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“Rough And Rowdy Ways”: così Bob Dylan chiude i conti con la storia

Ognuno di noi ha fratelli non di sangue che incontra nella vita. E poi non se ne stacca più. Per quanto mi riguarda ce n’è uno, in particolare, che come me è malato di una vita che ha vitale bisogno di musica. Si chiama Gianni Versiglioni. L’ho incrociato quando le nostre lacrime piangevano la stessa assenza, quella di Sergio “Sergino” Piazzoli che ha portato la musica pop rock in Umbria.  Avevamo un “fratello”, anch’esso non di sangue, in comune. Dunque, ci siamo trovati nella profonda solitudine. Gianni parla come un filosofo, gode del respiro che lo circonda. A modo suo. Mi è arrivata questa sua riflessione, all’improvviso. L’ho trovata profondamente aderente al concetto di riflessione quanto lontana dallo standard di recensione. Ve la propongo, dunque. Fatene l’uso che volete.  Personalmente, lo ringrazio.

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“Rough And Rowdy Ways”: così Bob Dylan chiude i conti con la storia

di Gianni Versiglioni

Il 2 aprile, all’improvviso, Dylan decide di chiudere a modo suo i conti con la storia, e slittando dolcemente sul velluto magnifico dei versi, ne affronta uno dei capitoli più bui, l’assassinio del Presidente J.F. Kennedy, sulle strade di Dallas, in un grigio giorno di Novembre ‘63…e pubblica “Murder Most Foul”.
L’urto è tumultuoso, sia per chi ricorda, che per chi non conosceva… credo e spero, anche per chi sapeva.
…” il giorno in cui hanno fatto esplodere il cervello del Re,
migliaia di persone stavano guardando… nessuno vide nulla.
Il più grande trucco magico sotto il sole, perfettamente eseguito…abilmente fatto.”
Dylan come sempre spara e centra il bersaglio, senza paura, con lucida precisione fotografa la grande regia che ha fatto sì che quell’orrore venisse compiuto.
E non si ferma, anzi attacca ancora, mettendo il dito sulla vergognosa ed occultata piaga che chiuse il sipario:
l’asportazione del cervello di J.F.K. e di altri organi del suo corpo, mai individuati con certezza.
…”Hanno mutilato il suo corpo e gli hanno tolto il cervello… lo hanno ucciso una volta, lo hanno ucciso due volte, come in un sacrificio umano.”
E poi ancora più forte, come a voler imprimere nelle menti indelebilmente quell’attimo, dandogli l’esatto significato:
…” il giorno in cui lo hanno ucciso qualcuno mi ha detto…
Figlio… l’era dell’ antiCristo è appena iniziata”.
Parole così precise, violente nella loro cruda verità, parole  che si trasformano all’interno della metrica musicale in soffio… una carrellata di nuvole docili in movimento, sospinte dal suono… un’armonia che culla la tua possibilità di risveglio.
Ed il poeta chiude il suo capolavoro, 17 minuti che scorrono come in un unico respiro, invocando le radici dell’America, ovvero la sua anima nera.
Ed ecco come in una preghiera laica, un grido strozzato, il suo start da cui ripartire… mettimi Bud Powell, Etta James… fai suonare Charlie Parker, Oscar Peterson… mettimi Nat King Cole… John Lee Hooker…struggente.
Non è certo la prima volta che Dylan mette le mani su pagine sporche della storia Americana e non sarà l’ultima.
Penso alla guerra di Secessione, a quel massacro ancora tenuto sotto le ceneri dell’ipocrisia del potere, che compra e continuerà a comprare voci e mani.
Basterebbe conoscere “Cross The Green Mountain “, pezzo splendido che Dylan ha scritto per la colonna sonora di un meraviglioso e veritiero film…
“ Gods And Generals”, pellicola boicottata dai distributori e stroncata dagli asserviti media… nonostante un Robert Duvall da Oscar… chiaramente nei panni di un Generale Sudista.
Il nostro, da sempre dalla parte degli ultimi… annusa l’aria e li inchioda avvolgendo le scene epiche con frasi che cristallizzano tutto quello che è stato, ed inizia così:
…” Vado al di là della verde montagna, mi sono addormentato vicino alla corrente. Il Paradiso arde nella mia testa, ho fatto un sogno mostruoso… è venuto fuori qualcosa dal mare, si è mosso velocemente attraverso la terra dei ricchi e dei liberi.”
Bam… subito spalle al muro quelli che hanno ordito la mattanza!
Le immagini che inchiodano la storia scorrono avvinghiate alle parole…
“…i ricordi indugiano tristi… eppure dolci…penso a chi incontreremo in Paradiso.
… Gelidi sono i cieli…pungente il freddo ed il mattino è perduto…”
Poi in un crescendo, quasi a braccetto con l’ostracismo che montava all’avvicinarsi dell’uscita del film, e li Dylan decide di metterci anche la faccia e gira il video di “Cross The Green Mountain “.
“…Guarda  oltre l’oscurità che maschera le sorprese dell’alba…l’erba verde attorno ed i boschi macchiati  di sangue…caddero dove stavano,…stelle caddero sull’Alabama.”
Alla fine i conti per i “mostri sognati mentre uscivano dal mare”, tornarono, generazioni di cuori del Sud caddero a terra, restando senza più respiro ne sepoltura…l’ardore della gioventù si piegò insieme alle loro ginocchia, mentre lo sguardo intriso di sudore e lacrime, osservava svanire un sogno di libertà.

Dylan blocca l’assurdità di quella guerra con flash definitivo e chiude…
“Sono a 10 miglia dalla città,
in una luce antica che non è quella del giorno.
Erano tranquilli…erano schietti, li conoscevamo tutti bene… ci amavamo l’un l’altro,
più di quanto mai abbiamo osato dirci.”
The End.
Torniamo alla seconda freccia, scagliata 15 giorni dopo la prima, ed eccoci giunti  al mattino,  che insieme all’alba ha portato “I Contain Moltitudes” nelle nostre vite.
Chi lo ama da sempre, non può e non deve restare mai spiazzato dal suo andare, dal suo essere normalmente oltre, dal non appartenere… ma questa volta sì… mi ha spiazzato, il motivo?
Finalmente mi sono sentito completamente cantato.
È stato un po’ come tornare ai giorni precedenti, in cui un servo dei poteri di allora, chiamato Filippo il bello, esegui’… e l’Ordine dei Cavalieri Templari  fu sciolto per decreto.  Un po’ come adesso… poteri “non ben definiti… ma individuabili”, inscenano e drammaticamente costruiscono il decreto mondiale perfetto…separeremo i vostri corpi… arriveremo a controllare il vostro pensiero.
Ma non si può… e no… questa volta non si può…,perché esiste una esigua minoranza… destinata alla fine di questo “Riequilibrio” a diventare maggioranza, perché questa attuale piccola nicchia… “contiene moltitudini”!!!
Dylan indossa gli abiti del Cavaliere e spazia…mettendo in contro luce immagini, contraddizioni, visioni applicate.
Durante un concerto nel 2019 in Danimarca , Bob cantò questo pezzo super inedito, e lo definì “ una canzone sulla complessità umana”.
La sua voce migliora con il passare delle stagioni , la band al suo fianco da tempo, accompagna ogni sua tonalità, ricamando le sillabe.
…” Sono come Anna Franck, come Indiana Jones… come quei territori ragazzacci Inglesi… i Rolling Stones…”
E poi ancora citare Edgard Allan Poe, William Blake specchiandola alla follia dei nostri tempi … e parla di fast food, di vecchi lupi a cui mostrerà il suo cuore… ma non tutto, solo la parte più odiosa… tiene aperto il percorso della sua mente e omaggia tutte le vecchie cameriere, le Regine delle sue vite precedenti.
…”Vado fino al limite, vado fino alla fine… vado dov’è tutte le cose perse vengono fatte di nuovo bene.”
Inafferrabile… sempre più proiettato nel misterioso Cosmo… dove la musica rappresenta la Divina Concordia.
…” Suonerò le sonate di Beethoven e i preludi di Chopin… contengo moltitudini.”
Poi ieri la terza freccia:
False Profhet.
Tuffo musicale nella profondità delle radici… un Blues infuocato, ossessivo, chitarre che squarciano lo stagno, Tony Garnier che fa esplodere il contrabbasso, trascinando con se tutta la sezione ritmica in un lago di immagini.
…” Ho scalato montagne di spade a piedi nudi…
sono nemico del tradimento, nemico del conflitto… nemico della vita senza senso non vissuta.”
In quel treno lanciato più verso il Firmamento che in direzione futuro prossimo… Dylan scandisce con forza il suo non essere più disposto a tollerare la parte nera dei “viventi”…
…”O povero diavolo…alza lo sguardo se vuoi, la città di Dio è li… sulla collina…”
Ed ancora… a sottolineare,
…” sono il primo tra uguali, secondo a nessuno , l’ultimo dei migliori.”
Ma è l’ultima frase  di False Prophet , che fa comprendere ancora meglio il significato di “Contengo Moltitudini “.
…”Non riesco a ricordare quando sono nato…
ed ho dimenticato quando sono morto.”
Arrendetevi esistiamo.
Noi non siamo qui.
Johnny Wilburys

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Riccardo Regi

Direttore di VivoUmbria.it. Perugino, laureato in Lettere, giornalista professionista dal 1990, vice direttore dei Corrieri Umbria, Arezzo, Siena, Viterbo, Rieti per 18 anni.

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