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Dove i muli si inginocchiarono, lì sorse il Santuario di Santa Maria di Macereto

MACERETO DI VISSO – Stavolta oltrepassiamo i confini umbri per addentrarci nel Maceratese. Su un antico percorso della via dei Romei, che dall’Abbruzzo conduce a Visso, verso Loreto, a quota mille metri sull’altipiano di monte Grotagna e’ situato il complesso monumentale di Santa Maria di Macereto comprendente vari corpi: chiesa santuario, casa dei pellegrini, la casa del corpo di guardia, il palazzo delle Guaite.

Santuario di Macereto, lato facciata con portale
Santuario di Macereto, particolare di un portale

Tutto nasce da una storia che ha del miracoloso e fantastico. Qui, tra ruderi dell’antico castello,  visse come eremita Frate Ugolino Magalotti quando, nel 1338, la sua ragazza Clara Reguardati si ritiro’ presso il monastero delle clarisse. Ugolino curò l’Oratorio di Santa Maria fino alla sua morte avvenuta nel 1373. Il suo ricordo e’ scolpito sul plinto di sinistra del portale, dove l’ effige regge in mano un libro e un cuore. Durante il suo periodo di vita, il 12 agosto del 1359, mentre una carovana trasportava una statua della Madonna col Bambino da Loreto al Regno di Napoli, i muli si fermarono e caddero in ginocchio (nell’area dove attualmente e’ situato il Santuario) e non vollero più ripartire. Il popolo, giunto in aiuto e vedendo l’accaduto, penso’ che fu quello un segno divino e vollero che la statua della Vergine rimanesse lì.

Santuario di Macereto, porta con arco e stemmi

In poco tempo fu costruita una chiesetta sul modello della Porziuncola di Assisi. Si racconta che il luogo fu soggetto ad eventi prodigiosi, come quello accaduto nel 1414 quando un cieco recupero’ la vista. L’ Oratorio allora fu oggetto di pellegrinaggi di fedeli provenienti da varie parti del territorio.

Santuario di Macereto, antico Sacello rivestito in pietra

Nella seconda metà del ‘400 la statua fu sostituita con un altra. Fu Incoronata nel 1759 e in tempi moderni conservata presso la pinacoteca di Visso. Nel 1517 il comune di Visso decide di costruire la chiesa.  Nel 1528 iniziarono i lavori della costruzione del Santuario sulla primitiva chiesetta ad opera dell’ architetto Giovan Battista da Lugano su un precedente progetto del 1505 del Bramante.

Macereto, palazzo delle Guaite

I lavori dopo la morte di Giovan Battista furono ripresi nel 1553 sotto la direzione di Filippo Salvi da Bissone e terminati nel 1556. Il tutto del complesso e’ racchiuso da un muro di cinta a cui e’ addossato un colonnato. “Esso rappresenta (scrive A. Fabbi) il tempio ideale del Rinascimento, rispondente ai disegni del Bramante, al tempio centrico dell’ ideale platonico di Leon Battista Alberti, secondo i disegni prospettici di Pier della Francesca e le linee scandite sul profilo delle chiavi del Perugino e dello Sposalizio di Raffaello. Esso doveva ricordare, nello spazio ben concluso e compatto, la potente architettura romana degli arconi e delle cupole. Leonardo da Vinci per primo ne dette i disegni che furono attuati dal Sangallo e dal Brunelleschi e appunto da Domenico Bramante nel San Pietro a Montorio. Era l’ ideale geometrico della pianta a croce iscritta in un quadrato, della cupola conclusa su 4 arconi poggiati su quattro pilastri angolari a croce greca. Questo ideale bramantesco fu attuato nella chiesa della Consolazione a Todi e qui in Santa Maria di Macereto. Uno stile che verrà preso in molte chiese per tutto il XVI secolo”. Andiamo a conoscere nel dettaglio il complesso: sorge nel feudo dei Conti di Fiastra Magalotti e successivamente feudo dei Boncompagni. Realizzato in calcare levigato proveniente dalla cava della Tana. (A Fabbi descrive minuziosamente l’ edificio) Esternamente ha forma poligonale per gli avancorpi aggettanti delle quattro facciate, e internamente a croce greca. Lo stilobate  poligonale forma una base di 60 centimetri su cui si elevano limpide paraste angolari di 9, 50 metri coronate da capitelli compositi con racemi e uccelli, a sostegno di un cornicione dentellato ad ovuli. Una seconda partizione orizzontale di 2 metri forma la fascia dell’attico. Al centro domina il volume ottagonale del tiburio serrato di cornici e Modiglioni le cui facce sono alte tre metri e sopra il tetto si erge la lanterna. Proporzione la massa tripartita in altezza corrispondente ai 28 metri la larghezza e di profondità; al tiburio corrisponde internamente la cupola ovale scandita da 8 costoloni e da quattro loculi che trasforma la base quadrata in ottagonale attraverso i 4 pennacchi angolari. Come detto la costruzione fu iniziata nel 1527 -1528 dai maestri lombardi sotto la direzione di mastro Filippo Salvi da Meli che tra il 1524 e 1563 diresse i lavori alla Consolazione di Todi e la cupola del duomo di Foligno 1544 – 1547. Mentre Giovan Battista da Lugano qui nel 1539 mori precipitando mentre terminava gli arconi. Per la Pentecoste del 1563, fu terminata la copertura e il comune di Visso organizzò una fiera nel portico. L’ oratorio, al centro del Santuario fu arricchito e abbellito da pietre con cornici sullo stile classico e festoni realizzato da mastro Antonio veneziano e Francesco Casella da Cortona di Lugano operanti a Todi (1584-1604). Tre sono i portali, arcuato con due colonne scanalate con capitello corinzio, fascione e timpano. Sul primo si possono scorgere tre stemmi: il Pontefice Sisto V, del Vescovo Orsini, e del comune di Visso. Nel 1563 fu completato dai tagliapietre Carlo di Tommaso da Bissone (Lugano) e Giacomo Filippo da Cotignola. L’ intradosso presenta 10 formelle con rappresentazione di Santi e Annunciazione. L’ interno maestoso. Quattro pilastri angolari sostengono i 4 arconi del quadrato, scolpiti da rosoni al culmine si legge “Grazia Dei”. Grandi giochi di pilastri, capitelli, archi, paraste.

Santuario di Macereto, un nicchione affrescato

Affreschi, tra stucchi adornano alcuni nicchioni interni. Sulla porta della sacrestia un bassorilievo raffigurante il Cristo Risorto con lo stemma di Papa Paolo III Farnese, quando da Cardinale Legato per le Marche visitò il Santuario. In quella occasione, donna Angeruda gli predisse il papato

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Carlo Favetti

Nato a Ferentillo, ho pubblicato saggi d'arte, volumi di storia e libri di poesie. Ho collaborato con il Corriere dell'Umbria dal 1998 al 2010 e poi con il Il Giornale dell'Umbria. Nel 1993 ho fondato l'associazione culturale Alberico I Cybo Malaspina.

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