Tra improvvisazione libera e silenzio nasce "Namatoulee" di Francesca Naibo

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter

MILANO – “Namatoulee” è il primo lavoro discografico di Francesca Naibo, pubblicato il 15 giugno 2020 da Aut Records. Si tratta di un disco in solo, in cui la musicista si confronta con l’arte dell’improvvisazione libera e ne scaturiscono 14 tracce piene di colori e di immagini sonore.

 Si tratta di una musica estremamente sincera, impulsiva e sperimentale, in quanto basata sull’esperienza e volta alla ricerca del suono, ma anche molto rischiosa e provocante, sia per il perfomer che per l’uditore. La sfida è trovare una musica che vada oltre i generi, che catturi l’ascolto per la sua immediatezza di messaggio e per la sua profondità in termini di suono e che esprima al massimo grado la personalità del musicista.

Francesca Naibo utilizza una chitarra semiacustica, oggetti vari (le cosiddette “preparazioni”) ed effetti (delay, overdrive, sound retainer, ring modulator) e tutti i brani sono stati registrati senza sovraincisioni. La musicista proviene dal mondo della musica classica e questo ha una forte eco nella ricerca intensa di una commistione tra il suono acustico e quello elettrico del suo strumento. Francesca indaga in profondità il suono con l’obiettivo di andare oltre i limiti dello strumento tradizionale (ecco quindi l’uso degli oggetti, dei rumori, ma anche di accordature inusuali, che permettono di ampliare il registro della sua voce), ma allo stesso tempo cercando di mantenere le dita salde su una qualità timbrica e di tocco prettamente chitarristica. Un ulteriore importante elemento che emerge dall’ascolto di “Namatoulee” è il silenzio, inteso come parte integrante della musica, degna al pari di tutti i suoni, e non come spazio vuoto di vibrazioni e di significato.

Francesca suona ed ascolta, ascolta e suona. La situazione impegnativa del solo obbliga la musicista ad ascoltare lo spazio, il tempo, se stessa e il mondo, ritrovandosi a volte a suonare in dialogo con se stessa, a volte con il silenzio, a volte con un pubblico immaginato, ma pur sempre in conversazione con un elemento altro.

Ciascun brano del disco è fortemente caratterizzato dai suoni che lo costituiscono e questo rende ogni traccia un piccolo mondo a sé. I titoli, scelti a posteriori rispetto alla registrazione, propongono una traduzione in fonemi di questi suoni, creando delle parole in una lingua che non esiste, perchè non vogliono dire niente, o meglio: ciascuno può sentirci, leggerci quello che desidera e che prova, come per quanto accade con le musiche registrate. Ogni brano è un pezzo unico, irripetibile nella sua singolarità, e questo è causato dalla natura stessa dell’improvvisazione libera: la musica senza vincoli diventa inafferrabile, se non attraverso la registrazione. Quella realizzata da Stefano Castagna dello Studio Ritmo & Blu di Pozzolengo (BS) è una testimonianza emozionante della Francesca Naibo del 2019, una sorta di fotografia sonora estremamente intima e coinvolgente che mette a nudo l’animo e le sensazioni di una giovane musicista.

L’album (accompagnato da un’elegante copertina realizzata con una fotografia, anch’essa pezzo unico, a firma dell’artista vittoriese Sandro Crisafi) sarà disponibile in formato CD e digitale, acquistabile rispettivamente sulle pagine Bandcamp della musicista e dell’etichetta.

www.francescanaibo.com

www.autrecords.com

Francesca Naibo, chitarrista di Vittorio Veneto (TV) ma milanese di adozione, si muove agilmente tra tutte le varie coniugazioni della chitarra, dalla classica, all’elettrica, alla fretless fino alla pedal steel. Impegnata da anni nella ricerca della performance in solo, è concentrata nell’esplorazione dei campi dell’improvvisazione libera, della musica contemporanea e del repertorio classico, tre mondi differenti ma simili tra loro nel rapporto col suono. Il suo interesse è particolarmente focalizzato sull’uso sia della natura acustica che elettrica del suo strumento, avventurandosi tra droni ruggenti fino a microscopiche vibrazioni.

Ha studiato a Venezia, Milano, Berna e Basilea diplomandosi in chitarra classica e improvvisazione libera, e collabora con vari musicisti europei, specialmente nell’Europa Centrale e del Nord. Ha lavorato con importanti compositori quali Helmut Lachenmann e George Lewis ed ha realizzato la trascrizione di “Exercises in Futility” in collaborazione con Marc Ribot. Oltre alla sua attività artistica, Francesca è insegnante di chitarra alla scuola media a Milano.

Articoli correlati

Commenti