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Eremo Madonna della Stella: un “gioiello” di fede in Val di Noce

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POGGIODOMO – Abbandonato per lungo tempo, l’eremo della Madonna della Stella a Poggiodomo venne riscoperto nel 1809 da due ragazzi tramite i ruderi della chiesa e un dipinto recante l’immagine della Madonna.
Veduta panoramica dell’Eremo

Questo e’ un Eremo rappresentante un unico esempio di chiesa rupestre con un’ unica navata, corredato da una  ventina di celle per lo più  scavate nella roccia. Prima di raggiungerlo si incontra una cascatella di acqua freschissima e purissima e’ bene dissetarsi perché, per raggiungere l’eremo occorre intraprendere una piccola salita. Ma ora andiamo a conoscere le vicende legate al piccolo eremo e alla sua devozione nel corso dei secoli. E’ situato a località valle del Noce a Roccatamburo di Poggiodomo ma ricade nel comune di Cerreto di Spoleto.

Interno della chieda Madonna della Stella
Il primo insediamento e’ del VII secolo d.C. come cella Benedettina. San Benedetto in Faucibus (gole) o in Vallibus (Valli). Appartenne alla Abbazia di San Pietro in Valle di Ferentillo. Il primo documento dove viene nominato e’ una bolla di Papa Gregorio IX del 1231dove vengono confermati privilegi alla Abbazia di Ferentillo. Nel 1308 il Capitolo Lateranense, concede ad Andrea Casotti da Mucciafora e a Giovanni da Cascia il permesso di edificare l’ eremo denominato Santa Croce in Valle. La piccola laura era composta da un refettorio, un forno e una chiesetta dedicata a San Bartolomeo. Nel 1416 la chiesa fu abbellita da un ciclo di affreschi. Oggi quasi perduti. Nel 1465 iniziava già il degrado come riportato da alcune relazioni della visita del vescovo Eroli. Nel 1525 papa Clemente VII la associa alla Collegiata di Cascia. Qui  stazionarono Alessandro da Bologna 1539, Simone da Leonessa 1560, Michelangelo da Narni 1613; i frati Venerio e e Gregorio da Norcia nel 1630. La fede e devozione si arricchiscono più incisivamente quando due pastorelli Sabatino Bonelli e Francesca Leopardi “videro la Madonna” nel 1833 tra i cespugli, ma altro non era che l’ affresco della Vergine tra i muri dei ruderi della chiesa. Da allora, la chiesa si chiamò eremo Madonna della Stella per il vestito dipinto di stelle della Madonna.
Alcuni frammenti degli affreschi
La chiesa come detto era adorna di dipinti. Rimane qualche frammento: i Santi Antonio Abate, Paolo eremita a Tebe, Madonna in trono col Bambino Sant’ Agostino, Antonio Abate, Santa Lucia, San Benedetto, Santa Caterina d’ Alessandria, Annunciazione, San Michele Arcangelo. Insomma la struttura abbarbicata sulla costa rocciosa, e’ un valido esempio, di come, nell’antichita si poteva vivere in semplicità e umiltà, con il volto, il cuore e la mente elevate verso l’ Onnipotente.
Scalinata con alcune antiche celle monastiche
Oggi il luogo e meta di visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Si può stazionare per lunghe ore nel bosco circostante e ascoltare  in silenzio il canto di tante specie di uccelli protetti. Ci si possono effettuare lunghe passeggiate in una valle incantata a contatto diretto con la natura. E per coloro che in fine settimana frequentano questi luoghi si raccomanda di mantenere ordinate e pulite le aree di sosta.
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Carlo Favetti

Nato a Ferentillo, ho pubblicato saggi d'arte, volumi di storia e libri di poesie. Ho collaborato con il Corriere dell'Umbria dal 1998 al 2010 e poi con il Il Giornale dell'Umbria. Nel 1993 ho fondato l'associazione culturale Alberico I Cybo Malaspina.

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