Marco Bocci e il paesino di Fantignole: un po’ di autobiografia e tanta Umbria nel suo libro “In provincia si sogna sbagliato”

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Anche Marco Bocci è stato ospite della VI edizione di Love Film Festival. E si è presentato nella doppia veste di attore e scrittore. Anzi, triplice visto che con A Tor bella monca non piove mai (2019) ha realizzato la sua prima prova alla regia cinematografica. «Un’esperienza veramente fantastica della mia vita», racconta Bocci a Daniele Corvi, direttore artistico del LFF che lo ha intervistato a Tef Channel assieme a Francesca Vittoria Renda.

«Da tanti anni desideravo lavorare alla regia di un film, ma che trattasse argomenti sviluppati da me (in sceneggiatura ndr). Una possibilità che ho sfruttato alla grande e che mi ha fatto innamorare ancora di più del mio mestiere, dandomi la possibilità di spaziare a trecentosessanta gradi».

A proposito della sua passione per la scrittura parla del suo nuovo libro In provincia si sogna sbagliato (2020), un racconto sulla giovinezza (in parte autobiografica) in Umbria.

«Ho deciso di raccontare la storia in un paese immaginario che si chiama Fantignole, ma che racconta tutti i paesi dell’Umbria. La storia è ambientata tra gli anni Novanta e Duemila quando ancora non c’era la possibilità di comunicazione diffusa. C’è molto di me, passando degli aneddoti reali della mia vita al protagonista che si chiama Mirko, compreso il sogno di fare l’attore».

Proprio su questa poliedricità artistica viene sollecitato da Corvi chiedendo cosa prevalga in lui tra scrittore, regista e attore. «Dipende», risponde, «la scrittura nasce da ragazzo come sfogo, un modo per buttare in maniera importante e fuori un modo di vedere le cose, senza rimanere in superficie, la scrittura è una libertà d’espressione. Fare l’attore mi esalta perché è stato un primo amore. Quindi la possibilità di immedesimarsi in qualcun altro: di fantasticare e di viaggiare per riuscire a dare concretamente il meglio è qualcosa che ti rimane dentro, soprattutto quando lavori in teatro» perché questo, dice, dà la possibilità di attraversare un personaggio in maniera continuata senza interruzione. Infine della carriera registica apprezza «la libertà d’espressione assoluta, nel parlare di certi temi come vuoi tu. Senza rimanere chiuso dentro la gabbia di un personaggio. Sono tre cose molto diverse, sembro un po’ schizofrenico, ma mi appassionano una quanto l’altra» conclude Bocci.

A proposito del suo percorso registico, appena avviato, annuncia il progetto a cui sta lavorando, La caccia, che punta a girare totalmente in Umbria, accogliendo la proposta di Francesca Vittoria Renda di collaborare con la futua Umbria Film Commission.

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