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Alla scoperta del convento della Santissima Annunziata di Amelia

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AMELIA – Nel comprensorio dell’amerino, ai confini tra  l’Umbria e il viterbese, Amelia ci offre storiche curiosita’, arte e natura ineguagliabile. Ameria, (Catone afferma fondata nel 1134 avanti Cristo). Comunque Catone o no, Amelia rimane sempre una citta’ antichissima bella e ricca di attrattive con le sue mura poligonali,  e il grande Pier Matteo. Ma andiamo a conoscere uno dei luoghi più singolari della citta’ ricco di storia e spiritualita’: il convento della Santissima Annunziata a Michignano poco fuori citta’ (foto a seguire).

In origine fu una piccola comunità di Clareni,  stanziatasi già dal XIV secolo. In alcuni documenti si cita che nel 1435 erano attivi i fraticelli della Santissima Annunziata, successivamente i Clareni, con la privincia di “San Gerolamo di Roma” fino al 1472. Per ordine di Papa Pio V e tramite padre Giovanni da Stroncone, i Clareni furono accorpati agli Osservanti e così anche la Santissima Annunziata passo’ alla Provincia Serafica. Del 1481 e’ il dipinto di Piermatteo raffigurante l’Annunciazione. Successivamente passò alla Porziuncola dove tra il 1880/1900 fu venduta dai frati per la somma di 80 mila lire, al museo Gardener di Boston. In alcuni documenti appare la presenza in Santissima Annunziata dei Beati Paolo da Capitone, Francesco Ovario, Benedetto e Silvestro da Fornole, Francesco da Amelia e Peregrino Corso.

Tela dell’altare maggiore

La Pia Confraternita degli Zappatori e’ stata eretta nel 1610. Le attività religiose alla Santissima Annunziata vi si svolgono fino al 1745, successivamente, il convento diviene “Ritiro” con leggi e statuti speciali. Con la soppressione dei conventi, si ebbe una decimazione dei frati che abbandonarono in toto, tranne qualche ostinato, che continuò le attività di preghiera in modo clandestino, sostenuto dai fedeli. Finché nel dicembre del 1814, i frati poterono di nuovo tornare nel convento. Nel 1866 un altra soppressione statale, ma il convento non fu del tutto abbandonato. La chiesa comunque fu riaperta nel 1878 mentre nel 1882 il convento fu riacquistato da parte degli stessi frati dal demanio. In questo periodo di soppressione, i frati ebbero un grande sostegno sia morale che materiale dalla popolazione locale.

Scena del presepe artistico in gesso

La Santissima Annunziata di Amelia annovera un grande numero di persone che qui trascorsero la loro vita in preghiera esemplare. Qui a 25 anni entrò anche Francesco Romanelli da Precetto di Ferentillo, vesti l’abito monastico il 4 maggio del 1589. Ma vale la pena ricordare: fra Giacomo da Milano (morto nel 1740); padre Egidio di Campo San Pietro (morto nel 1745); frate Emidio da Perugia (morto a Perugia nel 1803); lo scultore di Crocifissi padre Fulgenzio da Spalato, (morì tra la fine del XVIII e inizi del XIX). Il più importante di tutti fu il Venerabile Padre Generoso, M. Di Premosello, ricopri cariche di guardiano e Istruttore di Novizi (morto nel 1804); fratello Ottavio di Morra (morto nel 1835 laico); padre Giocondo da Borgomanero;  fra Bonaventura di Castiglion Fiorentino (chierico); i fratelli laici Natale, Pasquale di San Pellegrino (morti nel 1840); Francesco d’ Aversa. Ultimamente, la comunita’,  ricorda l’esempio religioso di Frate Carlino Bernardi; padre Donato Gili; e padre Gabriele M. Obletter.

Il Planetario

Il complesso conventuale annovera anche alcune attrattive come il presepe in gesso eseguito dall’artista spagnolo Juan Mari Oliva di Barcellona. Oltre all’artistico presepe si possono ammirare le fasi dalla nascita e della morte di Cristo. La chiesa e’ semplice, in stile francescano,  conserva sull’ altare maggiore una tela raffigurante L’ Annunciazione di Domenico Bruschi del 1890 (un artista, autore tra l’altro di dipinti nella cappella del Transito alla Porziuncola). L’ Annunziata annovera anche un “planetario” dove si può consultare: il sistema solare; o movimenti della volta celeste; le costellazioni ecc. Un luogo ricco di spiritualita’ che vale la pena di visitare e ritirarsi qualche giorno per meditare e pregare tra arte, storia e tradizione.

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Carlo Favetti

Nato a Ferentillo, ho pubblicato saggi d'arte, volumi di storia e libri di poesie. Ho collaborato con il Corriere dell'Umbria dal 1998 al 2010 e poi con il Il Giornale dell'Umbria. Nel 1993 ho fondato l'associazione culturale Alberico I Cybo Malaspina.

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