Nuovi segni e simboli: così è cambiata la comunicazione in era Covid

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UMBRIA – Nuovi segni e nuovi simboli, nuove traiettorie della comunicazione e nuovi significati e significanti. L’oggetto della pandemia, stratificato in mille significazioni diverse, sta manifestando una profonda influenza sulle nostre esistenze connotate anche da nuovi paradigmi di riferimento, indicativi di uno slittamento sul piano inclinato della parola e con essa della comunicazione. Parole come mascherina e gel igienizzante sono entrate ormai nel novero del lessico condiviso e le immagini, sia quelle mediatiche e televisive che quelle riferite al marketing e alla pubblicità stanno progressivamente cambiando elementi simbolici e segnici per adeguare i messaggi subliminali o meno che siano, verso direzioni sinora impensate. Distanziamento sociale, il famoso metro di distanza da mantenere tra un individuo e l’altro, i vincoli dell’uso delle mascherine e le relative trasgressioni stanno mano a mano decretando anche una nuova etica, una morale che individua, stigmatizza, condanna o assolve comportamenti più o meno adeguati rispetto all’emergenza. Oppure al contrario l’atteggiamento è di netto rifiuto, di ribellione e contro ogni vincolo, ogni regola, ogni “imposizione” in nome della convinzione che quella del Covid 19 sia solo una grande, gigantesca montatura planetaria, alimentato dalle dietrologie che in questo frattempo si manifestano a iosa su social e chat. Perché? I simboli e i segni contro, hanno assunto anch’essi un lessico proprio, con riferimenti ad un “esoterismo” per pochi iniziati che in base ad intuizioni e contro ogni prova scientifica ed essoterica diffondono e proliferano messaggi di ribellione, insofferenti ai vincoli determinati per legge, in nome di una presunta libertà recuperata e di una deresponsabilizzazione super-individualista che nega anche qualsiasi responsabilità sociale. Sono frange di popolazione sempre più insofferente alle limitazioni imposte dal Covid che sbandierano spesso i segni di un’ultradestra che nega e si oppone sventolando i vessilli del neo-nazismo e unendo in essa tutti i negazionisti vecchi e nuovi. Vengono resi vani così tutti gli atteggiamenti prudenziali, aumentano i rifiuti di una realtà che obbliga una presa di coscienza che slittano anche sul piano di una comunicazione che ne fa nuovi ribelli e come tali presunti detentori di una verità che l’establishment vuole negare con la presunta intenzione di un controllo neo-autoritario e neo-dispotico delle masse e dei singoli individui. Piuttosto che chiedere verità comprovate sulle motivazioni di una disomogeneità della diffusione del virus che nella fase iniziale ha fatto registrare picchi di contagio e di morti evidenti in alcune aree del paese (come ad esempio in Lombardia e Piemonte), piuttosto che in altre, invece che domandare chiarimenti su quali siano gli agenti fisiologici e ambientali che hanno caratterizzato questa differenza, ci si chiude in un atteggiamento di paura e di conseguenza di sfida nel nome di una libertà deresponsabilizzata. Che forse al momento potrebbe anche dare una sensazione di liberazione degli opprimenti vincoli di legge, ma che potrebbe essere causa di costi individuali e sociali di larga portata.

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