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Parchi di divertimento: il flop della riapertura post Covid

A qualche settimana dalla riapertura di buona parte dei 230 parchi divertimento italiani, i numeri registrati, già contingentati in partenza dai protocolli anti Covid-19, stentano a decollare e si attestano ben al di sotto delle aspettative.

Nonostante i sondaggi a inizio stagione indicassero il generale senso di fiducia del pubblico nei confronti dei parchi divertimento e sebbene le strutture siano operative nel rispetto delle regole e della sicurezza, un comunicato dei “Parchi permanenti italiani” denuncia esplicitamente: “il clima di terrore perpetrato dal governo e dai media” che “sta mettendo a serio rischio l’equilibrio del comparto. Il caso emblematico – prosegue la nota stampa – è quello della Lombardia, regione che, con l’ordinanza 573, ha esteso l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto fino al 14 luglio e, nelle Linee Guida emanate il 29 giugno ha prescritto l’utilizzo della cuffia copricapo sugli scivoli e nelle altre attrazioni dei parchi acquatici. Due scelte che rappresentano l’ennesima sfida alla resilienza e all’intraprendenza delle aziende del comparto, che hanno scelto di credere nella ripresa del sistema economico, salvaguardando occupazione e indotto.

Nella sola Lombardia, il settore dei parchi divertimento conta 23 strutture: nel 2019 ha generato 5.000 posti di lavoro diretti, che arrivano a 15.000 considerando hotel, ristoranti, negozi e altri servizi complementari, a fronte di 3 milioni di visitatori, di cui 300.000 stranieri, e 150.000 pernottamenti in hotel. In totale, il giro d’affari lo scorso anno è stato di 50 milioni di euro, cifra che supera i 500 milioni con l’indotto”.

Giuseppe Ira, Presidente dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani e di Leolandia spiega: “In qualità di rappresentante del comparto e di Leolandia, che con 1.200.000 visitatori nel 2019 è il parco più importante della Lombardia, oltre ad essere il più amato d’Italia secondo TripAdvisor, mi sento in dovere di richiamare il governo alle proprie responsabilità riferite alle imprese, all’economia e al benessere sociale. Si continuano invece ad accreditare le tesi, spesso infondate, di un gruppo di consulenti e di virologi catastrofisti, pronti a contestare clinici e scienziati che, sulla base di evidenze concrete, dimostrano il rientro dell’emergenza sanitaria. A loro possiamo perdonare il fatto che non sono economisti, ma non la mancata consapevolezza del terrorismo mediatico che generano le loro dichiarazioni. Queste ultime, che tanto share hanno prodotto negli ultimi mesi, unite all’approccio assistenzialista del governo hanno sostanzialmente paralizzato gran parte dell’economia, in particolare tutte quelle attività che hanno nella socialità il loro punto di riferimento. Quanto all’uso della mascherina all’aperto fino al 14 luglio, chiedo al Presidente Fontana di provare a immaginare la condizione di quei lavoratori costretti ad indossarla tutto il giorno all’aperto in piena estate, rischiando di essere attenzionati e puniti dalle Forze dell’Ordine quando prendono una boccata d’aria. Sfiora invece il paradosso l’obbligo di indossare la cuffia nei parchi acquatici, se si considera che nelle piscine estive l’utilizzo della cuffia non è contemplato”.

“Salvo l’attenzione di due Regioni, come il Veneto e l’Emilia Romagna, e di alcuni Comuni, la politica a livello centrale è stata totalmente assente. Negli altri Paesi Europei, invece, il turismo esperienziale rappresentato dai parchi viene sostenuto ed incentivato con decisione. Questa scarsa attenzione sta mettendo a repentaglio un comparto che ha un ottimo potenziale di crescita e che risulta sempre più importante nello sviluppo dell’offerta turistica italiana”.

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Redazione Vivo Umbria

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