Montoro, dal fossile di Mastodonte alla prestigiosa famiglia Patrizi

NARNI – Oggi proponiamo una escursione attorno al territorio narnese, esattamente a Montoro, lungo la strada che uscendo dal casello autostradale di Orte ci porta nel ternano.

Torre di Montoro

Il castello di Montoro e’ aggrappato sul colle a dominio della vallata del lago paludoso di San Liberato, industrie chimiche e la centrale idroelettrica. A 194 metri sul livello del mare, il terreno e’ formato da arena gialla e creta chiara (il nome proprio monte d’oro) o anche della presenza di una miniera d’oro sul colle. Il castello, superbo e maestoso, e’ nascosto tra gli ulivi e, la sua torre con merli guelfi e le mura,  spiccano su tutto. Il borghetto popolare e’ situato fuori dalle mura. Il paese sorge su un precedente sito d’epoca romana, anche se sono rinvenuti sul luogo reperti fossili (mastodonte), d’epoca anche Villanoviana come tombe a incenerimento.
Montoro, arco d’ingresso nel centro storico

Di Montoro se ne parla nei documenti del Regesto Farfense del 1061, “Fundum Monten Aureum” ma nel 857 già ne era possedimento. Qui grazie ai benedettini furono edificati alcuni monasteri e abbazie: Santo Stefano; San Lorenzo; San Martino, ancora oggi di quest’ultima sono visibili i ruderi tra rovi e sterpi. Nel 1320 fu assediato incendiato e saccheggiato da Cornetani e Tuscolani. Nel 1349 Papa Martino V nomina governatore l Abate Giacomo di Sassovivo. Le lotte con Amelia terminarono nel 1499. Montoro e’ stato sempre legato al comune di Narni finché, verso la fine del XV secolo viene in possesso della famiglia Montoro. Una antica famiglia con notizie già dal XIII secolo. Nel 1495 dietro i primi statuti comunali.  La signoria Montoro governò per lunghi secoli il castello finché nel 1816 passo’ per via parentale ai Patrizi che ebbero il titolo baronale di Marchesi fino all’Unita d’ Italia.
Chiesa baronale di Sant’Egidio

Nella parte alta del paese si nota il castello dei marchesi Patrizi e la chiesa Baronale dedicata a Sant’Egidio che e anche patrono. Edificata nel XVIII secolo precisamente nel 1747 dall’abate Alessandro Gigi figlio del marchese Ludovico ma terminata dal nipote Giovanni Ghigi Montoro.
Fianco sud della Chiesa e scorcio del campanile

Fu inaugurata il 26 ottobre del 1749 dal vescovo di Amelia Giacobbe  Filippo Consoli come riportato da una epigrafe in loco. Nel fonte battesimale in pietra un singolare stemma della famiglia Montoro: monte di sei pezzi sormontato da una Stella. Al suo interno, arricchita da tre altari della fine del XVII secolo su quello maggiore, una tela con Sant’ Egidio, il re di Francia Clodoveo e il barone Giovanni Patrizi. La Balaustra in marmo, reca gli stemmi dei donatori: famiglie  Patrizi e Odescalchi.  Nel 1858 furono i marchesi Patrizi che realizzarono per Montoro l’acquedotto. Durante questi scavi e’ rinvenuto lo scheletro fossile del Mastodont longi  rostri.
L’antichissimo olivo che si trova sulla piazzeta di Montoro

L’ abitato come detto si aggrappa al castello. Vicoletti e archi si intersecano all’interno del tessuto urbano, con evidenti i segni di un passato storico certamente importante. L’ arco di accesso e scandito da un arco in pietra sormontato da una lapide. Vari sono i reperti archeologici e fossili incastonati sulle pareti delle mura delle case. Dopo un ridimensionamento delle fabbriche che hanno creato non propri problemi per l’ inquinamento oggi una escursione e un piacevole soggiorno si può effettuare soprattutto nei periodi estivi dove si susseguono feste e sagre paesane dall’ottima gastronomia. Covid 19 permettendo.

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