L’Omelia contadina di Alice Rohrwacher e JR contro le monocolture intensive e i pesticidi

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PERUGIA – Una foto di corpo morto di venti metri per quattro portata in processione funebre per le campagne umbre. Questa la forte immagine di Omelia contadina (2020) il corto di Alice Rohrwacher e JR, realizzato in collaborazione con la comunità rurale dell’altopiano dell’Alfina (tra Umbria, Lazio e Toscana), presentato il secondo giorno del Love Film Festival

Alice Rohrwacher

Rohrwacher, intervistata da Daniele Corvi, parla di un’«azione cinematografica» in supporto alla lotta della comunità «contro le monocolture intensive e contro i pesticidi». L’opera mette in scena un simbolico rituale funebre riferito all’agricoltura contadina, «non morta di morte naturale», sostiene la regista, «ma morta uccisa»; anche se accanto all’immagine di morte c’è, diciamo pure naturalmente, quella di rinascita nella forza del lavoro di questi contadini. 

La locandina di Omelia Contadina

L’altopiano dell’Alfina, infatti, ha visto distruggere la propria biodiversità per far sorgere sconfinati campi di noccioleti da impiegare nell’industria dolciaria. Una monocoltura intensiva che ha devastato la flora e la fauna del territorio nella sua biodiversità. È proprio questa immagine di desolazione paesaggistica a far nascere il processo artistico di Alice Rohrwacher e del fotografo JR: «File ininterrotte di alberi legati attraverso dei tubi da cui ricevono fertilizzanti per crescere a una velocità più rapida e per produrre di più. Il terreno è arso perché niente può nascerci sopra a causa dei pesticidi. Non c’era un uccello o essere umano, perché non ci sono lavoratori. Sembrava un paesaggio di guerra, sembra un cimitero di guerra ci siamo detti [Alice Rohrwacher e JR]. Da questa immagine funebre è nata l’idea di fare un funerale». 

Presente all’incontro del LFF6 anche Fabrizio in rappresentanza della comunità rurale dell’Alfina di cui fa parte. Il contadino racconta la difficoltà della situazione che ha fatto nascere nella comunità la necessità di denunciare e, con questo, ottenere più visibilità per la propria causa. «Stiamo facendo un percorso», sostiene Fabrizio, «grazie anche a questa azione cinematografica di Omelia contadina per informare e fare presente alle popolazione dei luoghi il rischio grande a cui si va incontro» per indurre a far pensare loro alla terra non «come valore finanziario ed economico», ma «come luogo di socializzazione, di costruzione e di produzione di un cibo che poi è nutrimento».

Parlando di questi temi è molto facile passare dal micro al macro. Se l’azione cinematografica è situata in un territorio specifico, il valore artistico certamente fa riflettere su tematiche universali riguardanti la tutela delle biodiversità rispetto ai danni ambientali e paesaggistici causati dallo sfruttamento intensivo. «Per il nostro futuro dobbiamo difendere il mosaico paesistico, dobbiamo difendere la terra dai pesticidi, anche per il cinema perché il valore per la bellezza ci permette di poter raccontare delle storie e vivere all’interno di storie che accadono» conclude Rohrwacher. 

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