Lettera aperta di Roberto Biselli: "Il teatro ripartirà per ultimo e noi attori siamo i più ricattabili"

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera aperta a firma di Roberto Biselli, padre fondatore del Teatro Di Sacco,  che come sua abitudine parla chiaro. Esplicita una situazione drammatica e allo stesso tempo pone questioni sulle quali riflettere per l’immediato e soprattutto per il futuro.

di Roberto Biselli

In questa situazione di emergenza, in cui i Teatri sono stati chiusi prima delle scuole, in questo periodo drammatico e difficile per tutti, sappiamo che il nostro settore sarà quello che ripartirà per ultimo e con non poche difficoltà di organizzazione e di Senso. Osservando la proposta sul web e riflettendo sul futuro e la funzione del Teatro nel nostro Paese, vogliamo che abbiate una fotografia di cosa è successo e sta succedendo, da un mese a questa parte, a noi ATTORI.
Proviamo a riassumerlo qui di seguito, allegando un po’ di documentazione utile a capire meglio, che potrete consultare cliccando direttamente sui link riportati nel corpo del testo. Speriamo che ciò vi sia da stimolo per, eventualmente, approfondire i casi dei singoli teatri, e denunciare l’accaduto.
Le produzioni teatrali si sono comportate in maniera decisamente scorretta.
Dopo la chiusura dei teatri nelle prime quattro regioni inizialmente colpite dal virus, Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna, in data 24/2 Agis ha mandato una comunicazione ai suoi soci (Lettera Agis), stabilendo di interpretare tutti l’Art.19 del CCNL, applicando il comma sulla Causa di Forza Maggiore che prevede 12 giorni di paga (non inferiore a) alla minima sindacale e la possibilità di risoluzione del contratto dal tredicesimo giorno.
Andava, invece, applicato il comma per il quale, in presenza di Provvedimento della Pubblica Autorità che sancisce la Causa di Forza Maggiore (come in questo caso), al lavoratore spettano 5 giornate alla paga minima e poi il contratto deve essere onorato fino alla fine, a paga piena.
Le segreterie dei tre principali sindacati hanno chiesto una spiegazione a tale comportamento (lettera Segreterie Naz. OO.SS. su art.19), senza ricevere alcuna risposta.
Ora, le imprese che si stanno avvalendo del Fondo di Integrazione Salariale, per gli attori lo chiedono sulla minima sindacale, mentre per le altre categorie (dipendenti fissi e tecnici), quasi sempre integrando al 100% il loro compenso.
Siamo consapevoli dei danni economici subiti dalla parte datoriale, ma non spetta agli attori accollarsi il rischio di impresa, anche perché siamo in un Paese in cui per loro non sono state prese misure sufficienti per sostenere i periodi di non lavoro. E perché non si richiedono altrettante rinunce a chi lavora negli uffici?
Altro errore grave: come segnalato da una comunicazione di pochi giorni fa dalla stessa Bizi (comunicato Licenziamenti), nessun datore ha rispettato la Legge sui Licenziamenti per interrompere i contratti. I lavoratori hanno avuto: semplici comunicazioni via e-mail, nel migliore dei casi sottoscritte dai Presidenti degli enti per cui lavoravano, in rari casi inviate tramite raccomandata, o addirittura tramite comunicazione orale o messaggi whatsapp, addirittura alcuni hanno ricevuto l’Unilav che non ha alcun valore, se non amministrativo. Inoltre, si evidenzia, ancora una volta, che per gli scritturati con Partita Iva non c’è alcuna tutela, nonostante svolgano il lavoro allo stesso modo dei subordinati.
Oltre a ledere i diritti dei lavoratori, ciò ha creato confusione a tutti i colleghi che non capivano se potevano a quel punto richiedere la Naspi, l’indennità di 600€ o avvalersi di altre forme di tutela.
Ci sono tutti i presupposti per fare vertenza alle Produzioni.
Sappiamo che, per il sistema legislativo italiano, non è possibile formare una ClassAction all’americana e, inoltre, occorre segnalare che in molti hanno avuto promessa di recupero delle date perse, anche senza alcuna garanzia scritta, e che ciò dissuade gli scritturati dall’andare contro il loro datore di lavoro. E poi…sappiamo anche che chi si espone corre il rischio di essere bandito e di non lavorare per anni.
C’è anche l’enorme incognita sui lavori che dovrebbero partire da adesso in avanti: le Produzioni non danno alcuna garanzia di presa di responsabilità su contratti firmati e, purtroppo, in moltissimi casi, i contratti non erano ancora stati sottoscritti e non si sa cosa impugnare, in nome dell’impegno preso (è un problema gravissimo che sia spesso la regola firmare i contratti solo al primo giorno di prove). Un pensiero solidale va anche a chi ha già svolto, senza retribuzione, la parte autorale di uno spettacolo: registi, drammaturghi, scenografi, costumisti, light e sound designer, etc.
I colleghi, oltre ad avere subito e a continuare a subire, un importante danno economico, si sentono fortemente frustrati.
Le misure del Decreto Cura, per i lavoratori dello Spettacolo, sono insufficienti e ciò dimostra quanto poco si conosca il nostro mondo (Comunicato CGIL Urgente Misure Governo).
Sono in tanti a non avere le 30 giornate di contributi versati nella cassa ex-enpals per il 2019: attori del settore audiovisivo, insegnanti che hanno i contributi in gestione separata, pensionati, chi ha lavorato all’Estero.
Il sindacato ha presentato 3 emendamenti in Parlamento:
– richiesta di conteggio delle 30 giornate sugli anni 2018 e 2019
– che siano sufficienti per l’indennità solo 15 giornate versate nel 2019
– che per l’anno 2020, ai fini pensionistici, sia possibile avere l’annualità riconosciuta su 60 giornate contributive, anziché le consuete 120.
Sarà difficile che vengano presi in considerazione, ma il tentativo andava fatto.
Anche i vincoli delle date 23/2 (solo se si stava lavorando da prima o da quel giorno si può accedere a Fondo di Integrazione Salariale o Cassa in Deroga) e 17/3 (se il rapporto di lavoro termina dopo questo giorno non si può chiedere l’indennità di 600€) collocano in una specie di limbo moltissimi attori, che non possono godere di nessun ammortizzatore o indennità.
Situazione, poi, totalmente incerta per gli Intermittenti (modalità di contratto usata soprattutto nel settore del Teatro Ragazzi e in certe cooperative).
Una larghissima fetta di lavoratori dello Spettacolo risulta, quindi, tagliata fuori e senza alcuna tutela; aspettiamo i Decreti di aprile e il Reddito di Ultima Istanza, sperando che possano rientraci.
Il giorno 30/3 la segretaria nazionale di SLC_CGIL ha mandato una lettera al Mibact e al Ministero del Lavoro, e non ha ricevuto alcuna risposta; il sospetto più che fondato, visto il passato, è che il Ministero sia esclusivamente dalla parte delle Imprese e non si interessi dei lavoratori, in particolare degli artisti, senza i quali, ricordiamocelo, l’intero settore non esisterebbe!
Ma, tra i criteri di distribuzione del FUS, non c’è l’obbligo di rispettare il CCNL?
Perché per i soldi previsti dall’articolo 89 del Decreto Cura Italia, che verranno gestiti dal MIBACT, non si stabilisce che debbano colmare le perdite economiche di chi era impegnato negli spettacoli interrotti?
E i consulenti artistici dei Teatri sono a conoscenza di come sono stati trattati gli artisti?
A voi le ulteriori riflessioni.
Voi, testimoni, attraverso il vostro sguardo e le vostre parole, della storia dello Spettacolo di questa Nazione, avete la possibilità di denunciare tutto questo e aiutare, così, gli attori, la categoria, ahinoi, più ricattabile (amiamo troppo il nostro lavoro ed è sempre più difficile farlo), quella che è stata buttata giù dalla torre per prima.
A vostra disposizione per ulteriori chiarimenti, si mette la Segretaria Nazionale di SLC_CGIL, Emanuela Bizi, colei che più di tutti si sta battendo, senza sosta, per far valere i nostri diritti:
tel. 335 7590879

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