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Coronavirus: Sgarbi chiede scusa ma attacca: “I soldi dello Stato direttamente nei conti correnti dei cittadini”. Per chi ce l’ha

Non è propriamente una sua prerogativa chiedere scusa, casomai contrattacca. Stavolta però è consapevole di aver esagerato pericolosamente. Così Vittorio Sgarbi prima in una intervista a Il Giornale, poi ieri in diretta Facebook alle 8 di mattina ha spiegato la sua posizione: “Mi scuso raramente perché raramente sbaglio, generalmente ho ragione. In questo caso io ho ascoltato svariati virologi che hanno, almeno sino al 9 marzo, stimato il pericolo del covid-19 come relativo. Poi la situazione è stata valutata diversamente. E io mi sono trovato nel mezzo di una tempesta polemica in cui non avrei dovuto trovarmi. È stato da irresponsabile perché non dovevo far circolare informazioni rassicuranti che esulano dalla mia competenza. Però è anche vero che io sono irresponsabile di quelle informazioni la cui responsabilità ricade sui competenti che le davano. E che non mi pare si scusino”.  “Non volevo incitare nessuno a violare nessuna normativa. Ho parlato con persone della zona e anche di Piacenza. Si sentivano trattate come appestati. Io volevo veicolare un messaggio di carità cristiana, ai malati si sta vicini. Ovviamente senza violare quarantene e andando quando la zona veniva indicata come bonificata. Non volevo fare nessuna provocazione o violazione. Volevo trasmettere ottimismo e che questa malattia non è come la peste. Ma di nuovo sono stato frainteso e quindi mi scuso. Lo ridico: mai incitato nessuno a violare decreti. Anzi temo che le chiusure e il tutti a casa siano stati fatti anche con ritardo. Ma di tutto questo si discuterà quando avremo i dati finali. Lo ridico: sono stato irresponsabile a fidarmi di informazioni che credevo scientifiche e certe, ma non lo erano. Adesso leggo poesie su facebook e parlo di arte cose su cui sono competente io e mi appartengono».

Però poi, sulla diretta FB, ritrova il suo proverbiale piglio e arringa i politici: “Gli aiuti economici che sono stati stabiliti devono andare direttamente nei conti correnti dei cittadini, non a chissà quali istituzioni, protezioni civili o a chissà quali enti o banche. Avete i nostri nomi, avete il controllo di tutti i nostri telefoni … usate i droni … usate i conti correnti e date e date i denari dello Stato ai cittadini perché possano andare a comprare il pane perché se non muoiono di coronavirus non debbono certo morire di fame.  Mi scuso con quelli che non sono d’accordo perché sono complici di uno Stato criminale”.

Una riflessione del tutto personale mi sento di farla perché, magari, va anche considerato il fatto che chi al momento sta rischiando realmente di morire di fame, almeno per una parte, può anche trovare un po’ di pane ma  sicuramente non ha il conto corrente.

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Riccardo Regi

Direttore di VivoUmbria.it. Perugino, laureato in Lettere, giornalista professionista dal 1990, vice direttore dei Corrieri Umbria, Arezzo, Siena, Viterbo, Rieti per 18 anni.

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