Prog Rock e Giappone: un legame a filo doppio

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Non si scopre certo oggi che nel Sol Levante il progressive rock ha sempre trovato terreno fertile. In particolare i nipponici stravedono per i nostri artisti, non solo quelli più blasonati, che si sono recati e si recano tuttora, pandemia a parte, in quella terra per la gioia del pubblico che entusiasta partecipa ai concerti. Un interesse che negli ultimi anni ha portato ad esibirsi, dopo che nel 2002 la PFM lascò una splendida testimonianza con il disco (e dvd) del 2002, “Live in Japan”, a cinque anni da ritorno sulle scene dopo una lunga parentesi, anche artisti quali Osanna, Le Orme, il Balletto di Bronzo, Mauro Pagani ed anche i Pooh, tanto per citarne alcuni.

Proprio per questo assume rilevanza, in questo periodo nel quale la musica non si può eseguire dal vivo, ma per fortuna si può ascoltare, la pubblicazione di due cofanetti, intitolati per l’appunto “Live in Japan”, di due tra le formazioni più importanti della scena prog italiana, gli Arti e Mestieri e Patrizio Fariselli con il progetto Area Open Project.

Vediamo nel dettaglio questi due lavori, entrambi editi in doppio cd e dvd (che riporta fedelmente quanto presente nella parte audio), che ci mostrano un concerto tenuto nel maggio del 2019 al Club Città di Kawasaki.

Gli Arti e Mestieri, gruppo torinese, sono tra le migliori espressioni di quella corrente che mescola il prog con il jazz ed il rock. Non a caso nei giorni scorsi, pure se le classifiche lasciano un po’ il tempo che trovano, Fabio Zuffanti sulla rivista Rolling Stone, parla del primo disco del gruppo, “Tilt – immagini per orecchio”, pubblicato nel 1974, come del miglior disco del jazz-rock italiano ed è comunque indubbio che abbia rappresentato una tappa fondamentale in questo genere musicale. Il gruppo si presenta in una inedita formazione a cinque, denominata “Essentia”, che esegue materiale unicamente strumentale, a parte gli ultimi due brani, che vedono sul palco anche la formazione di Fariselli, riportati in tutt’e due le pubblicazioni; si tratta di “The wind cries Mary” di Jimi Hendrix e di “King Kong” di Frank Zappa. A guidare la band il solidissimo batterista Furio Chirico, quindi Luigi (Gigi) Venegoni alle chitarre, Roberto Puggioni al basso, Piero Mortara alle tastiere e fisarmonica e Lautaro Acosta al violino. Il repertorio proposto è incentrato sull’ultima pubblicazione in studio, “Universi Paralleli”, ottimo disco uscito nel 2015, da cui sono tratte ben otto tracce; sono presenti anche tre brani da “Tilt” ed altrettanti da “Giro di valzer per domani”, i due lavori più significativi della discografia dei piemontesi.

La performance, a mio avviso di grande spessore artistico, fonde alla perfezione gli stili da sempre portanti avanti dal gruppo, e la scelta strumentale si rivela vincente.  Il drumming possente di Chirico trascina gli altri musicisti, tutti molto bravi, in questa miscellanea tra jazz, rock, prog ed influssi mediterranei. In particolare mi è piaciuta l’iniziale “Alter ego”, “Finisterre”, “In cammino” e “Positivo negativo” ma se potete vale la pena di ascoltare e vedere tutti gli oltre 110 minuti del concerto.

Il tastierista Patrizio Fariselli presenta invece il progetto Area Open Project, in compagnia di Marco Micheli al basso, Walter Paoli alla batteria e Claudia Tellini alla voce.

Il concerto è incentrato per buona parte sui pezzi degli Area ma non mancano alcune composizioni di Fariselli come solista; nell’ordine “Danza del labirinto”, “Signora dei viaggi”, “Aria” ed “Efstratios”.

Fariselli, molto convincente e perno della formazione, permette ai compagni di destreggiarsi bene nel proporre sia il suo materiale che quello del gruppo in cui militava il compianto Demetrio Stratos.

Claudia Tellini, pur senza voler fare paragoni con lo scomparso cantante, interpreta con gusto i brani che non hanno perso il loro smalto, sia come testi che musicalmente parlando mentre buona è anche la sezione ritmica di Micheli e Paoli, sempre precisi negli interventi e validi anche nei soli. In particolare ho apprezzato “Danza del labirinto” e “Signora dei viaggi” dal repertorio di Fariselli ed “Il bandito del deserto” e “Gioia e rivoluzione” da quello degli Area. Belle anche le riproposizioni dei brani di Hendrix e Zappa posti nel finale. Altri 90 minuti di ottima musica da ascoltare e vedere.

Segnalo infine che la scorsa settimana gli Area Open Project hanno suonato durante il Roma Jazz Festival; il concerto, a causa della situazione contingente, si è svolto nella location dell’Auditorium Parco della Musica senza pubblico e trasmesso in streaming. Certo fa impressione vedere i musicisti schierati e doverli seguire da uno schermo, ma di questi tempi è necessario accontentarsi.

Seguite la pagina Facebook dell’associazione Trasimeno Prog; chissà che prossimamente non si torni a parlare di queste due pubblicazioni.

#stayprog

 

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