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Intervista a Mario Giammetti sul suo ultimo libro: “Genesis. Tutti gli album, tutte le canzoni”

È appena uscito il nuovo libro di Mario Giammetti  “Genesis. Tutti gli album, tutte le canzoni”.

Il giornalista e critico musicale Mario Giammetti, uno dei massimi esperti dei Genesis

Per i lettori di Vivo Umbria abbiamo rivolto qualche domanda all’autore, giornalista ed esperto del gruppo come pochi altri, oltreché musicista: proprio su queste pagine abbiamo parlato alcuni mesi fa dell’ultimo disco del gruppo Algebra di cui fa parte.

Gli Algebra

Il libro appena uscito è solo l’ultimo di una lunga serie che hai dedicato alla formazione inglese: in cosa si differenzia dai precedenti?

L’idea era fornire una guida ragionata, dettagliata ma non maniacale, dell’arte dei Genesis nell’arco di tutta la loro carriera. A dire il vero, inizialmente avevo proposto qualcosa di diverso all’editore, e cioè il seguito di “Genesis – Gli anni prog”, il mio libro pubblicato da Giunti nel 2013. Ma Il Castello ha un catalogo vastissimo in cui la musica è solo una delle discipline. In altre parole, non essendo un editore specificatamente musicale, anche se di libri rock ne ha pubblicati parecchi, era interessato a un volume sull’intera carriera dei Genesis. Tra l’altro mi fa piacere sottolineare che il mio è il primo libro musicale di un autore italiano pubblicato da Il Castello, dato che tutti gli altri sono traduzioni di opere straniere. Da parte mia sono stato ben felice di accettare la loro proposta a un’unica condizione: che non si lesinasse sulla parte grafica, come purtroppo mi è accaduto quasi sempre con i libri precedenti.

La copertina dell’ultimo libro di Mario Giammetti

In effetti la veste grafica del libro è davvero molto curata, da cosa scaturisce?

Devo premettere che questa casa editrice lavora abitualmente a questi livelli, come avevo avuto modo di vedere in un libro sui Pink Floyd da loro pubblicato qualche anno fa. Questa volta, però, sono andati persino oltre: il mio libro è 240 pagine di grande formato ed è custodito in un cartonato rigido. Abbiamo messo la massima attenzione per scegliere il materiale, cercando di rendere il tutto interessante anche per chi ha già visto di tutto sui Genesis. Ci sono infatti moltissime foto provenienti da collezioni private, oltre che cartoline promozionali, poster, locandine, biglietti di concerti.

Gli argomenti trattati nel libro, cioè la minuziosa analisi del repertorio genesisiano, hanno ancora dei lati non conosciuti? 

C’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, e questo riguarda me per primo. La materia è ricca di ispirazione e di dettagli che non finiamo mai di apprendere. Ma, come ti dicevo prima, questo libro in particolare non intende rivelare chissà quale verità che non sia stata già portata alla luce, da me o da altri. L’obiettivo era, semmai, di rivolgersi ad un pubblico molto interessato alla storia delle canzoni e, di riflesso, a quella della band, che possa apprezzare la bellezza della musica leggendone i retroscena e perdendosi nelle immagini. Con la speranza, insomma, di intrigare tanto il fan smaliziato quanto le auspicabili new entry.

Porti avanti la fanzine Dusk, l’unica rimasta che fornisce informazioni sul mondo legato ai Genesis da molti anni. Nel 2020 qual è ancora l’interesse per il gruppo? In questi giorni esce l’ultimo numero, di cosa si parla?

Uno dei numeri della storica fanzine “Dusk”

Anche se non si possono certo definire un gruppo di nicchia, i Genesis in Italia non sono mai stati al livello di popolarità di tanti altri (mi vengono in mente Pink Floyd, Led Zeppelin, Queen e U2, per non parlare di Beatles e Stones). Tuttavia la band ha sempre potuto contare su uno zoccolo duro di appassionati, alcuni dei quali generosamente seguono e sostengono anche Dusk, fanzine che ho fondato nel 1991 (quindi ci avviciniamo al trentennale!) ma che, dal 2007, è una rivista a tutti gli effetti. L’ultimo numero ospita un’intervista a John Burns, produttore di tre dischi dei Genesis degli anni ‘70, ma soprattutto offre il consueto sguardo su tutto ciò che ruota intorno a questi straordinari musicisti, ognuno dei quali, non dimentichiamolo, vanta una carriera solista molto prestigiosa. Ogni numero di Dusk (che da un paio di anni è interamente a colori) conta 68 pagine, e questo è il numero 95. Pensa un po’ quanto abbiamo scritto sulla materia, io e gli straordinari collaboratori!

Il 2020 è stato un anno difficile per tutti, per te però denso di lavoro e di pubblicazioni. Nel mese di maggio è uscito infatti in lingua inglese “Genesis 1967 to 1975 – The Peter Gabriel Years”. Cosa puoi raccontarci in proposito?

Il libro in inglese rappresenta, per me, un punto di arrivo. Ho cercato a lungo un editore abbastanza coraggioso da affidarsi a un giornalista che parla un’altra lingua, il che ovviamente comporta anche un investimento maggiore dovendo sostenere i costi di traduzione. Nonostante il libro sia stato pubblicato nel periodo peggiore, con lo spauracchio della pandemia ancora fortissimo, sta andando molto bene ed è già prevista una ristampa. Anche le recensioni sono state finora estremamente positive. Intanto è in fase di ultimazione la traduzione del seguito, il cui titolo provvisorio è “Genesis 1976 to 2021 – The Phil Collins Years”. E questa, purtroppo, per il momento rimane una pubblicazione esclusivamente in lingua inglese.

In Umbria si è svolto per alcune edizioni il Dusk Day (la giornata dedicata ai Genesis), e c’è un importante club dedicato alla formazione inglese, il Genesis Club Rex House di cui è presidente Silvio Amenduni; non mi posso esimere quindi dal chiederti qual è il tuo rapporto con la nostra regione.

Il manifesto della quarta edizione del Dusk Day a Orvieto

Il Dusk Day è stato un sogno concretizzato da Silvio Amenduni e Riccardo Regi, per il quale sarò loro eternamente grato. Dal 2005 al 2008 abbiamo tenuto quattro edizioni una più bella dell’altra nella splendida Orvieto (la prime tre nella Sala dei Quattrocento, l’ultima al teatro Mancinelli). Nel 2005, per festeggiare il numero 50 di Dusk, proiettammo i filmati di congratulazioni degli stessi Genesis, e Mike Rutherford e Anthony Phillips addirittura telefonarono in diretta! Negli anni successivi abbiamo ospitato vari personaggi della leggenda Genesis: il compianto John Mayhew (batterista di Trespass) e Dale Newman nel 2006, Ray Wilson e Richard Macphail nel 2007 e infine i fratelli Steve e John Hackett nel 2008, edizione da cui fu tratto persino un dvd ufficiale. Sono ricordi bellissimi ma non gli unici che mi legano all’Umbria, regione che adoro da sempre e ho visitato con estremo piacere tantissime volte. Da voi ho anche tanti amici carissimi che spero di rivedere presto.

Il tuo pensiero sull’annunciata reunion e relativo tour che avrebbe dovuto svolgersi tra novembre e dicembre ed invece causa covid è stato posticipato ad aprile 2021.

Ho appena finito di ascoltare (dovendolo recensire per Classic Rock) un recentissimo live degli Yes, e sono rimasto esterrefatto per la lentezza e la piattezza delle esecuzioni di brani che, mezzo secolo fa, avevano un’energia straordinaria. È vero che negli Yes non è rimasto quasi nessuno della line-up storica, mentre i tre Genesis dell’era più fortunata sono ancora tutti lì, ma in quali condizioni? Banks non fa concerti da 13 anni, Rutherford con i Mechanics suona partiture estremamente semplici e, quanto a Collins, purtroppo, sappiamo benissimo come sta fisicamente. Tutto questo non lascia purtroppo presagire niente di buono. Ma il mio giudizio, che è totalmente negativo, va oltre: mi chiedo il senso di un’operazione nostalgia che non farà certo del bene alla reputazione dei Genesis, data l’assenza totale di ispirazione e di motivazioni. E questo è davvero un peccato per una band che, viceversa, del coraggio di guardare avanti ha sempre fatto una bandiera, spesso anche andando contro le aspettative dei suoi stessi fan.

Grazie della tua disponibilità Mario. anche in veste di componente dell’associazione Trasimeno Prog mi auguro che ci sarà presto la possibilità di riprogrammare l’evento Genesis Night che avevamo previsto per fine marzo scorso. A presto.

Alfredo Buonumori
Alfredo Buonumori

Perugino, diploma di maturità classica, commerciante per una ventina d’anni, da sempre appassionato di musica (tutta quella bella), ma il cuore batte più forte per il progressive rock, il primo amore, e per il jazz. Dallo scorso anno fa attivamente parte di un’associazione culturale-musicale che si occupa della diffusione della musica progressive rock.

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