Menzione

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Due giorni fa abbiamo accolto e rilanciato con grande piacere la menzione speciale alla Biennale Teatro di Venezia per La tragedia è finita, Platonov del drammaturgo, regista e (in alcuni casi) attore Liv Ferracchiati. Questo non è il primo riconoscimento nazionale per il fondatore della compagnia The Baby Walk. Due spettacoli della sua preziosa Trilogia sull’Identità, Stabat Mater e Un eschimese in amazzonia, si sono aggiudicati nel 2017 rispettivamente Premio Hystrio Nuove Scritture di Scena e Premio Scenario. Con questa menzione, però, esce dalla categoria artistica dei giovani – anche se resta tale anagraficamente –confermando che l’interesse e l’importanza del suo lavoro esondano naturalmente dai confini del, pur importante, teatro giovanile per collocarsi in un orizzonte sempre più trasversale. 
La menzione è sicuramente una bella notizia per il teatro della nostra regione, essendo Ferracchiati tuderte e tra i drammaturghi supportati dal Teatro Stabile dell’Umbria di Nino Marino. Ma credo sia doveroso salutare il riconoscimento in un’ottica più ampia, inserendolo nel percorso di un artista a cui non interessa necessariamente la fame del Nuovo – intesa come categoria culturale e non forza di innovazione di cui, invece, è pieno – per elaborare proposte di teatro concrete, con domande forti a guidare la ricerca e il processo creativo. Una buona notizia, quindi, non solo per il panorama umbro, ma per il contesto nazionale. 
Ho conosciuto Liv nel 2018 partecipando ad una sua Masterclass nel Festival di Todi, nella sezione Todi off diretta da Roberto Biselli. Si trattava di una ricerca sulla drammaturgia dell’attore che, partendo da incursioni attoriali nella realtà, le rielaborava in monologhi scritti e pensati dai partecipanti. Il tema era applicare una rivoluzione privata su qualcosa che volessimo cambiare in noi stessi o nel mondo circostante. Non scenderò in ulteriori dettagli perché certe cose devono rimanere in quello spazio di produzione artigianale e alchemico, anche un po’ iniziatico, e aprirsi solo a chi vuole e può partecipare. In ogni caso ho sperimentato sulla pelle il suo approccio verso un linguaggio semplice e asciutto, in cui ciò che accade e quello che su di esso viene creato si mescolano ed emergono in una scena ancora più reale del reale. Non si tratta semplicemente di realismo, ma costruzione di un proprio impulso creativo che si costituisca in una verità scenica. 
Questa tensione e rispecchiamento tra teatro e verità emerge con forza, come già scritto, in Commedia con schianto. Struttura di un fallimento tragico (2019), dove il protagonista, drammaturgo e scrittore come Liv, chiede ai suoi attori di rappresentare la realtà perché niente è meglio della realtà stessa. Il suo linguaggio asciutto, calzante e ironico accompagna costantemente lo spettatore in una verità che si scolpisce davanti agli occhi e a cui simpateticamente partecipa, il tutto veicolato da un forte connubio tra gioco scenico e forza attoriale. Su questa base solida si sviluppa la sua proposta teatrale che consiste in uno spostamento di prospettive, rivoluzionario, tanto nei testi che scrive o in quelli che sceglie, come nel caso del Platonov rielaborato da Cechov. 
La sua attività a teatro è, inoltre, a trecentosessanta gradi. Va ricordato il lavoro di politica teatrale condotto nell’ambito di sviluppo e partecipazione del pubblico (audience development), ovvero “Progetto Pubblico” (2019-2020) realizzato in collaborazione del Teatro Stabile dell’Umbria (qui). Un impegno importante da parte di un artista e di una istituzione teatrale, in un momento storico – che risale a molto tempo prima dell’emergenza – dove la formazione di coscienze e, quindi, di spettatori non sembra interessare abbastanza alla politica culturale del paese.  Purtroppo le circostanze note a tutti hanno interrotto gli incontri in presenza condotti da Liv e da altri collaboratori e artisti, tra cui anche Samuele Chiovoloni, ma sono stati comunque raggiunti dei risultati interessanti diffusi attraverso la rete.
Da studente e amante del teatro non posso che essere felice per Liv Ferracchiati, considerando questo riconoscimento un segnale positivo da percorrere tanto nella nostra regione quanto su un piano nazionale verso una attenzione sempre maggiore alla sua ricerca e ai suoi progetti. 
 
Foto di copertina: © 2017 Mirco Baccaille

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