggia di Umbertide e Direttore del museo Diocesano di Gubbio, accompagna passo dopo passo il lettore in un uno straordinario viaggio nei misteri dell’arte; dove la postura di una mano, l’ombra sinistra delle croci sul Calvario o i riflessi luminosi su una sfera, possono svelare  significati reconditi e imprevisti. Simboli ed allegorie che ci riportano ad un tempo in cui arte e fede viaggiavano insieme interrogando le coscienze di laici e credenti circa il senso della vita e il fine ultimo del nostro cammino; antidoti quanto mai necessari ed auspicabili, oggi più che mai, per contrastare l’indifferenza e la banalità del tempo presente.

Articoli correlati

Commenti