Il Prog del Terzo Millennio #6: Barock Project – Seven seas

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La storia dei Barock Project inizia una quindicina d’anni fa per volere del tastierista Luca Zabbini, cui si aggiunsero il bassista Giambattista Giorgi ed il batterista Giacomo Calabria; in seguito si unirà anche il cantante Luca Pancaldi.

È del 2007 il primo album, “Misteriose voci”; ne seguiranno altri nel corso degli anni. Nel 2009 “Rebus”, nel 2012 “Coffee in Neukolln”, e nel 2015 “Skyline”. Ancora nel 2016 il doppio live “Vivo” e nel 2017 “Detachment”.

La band ha subito alcuni cambi di formazione negli anni ed ha avuto la possibilità di suonare all’estero riscuotendo favori crescenti. La loro proposta mescola la musica classica con elementi rock, jazz e prog.

Arriviamo così allo scorso anno quando il gruppo, che ora è composto da Luca Zabbini alle tastiere, Francesco Caliendro al basso, Eric Ombelli alla batteria, Marco Mazzuoccolo alla chitarra e Alex Mari alla voce, viene messo sotto contratto da Aerostella, che con l’etichetta Immaginifica pubblica il nuovo album “Seven seas”.

Con questo disco, cui hanno preso parte Peter Jones dei Camel e Durga McBroom, storica corista dei Pink Floyd, il gruppo si pone all’attenzione di una platea sempre più vasta, scavalcando i confini nazionali. L’album in buona parte è stato scritto nel corso del tour internazionale che ha accompagnato la presentazione di “Detachment”.

Il disco si compone di 11 brani della durata di oltre 65 minuti. Segnaliamo la prima traccia, quella che dà il nome al lavoro, “Seven seas”, dal tono solenne, con la ritmica in evidenza e buoni impasti vocali.

“I call your name”, quasi in stile Yes, scelto anche come singolo.

“Cold fog”, il cui testo è del già citato tastierista dei Camel Peter Jones. Lento nella parte iniziale il brano prosegue in maniera più serrata; nel finale un bel solo di chitarra con cui il ritmo ancora alto.

“Hamburg” inizia in maniera sognante e sono presenti nella struttura del brano assonanze con lo stile degli americani Dream Theater.

“Brain damage”, acustica nella parte iniziale, quasi a ricordare certe ballad dei Genesis periodo “A trick of the tail”, si sviluppa ponendo in evidenza la possente sezione ritmica.

Le atmosfere più movimentate di “Moving on”, con la bella voce di Mari che spicca e la conclusiva “The ones”, dove grazie alla presenza di Durga Mc Broom il brano si tinge di “fluido rosa”.

Nel complesso un album gradevole per una formazione che, pur sulla breccia da diverso tempo, si conferma tra le migliori del new prog italico.

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