Il Cut spiega perché ristori e donazioni varie vanno solo a una esigua élite della cultura

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter

 

Domani 30 ottobre a Perugia in piazza Italia alle ore 10, molti dei protagonisti della cultura in Umbria aderiranno alla protesta nazionale indetta dai sindacati dello spettacolo di Cgil, Cisl e Uil. Alla vigilia della manifestazione raccogliamo e proponiamo ai lettori di Vivo Umbria questa nota del Centro Universitario Teatrale di Perugia. Una riflessione-informazione che spiega perché la stragrande maggioranza degli artisti non vedrà un euro e perché invece sarebbe opportuno che si sostenessero le realtà del territorio.

*********

A BUON INTENDITOR…

Il teatro è composto per lo più da piccole realtà visibili soprattutto nel proprio territorio di appartenenza, a volte con un lungo passato alle spalle, in certi casi sorprendentemente prestigioso, o sorte da poco, a conduzione giovanile, ignorate e snobbate da mass media e organi di informazione, ma spesso non dalla locale cittadinanza.

In questi giorni si dà tanto risalto con una prosa gonfia e magniloquente alle munifiche elargizioni infelicemente definite “ristori” da parte dell’attuale Governo, a favore, viene detto, dei lavoratori e delle ‘imprese’ dello spettacolo. Chi non è del mestiere, compresi gli organi di informazione, sappia che, in realtà, tutta questa generosità si concretizzerà solo in minima parte e in limitati casi nelle tasche di questi soggetti, pervenendo solo a una esigua élite di favoriti dalla sorte, in verità prescelti dagli autorevoli detentori dei cordoni della borsa. L’ha potuto già verificare nei precedenti mesi, durante il primo lockdown generalizzato, la maggior parte degli operatori dello spettacolo, non avendo ricevuto alcun sussidio, promesso e sbandierato con enfasi nel momento della chiusura per la pandemia, pur avendone diritto. È un caso che riguarda anche noi, ma non solo. Figuriamoci, non riusciamo a tutt’oggi neppure a essere ricevuti dall’Inps per esaminare la pratica, arroccata com’è quest’istituzione pubblica su sé stessa!

Quali sono i motivi? È presto detto. 

Queste donazioni ‘a fondo perduto’ pervengono di solito, quando va bene, solamente a coloro i quali possono documentare di aver effettuato un certo numero di giornate lavorative, in regola con i relativi contributi previdenziali e assistenziali: in breve, a professionisti scritturati dalle ‘imprese’ dello spettacolo e a queste stesse, in grado di disporre di più o meno grandi fatturati. Ma il teatro non lo fanno solo i grandi teatri, con le loro copiose produzioni e con le più o meno sfarzose corti al loro seguito, con a capo più o meno rinomati protagonisti. Ed è proprio qui che emergono le vere contraddizioni che sembrano endemicamente connesse a questo precario mestiere.

La stragrande maggioranza degli operatori dello spettacolo sono lavoratori occasionali, considerati e retribuiti come tali, non sempre peraltro alla luce del sole, sindacalmente non protetti né tantomeno considerati, privi quindi di adeguate protezioni contributive e di visibilità. Ai compensi a loro riconosciuti vengono effettuate, al massimo, le trattenute fiscali alla fonte, in qualità di generici lavoratori occasionali, senza tuttavia essere messi in regola secondo le normative guida inerenti ai lavoratori dello spettacolo dal vivo. Morale della favola: quando vengono elargiti i “ristori”, essi pervengono ai pochi fortunati scritturati dalle ‘imprese’, nel migliore dei casi, ovvero a una esigua minoranza di tutto il compartimento del settore. Spesso, come già detto, neanche a costoro, pur avendone diritto. 

Ma la viziosa perversione di questo sistema non finisce qui. Un esempio concreto?

Sta cadendo il triste anniversario dell’ultimo evento sismico del 2016. Sono almeno tre anni che vengono elargiti, puntualmente ogni anno, dal FUS (Fondo Unico dello Spettacolo), tramite Regione Umbria, centinaia di migliaia di euro (346.000 per l’esattezza) a favore, si dice, dei Comuni della Valnerina. Ma, in realtà, a favore di chi?

Del territorio? No. Della popolazione o di sue associazioni culturali? No. Degli operatori culturali del territorio? No. Delle Amministrazioni locali che possano poi a loro volta sostenere liberamente a loro discrezione, con cognizione di causa, associazioni locali e territorio? Nemmeno. Ma allora, ci si chiederà, dove va a finire ogni anno questo fiume di denaro pubblico?

Risposta: va esclusivamente alla élite di Enti riconosciuti dallo Stato (leggi FUS) che, naturalmente, non operano stabilmente nei territori vittime del sisma, anziché andare direttamente ad associazioni culturali e teatrali costantemente presenti nel territorio (ci sia consentito dirlo, come la nostra, che opera ad esempio continuativamente in dette zone da quattro anni a questa parte) e che conducono approfondite ricerche antropologico-culturali, che si adoperano a sostegno di compagnie teatrali locali, centri di assistenza per bambini, ragazzi e anziani, promotrici di eventi spettacolari, performance, laboratori nelle scuole, manifestazioni culturali e tradizionali, ecc.

Se tutti questi ristori fossero davvero pervenuti alle piccole realtà associative, tenute invece in coni d’ombra, non staremmo dopo quattro anni ancora a protestare, dal dimenticatoio, senza che nulla si sia mosso, in cerca di attenzione, denunciando l’ignobile assenza delle istituzioni, degli organi di informazione e di adeguati sostegni economici. Sono queste realtà minori che, al pari delle grandi istituzioni, mandano avanti il teatro in tutte le sue molteplici forme in Italia, per non trasformarlo in azienda commerciale, in spettacolificio.

Così vanno le cose.

Dulcis in fundo: gli intellettuali, i giornalisti che agiscono per conto degli organi di informazione, per i giornali della carta stampata, i mass media, in tali occasioni, quando vengono elargiti questi fondi, quando si verificano eventi straordinari, e si chiudono teatri, cinema e associazioni culturali e teatrali diffuse capillarmente nel territorio, centri associativi e ricreativi, realtà giovanili che animano appassionatamente il tessuto sociale, con chi si relazionano? A chi danno voce? A chi pubblicano i comunicati stampa? Quali esperienze seguono con costante attenzione? Dove li si trova presenti? A fianco di chi? Chi intervistano? A quali conferenze stampa vanno, e a quali no? A chi danno visibilità?

Confidiamo che saprete rispondere da soli a questi interrogativi.

Articoli correlati

Commenti