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Franco Venanti e due simpatici racconti di vita perugina

Con piacere nella mail della nostra redazione abbiamo trovato questi due brevi racconti di un grande artista perugino, il maestro Franco Venanti. Ringraziandolo, volentieri ve li proponiamo.

di Franco Venanti

Vi vorrei squarciare questa nube plumbea del Coronavirus per  raccontarvi 2 simpatici episodi di vita perugina.
 Nell’immediato dopoguerra nei pomeriggi invernali gelidi per la tramontana che sferzava il corso Vannucci ci si incontrava nella farmacia Andreoli a dialogare sui fatti del giorno e ricordare allegri episodi.
La maggioranza dei presenti erano medici come il professor Silvestrini ed il dottor Lupatelli il dottor Mori i fratelli Di Marcantonio il fotografo Vecchi ed altri.
Uno di questi ultimi raccontò quanto un giorno accadde in via Boncambi.
Questa via di fianco alla farmacia scende ripida verso la sottostante via della Cupa all’inizio a destra c’era il circolo delle guardie comunali, che spesso frequentavo per giocare a biliardo, sempre scendendo a destra una piccola porta a vetri immetteva nei gabinetti pubblici,  a sinistra dopo l’albergo Italia c’era un negozio di fotografo.
Una mattina due campagnoli giovani sposi volendo fare una fotografia chiesero a un passante dove era via Boncambi e la Bottega del fotografo. Il passante indicò la via e gli disse sbagliando la seconda porta a destra. I due scesero in fretta anche perché stava piovendo coperti da un grosso ombrello verde si fermarono davanti ai gabinetti e dopo aver chiuso e sgrullato il grosso parapioggia entrarono sicuri nei gabinetti pubblici. All’ingresso c’era un guardiano col sigaro in bocca che accudiva la struttura. I due salutarono con la mano e quasi in coro dissero “noi vorremmo fare… “  Il custode senza farli finire di parlare gli indicò che a destra era per le donne e a sinistra per gli uomini, ma loro specificarono che la volevano fare insieme. Il custode rimase stupito, ma poi dopo un attimo di smarrimento gli disse di andare pure insieme su uno dei due gabinetti. I due entrarono  felicemente e dopo qualche minuto la donna disse che erano pronti. Al sorvegliante ancora più stupito non restò che dire Tirate la catena. I due giovani campagnoli uscirono sorridenti e  raccattato l’ombrello, rivoltosi al custode chiesero quanto dovevano pagare e quando sarebbero potuti andare a riprenderla.  Costui ancor più stupefatto spalancò gli occhi e levato il sigaro dalla bocca con occhio bieco li guardò cercando di capire se era uno scherzo o erano due pazzi. Poi venne fuori la verità e finì in una barzelletta.

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Il professor Silvestrini invece raccontò una sua esperienza poco dopo laureatosi, quando faceva una sostituzione in un ambulatorio in un paese vicino a Perugia. Un pomeriggio si presentò un paesano abbastanza il là con gli anni che era molto preoccupato perché sua moglie da diversi giorni aveva l’intestino bloccato.  Il Silvestrini lo rassicurò e preso il ricettario intinta la penna sul vasetto dell’inchiostro (a quel tempo non c’era ancora la stilografica o la biro) Scrisse la ricetta e poi non avendo la carta per asciugare il foglio ci grattò sopra un po’ di intonaco assai malridotto dell’ambulatorio e lo fece scorrere sull’inchiostro fresco per asciugarlo. Passò la ricetta al marito della paziente dicendo di fargli prendere per 2 giorni quella polverina e che tutto sarebbe tornato nella norma.  Trascorsi i 2 giorni il paesano tornò dal medico tutto preoccupato dicendo che la polverina non aveva fatto nulla e sua moglie aveva ora anche i dolori. Il Silvestrini chiese se aveva dato quanto prescritto. Lui  rispose in dialetto: “ altroché ho fatto quanto m’avete ditto ho scortecheto tutto l’muro de la Camera”.
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Redazione Vivo Umbria

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