Tsu: il dpcm cancella 39 spettacoli e la nuova produzione “Guerra e Pace” di Andrea Baracco

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PERUGIA – Non vedevamo l’ora. Su Vivo Umbria avevamo iniziato il conto alla rovescia verso il debutto del 28 ottobre al Morlacchi di “Gerra e Pace“, la nuova produzione del Teatro Stabile dell’Umbria costruita dal regista Andrea Baracco sul romanzo immortale di Lev Tolstoj.

Il regista di Guerra e pace, Andrea Baracco

Così come gli amanti del teatro di Terni, Narni, Gubbio, Magione e Todi erano in attesa del via degli avanprogramma annunciati nel giorni scorsi dal Tsu. Tutto annullato dal dpcm. Il risultato è devastante: 39+1=40. E’ il totale degli spettacoli (39 degli avanprogramma e Guerra e Pace) che non vedremo. Peraltro in teatri assolutamente sicuri dal punto di vista sanitario, costantemente sanificati, rigorosamente rispettosi dei protocolli e del distanziamento. Incomprensibile perché non giustificato dai fatti. Nella speranza che Conte e compagnia tornino sui loro passi alla svelta senza aspettare il 24 novembre perché i problemi pandemici stanno altrove, abbiamo chiesto al direttore Nino Marino d fare il punto della situazione.

Il direttore del Tsu, Nino Marino (ph Pier Nicola Bruno)

Cominciamo da Guerra e Pace: che ne sarà?

“Stiamo continuando a fare le prove per chiudere lo spettacolo in modo che la produzione sia pronta e definita nelle sue parti per presentarlo al pubblico appena possibile, intanto cerchiamo di capire quali sono i prossimi impegni degli attori che sarebbero rimasti con noi fino al 22 novembre. La situazione è ancora da capire e definire”.
Gli attori di Guerra e Pace sul palco del Morlacchi
Peraltro l’allestimento del Morlacchi, senza platea e con il pubblico dislocato solo sui palchetti, assicura molto più che il distanziamento previsto.
Morlacchi a prova di Covid: niente pubblico in platea che diventa un immenso palcoscenico e spettatori solo nei palchetti
“Abbiamo fatto di necessità virtù prevedendo anche la possibilità, a richiesta, anche di un solo spettatore su un singolo palchetto pagando la stessa cifra. Abbiamo provveduto a sanificare costantemente tutti i locali e ad effettuare i controlli giornalieri seguendo scrupolosamente i protocolli. Pensavo fosse fondamentale accompagnare il pubblico della nostra regione a vivere un momento che cura l’anima quando la comunicazione è legata principalmente a questioni di carattere sanitario ed economico. Per questo oltre che disorientati, siamo anche dispiaciuti”.
Gli attori, terminate le ultime prove, torneranno a casa propria?  
“Questo ancora non lo sappiamo. Occorre il tempo necessario per non prendere decisioni affrettate”.
Passiamo agli avanprogramma che avevate predisposto per le stagioni teatrali di Terni, Narni, Gubbio, Magione e Todi.
“Senza dubbio la questione sanitaria è prioritaria per questo d’intesa e con l’impegno degli enti ci siamo mossi per garantire il nostro apporto dal punto di vista della proposta culturale ma anche lavoro a chi ha già sofferto del primo lockdown. La nostra volontà resta comunque quella di trasformare le limitazioni in opportunità e dunque faremo di tutto affinché questa ulteriore interruzione sia meno traumatica possibile: saremo vicini in ogni modo agli attori, ai lavoratori, a chi vive il teatro”.
Si aspettava la chiusura dei teatri disposta dal nuovo dpcm?
“Non perché recentemente c’era stata la comunicazione dello studio Agis dal quale emerge chiaramente la totale sicurezza sanitaria all’interno dei teatri con un solo contagio su 350 mila spettatori nel periodo giugno-primi di ottobre”.
Giù il sipario. Niente applausi. Tanta delusione, tristezza e incredulità. Assurdità in teatro. Aspettando che torni il teatro dell’assurdo.

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