Lettera aperta sulla scuola di Azione Cattolica dell’Umbria

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera aperta che lAzione Cattolica dell’Umbria ci ha inviato in redazione alla vigilia della riapertura delle scuole.  Il titolo che introduce ai contenuti molto interessanti che propone è: “Con gli occhi di chi”, ovvero come stiamo guardando la situazione che andremo ad affrontare perché, si afferma, “guardata da punti di vista diversi, presenta aspetti diversi” ma con l’intento comune di porre la scuola al centro del dibattito politico.
**********
“Con gli occhi di chi?”
“La scuola ha il compito di trasmettere il patrimonio culturale elaborato nel passato, aiutare a leggere il presente, far acquisire le competenze per costruire il futuro, concorrere, mediante lo studio e la formazione di una coscienza critica, alla formazione del cittadino e alla crescita del senso del bene comune.” (Orientamenti Pastorali Cei, “Educare alla vita buona del Vangelo” n. 46). In un tempo così incerto, che necessita di un supplemento di pensiero condiviso, come Azione Cattolica dell’Umbria abbiamo voluto metterci in ascolto reciproco e a confronto sul mondo della scuola, in cui quotidianamente lavoriamo e viviamo: insegnanti, operatori scolastici, studenti e famiglie.
“Con gli occhi di chi?” dovrebbe essere la domanda con la quale affrontare qualunque situazione e contesto si viva o di cui si voglia parlare. Ancor più per parlare di scuola, per descrivere e comprendere una realtà tanto complessa quanto importante è fondamentale riflettere “con gli occhi di chi” stiamo guardando la situazione, perché, guardata da punti di vista diversi, presenta aspetti diversi.
Abbiamo deciso di guardare e parlare di scuola con lo sguardo innamorato ma, allo stesso tempo, disincantato di chi conosce la realtà vissuta e si spende per renderla sempre migliore. Abbiamo condiviso che parlare di scuola non può ridursi a discutere di plexiglass nelle classi o di banchi a rotelle o, come prima, trasformando tutto in prestazioni e numeri. Parlare di scuola è parlare di educazione e pensiero: la capacità critica di leggere contesti, aspetti e punti di vista.
Ci rendiamo conto che con la pandemia tutte le nostre fragilità personali e sociali sono esplose. Che l’esperienza del lockdown e della didattica a distanza hanno inevitabilmente travolto un sistema scuola già vulnerabile e provato dai troppi tagli, dal mancato riconoscimento del suo ruolo fondamentale per costruire una società civile, umana e inclusiva. Riteniamo che un tempo di crisi può e deve essere un tempo di opportunità e di rinnovamento. Un tempo in cui creare nuove mappe per leggere questo nuovo tempo che mentre cerchiamo di capire scorre. 
Crediamo che non dobbiamo ‘tornare alla normalità’, a “come era prima”, ma dobbiamo “abitare il presente” cercando nuovi modi di vedere e capire; crediamo che ora più che mai sia necessario un progetto serio e di lungo periodo che permetta alla scuola 

  • di essere pienamente un’autentica comunità educante in cui si imparano la bellezza e la fatica della convivenza nella diversità, vivendo la sfida dell’accoglienza (compito fondamentale se non si vuole indebolire ulteriormente il tessuto di relazioni che costituiscono il fondamento della piena cittadinanza e della crescita armonica di un territorio), con una visione della persona, dell’umanità e della società non più monoculturale, non solo interculturale, ma corale.
  • di fornire gli strumenti culturali attraverso i quali le giovani generazioni, conoscendo il passato, siano in grado di capire e interpretare il presente così complesso e fluido per riuscire a immaginare e costruire un futuro aperto, sostenibile, accogliente.

Questi sono i nostri desideri e la nostra visione di scuola. Per avere una visione bisogna avere una immaginazione che permetta di inventare quello che ancora non c’è, partendo da qualcosa che c’è. Immaginare non è facile e richiede: CORAGGIO, DESIDERIO E LASCIAR SPAZIO. 
Chiediamo pertanto che la Scuola, mai come oggi posta sotto i riflettori dell’opinione pubblica, sia messa al centro del dibattito sociale e politico del nostro Paese, non solo, per problemi contingenti ed emergenziali ma come luogo educativo e formativo fondante e capace, di nuovo, di poter essere ascensore sociale per i nostri giovani.
In che modo? Alimentando e favorendo una responsabilità condivisa in un percorso in cui, accanto all’apprendimento delle competenze disciplinari e di cittadinanza, sia possibile prendere coscienza con serenità dei propri punti di forza e di debolezza, e vivere anche l’insuccesso come parte integrante di un percorso di crescita e di orientamento.
Recuperando uno sguardo relazionale tra insegnanti e studenti, sguardo nel quale c’è quello stile del “prendersi cura” in cui l’alunno può trovare nell’insegnante un affidabile e credibile punto di riferimento per la propria crescita.
Recuperando una “complicità” tra insegnanti e genitori, per una rinnovata capacità di costruire e condividere comuni finalità formative, in nome di un reale protagonismo dei ragazzi e dei giovani, in una relazione che rispetti le reciproche competenze
Rafforzando il rapporto tra scuola e territorio, attraverso un dialogo e un confronto reciproco e costruttivo nel quale la scuola, il mondo del lavoro e dell’università siano partner nella formazione e nella piena realizzazione del singolo e della comunità.
Ritornando a investire sulla scuola: edilizia, formazione dei docenti, assunzione di personale scolastico, acquisto di nuovi arredi e nuove tecnologie come supporto ad un progetto didattico rinnovato.
La scuola è un’autentica comunità educante intessuta di relazioni e incontri, dove si imparano la bellezza e la fatica della convivenza nella diversità vivendo la sfida dell’accoglienza. Lasciare sola la scuola in questo importante compito significa indebolire fortemente il tessuto di relazioni che costituiscono il fondamento della piena cittadinanza e della crescita armonica di un territorio. La scuola, infatti, offre una visione della persona e dell’umanità. ‘Siamo chiamati a organizzare la speranza’ diceva don Tonino Bello e per rispondere a questo invito, come Associazione vogliamo:

  • avviare un processo di ‘pensiero critico’ che coinvolga studenti, insegnanti, famiglie, educatori, attraverso dei focus group in cui confrontarsi e ragionare insieme sui molteplici aspetti del sistema scuola 
  • Riscoprire la centralità del protagonismo degli studenti attraverso incontri con il Msac – Movimento Studenti di Azione Cattolica- rivolti in particolare ai ragazzi delle superiori. 

 
Con la volontà, la forza e il coraggio che questa visione richiede, come Azione Cattolica dell’Umbria – conclude la lettera aperta – auguriamo a tutti gli insegnanti, gli studenti, famiglie ed operatori scolastici, la capacità di cogliere in questo nostro tempo le reali possibilità di crescita della scuola e di chi nella scuola crede, vive e lavora; di avere a cuore il presente e il futuro di ciascun bambino e ragazzo e dell’intero Paese. Buon anno scolastico!”. 

Articoli correlati

Commenti