Homo Venanticus, esemplare di una specie speciale

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Venanti

PERUGIA – L’Homo Venanticus non ha recinti. Impensabile relegarlo a una singola applicazione, seppure appassionante come l’arte.

Opportuno, piuttosto, sostituire talvolta con la penna il pennello.
Grintoso con la vita, polemico quanto basta, curioso di sapere come andranno a finire le umane cose, tutte, nessuna esclusa, lui incluso, crede che la scienza possa e debba dare una risposta. Detto che qualche volta è portato ad alzare gli occhi verso il cielo per procurarsi il necessario lenimento. Così, coerentemente, dialoga con chi ha conoscenze utili, figure di intellettuali capaci, però, di tradurre a tutti il loro pensiero.
Da qui, ad esempio, l’indole che lo porta a dare alla sua città natale, che solitamente ama profondamente, un contesto opportuno, un luogo deputato allo scopo. E spesso capita che possa intitolarlo a un concittadino. A un Luigi Bonazzi, nel caso specifico.
L’Homo Venanticus è abituato a difendere il suo territorio secondo Natura. Osservarlo e seguirne le tracce può essere pertanto un insegnamento etico.
Sa argomentare con ironia, talvolta con toni accesi, pronto al contraddittorio ma solo se ne vale la pena.

Ha occhi e percezioni raffinate,  talvolta in controtendenza. Specialmente se la tendenza è quella che la contemporaneità al momento offre.
L’Homo Venanticus si circonda di cimeli e oggetti che hanno l’odore del ricordo che in alcuni casi rappresenta e interpreta nelle sue applicazioni artistiche, in altre circostanze ama conservare per poi condividere.
L’Homo Venanticus, lo avrete capito, appartiene a una specie speciale. Pertanto da preservare.
Nel giorno del suo compleanno si concederà il tempo strettamente necessario per spegnere le candeline (del resto è arrivato a quota novanta), per poi tornare alle sue numerose e variegate occupazioni.  Perché tante ne ha e tante ancora ne avrà.
Auguri, Maestro Franco Venanti.

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