Un clamoroso errore giudiziario in "Avrai vent'anni tutta la vita" romanzo di Nicola Mariuccini

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PERUGIA – Si intitola “Avrai vent’anni tutta la vita” l’ultima fatica letteraria, un romanzo edito da Castelvecchi, di Nicola Mariuccini. Narra di un clamoroso errore giudiziario che ha costretto in carcere per venti anni un umbro, Luigino Reattino (in verità un personaggio tra realtà e fantasia), ritenuto all’epoca la mente del terrorismo armato italiano e tra i responsabili del rapimento di James Lee Dozier, generale americano che fu sequestrato dalle Brigate Rosse per 42 giorni. La presentazione del romanzo è prevista per sabato 12 settembre alle ore 18,30 alla Sala dei Notari di Palazzo dei Priori. Insieme all’autore interverranno il magistrato Fausto Cardella e il poeta e docente dell’Università di Perugia, Donato Loscalzo. Letture a cura di Francesco Bolo Rossini.
Prima di tutto il titolo. Perché “Avrai vent’anni tutta la vita?”
“Ha un doppio significato, nel senso che parliamo di un errore giudiziario clamoroso ai tempi del rapimento Dozier. Fu arrestato per partecipazione a banda armata, un umbro, Luigino Reattino”.
Dunque stiamo parlando degli inizi degli anni Ottanta…
“Parliamo del rapimento del 17 dicembre 1981, lui è stato arrestato a febbraio del 1982”.
E ne è uscito dopo venti anni di carcere in attesa di giudizio
“Il caso è stato risolto dopo venti anni in attesa di processo, poi assolto. Da una parte ci sono questi venti anni e dall’altra ci sono anche i venti anni di allora, quindi tutti gli aspetti ideologici che hanno sia trovato convergenza nella lotta politica, sia in qualche caso sfociato nella lotta armata. Ho cercato di promuovere quell’aspetto che sostiene Alberto Franceschini: c’è bisogno di fare un’operazione verità di quegli anni per capire cosa è successo e per operare anche una rimozione collettiva, sennò il Paese non troverà mai spiegazioni valide”
Un tema molto delicato, ricordo che ai tempi si diceva a proposito della lotta armata: “Beh, in fondo questi sono compagni che sbagliano”…
“Ci fu la sinistra costituzionale che a diverso titolo fu chiamata ad essere interessata da questo aspetto. Per dirla tutta, ho cercato di salvaguardare – si può convergere in questo indirizzo di fondo o meno – almeno la purezza degli ideali di chi credeva in un sistema alternativo della lotta politica che è stato prima in qualche modo guastato nella sua immagine politica dall’aspetto del terrorismo e che infine ha travolto tutti in una dimensione assolutamente negativa e fuorviata e quindi ne ha sporcato gli ideali. Poi tutte queste indagini che dal 2010 hanno acclarato e chiarito la presenza nelle Brigate Rosse dei servizi segreti, li ha ulteriormente tacciati quasi di ingenuità”.
Dunque un lavoro che ha presupposto anche uno scavo introspettivo.
“Molto, è un dialogo tra un giudice di fantasia e Luigino Reattino che rappresenta in sé un alter ego collettivo, rappresenta un movimento ideologico – lui era di Democrazia proletaria – e quindi conservava un aspetto “costituzionale”. Un giudice che gli fa delle domande comprese quelle vere che attengono anche il coinvolgimento umano, psicologico, familiare, personale. Tutte le cose che hanno condotto alla lotta armata e quindi alle linee di discrimine con cui ho cercato di mantenere questo colloquio molto intenso per cui si arriva sul limite di dire: sì, lottiamo, però oltre no, basta. E invece c’è stata quella parte che è andata a “sbattere” contro questo principio e lui si è trovato coinvolto proprio perché era in quella linea di confine e lo Stato in quel momento non usava metodi molto leggeri. Si ricorderà che autorizzò la tortura legalizzata. In qualche caso forse legittimato, ma in qualche altro coinvolgendo gente che non c’entrava niente: forse sapeva, forse conosceva qualcuno, ma non di più”.
Da quanto tempo stai lavorando a questo libro?
“Ho iniziato l’estate scorsa, la prima parte l’ho occupata con l’analisi storica, poi ho inserito dentro delle parti di Miguel Gotor, di Rosario Priore e altri…
Insomma, hai ricostruito l’intero quadro storico.
“Sì, ho tentato di fornire un quadro più preciso possibile. Poi ho guardato la vita personale di questo personaggio, ho ricostruito anche molti degli interrogatori dell’epoca e anche la vicenda giudiziaria. Che presenta aspetti paradossali: nello stesso periodo che si verifica il rapimento di Dozier arriva anche la telefonata di Reagan a Spadolini, quindi un intervento diretto degli Stati Uniti sull’allora presidente del Consiglio italiano. Contemporaneamente c’era un interessamento dei bulgari con i servizi segreti dell’Unione Sovietica per via del fatto che era venuto in Italia Lech Wałęsa e quest’uomo lo conosceva e aveva rapporti con Solidarność e il 17 dello stesso giorno per coincidenza con il rapimento Dozier vengono imposte le leggi marziali in Polonia. Nello stesso anno era avvenuto l’attentato al Papa da parte di Alì Agca che tra l’altro ha anche detto che aveva avuto l’ordine dai bulgari di uccidere Wałęsa e quindi su quest’uomo si sono trovate convergenze di eventi di valenza internazionale e storica da tempesta perfetta che addirittura i giudici lo accusarono di essere il “grande vecchio” del terrorismo italiano. Il quale aveva effettivamente parlato con un agente segreto bulgaro tra i contatti che aveva e si è ritrovato in questo vortice”.
Perché uscire in questo momento con questa ricostruzione storica con questi aspetti addirittura internazionali. Perché hai sentito il bisogno ora di fare chiarezza su quegli anni bui della storia italiana?
“Innanzitutto negli ultimi anni stanno venendo a galla una serie di verità sugli anni di piombo e una serie di nuove dichiarazioni anche perché dopo che gli anni sono passati, adesso è il momento che stanno cadendo i veli sulla verità. Io ho letto molto di queste cose e i tempi mi sembrano maturi. Sembrava importante fare questa operazione e lo stesso Gotor sostiene che un romanzo potrà dare un quadro più chiaro. Un romanzo che rispecchi la coscienza collettiva.
Questo è il tuo quarto romanzo…
“Hanno tutti uno sfondo storico, il primo era legato ad una vicenda di violenza femminile nella Grecia dei colonnelli; il secondo sulle vicende del Portogallo di Salazar; il terzo alla Guerra civile spagnola e l’ultimo è questo. Ora mi sto concentrando sul teatro, ho scritto una pièce che sta girando e tra l’altro girerà anche con Caterina Fiocchetti. Si intitola “L’esodo”. “Adesso – afferma ridendo – con i romanzi basta, che è fatica”.
 

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