Presentata la proposta di legge per lo spettacolo: più welfare, più possibilità contributive, agevolazioni fiscali e contributive

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Ieri, nella sala conferenze della Camera dei Deputati, l’on. Chiara Gribaudo (PD) ha presentato la nuova proposta di legge sulle nuove tutele per i lavoratori dello spettacolo. Assieme a lei,  l’on. Alessandra Carbonaro (M5S) e Emanuela Bizi del Slc Cgil Nazionale; presenti anche l’attore Lino Guanciale e il regista Fabio Magnolini perché il progetto di legge è nato da un confronto con i sindacati e lavoratori. 

Il settore dello spettacolo, già in crisi, ha dovuto affrontare la pandemia investendo durante le riaperture per adeguarsi alle disposizioni sanitarie per poi ripiombare in una nuova chiusura. Questa situazione coinvolge 327 mila lavoratrici e lavoratori che, già in passato, faticavano a trovare tutele e che oggi possono vedere il proprio reddito dimezzato. Gribaudo insiste, però, sulla possibilità che questo disegno di legge possa rispondere anche a «problemi antichi» con lo scopo di «mettere ordine al disordine», riferendosi alle poche tutele e alla carenza normativa che attanaglia il settore, praticamente, da sempre. 

Il disegno di legge, nello specifico, agisce in tre punti: 

  1. Potenziamento del welfare, in particolare ciò che riguarda giornate di malattia e tutele assicurative
  2. Ampliamento di possibilità di tutele contributive al settore dell’insegnamento e della formazione
  3. Strumenti di agevolazione fiscale e contributiva per favorire l’emersione del lavoro sommerso

In particolare occorre fare attenzione al secondo punto. Per un artista o un tecnico «tra la fine di un lavoro», sostiene Guanciale, «e l’inizio di un altro può passare un tempo x di durata imponderabile». Ma il tempo di apparente inattività si traduce in long life learning, ovvero in attività di formazione e ricerca; «tempo», sostiene l’attore, «in cui si costruisce lavoro e si costruisce se stessi per lavorare». La proposta di legge intende rispondere a questa necessità creando «un’indennità specifica», dice Gribaudo, «per contrastare i cali di reddito di questi lavoratori attraverso un percorso di formazione». 

I lavoratori dello spettacolo si potrebbero ritenere soddisfatti di questo iniziale riconoscimento economico riguardo le attività di formazione, assieme alla necessità – sostenuta da tutti i relatori – di fare sistema attraverso nuove leggi e strutture di welfare. Tuttavia la proposta di legge non sembra conciliabile con l’attuale normativa dello spettacolo che, più di ogni cosa, tiene conto del numero di spettacoli, costringendo compagnie e lavoratori a puntare sulla quantità piuttosto che la qualità.

 

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