Venantivirus: “Il sogno rende molto più felici e sicuri della realtà”

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Quando frequentavo il liceo, ho sognato di fare l’amore con la giovane supplente di scienze. Era molto bella. Sedevo al primo banco e tutti i giorni vedevo le sue belle cosce bianche e ben tornite che si agitavano sotto la cattedra. Qualche volta, poi, lo sguardo si inoltrava anche più avanti e spesso riuscivo a scorgerle anche gli slip, quando erano bianchi. Ma se erano neri, la mia fantasia esplodeva. Quella notte è stata stupenda: la giovane insegnate mi baciava, mi accarezzava e io, altrettanto bramoso, contraccambiavo con grande calore. E’ stata una notte meravigliosa. Ricordo ancora le sue labbra carnose sul mio corpo. Non era reale ma un sogno, come ho detto. Ma nella realtà avrei fatto sicuramente quello che ho sognato. Però non sono certo che lei si sarebbe comportata proprio così ma ha eccitato i miei sensi e io ho risposto felicemente a quell’invito. Sono passati quasi settant’anni e in un liceo “nella realtà” è accaduto un fatto che ha qualche analogia con quanto detto sopra: una professoressa aveva rapporti con un suo allievo di diciassette anni ed è stata condannata perché il giovane era minorenne. Ma entrambi sono infelici. Io no. Il ricordo di quel sogno mi rende ancora felice. Le belle cosce della giovane insegnante sono colpevoli e pure lei che le ha mostrate? Anche io ero minorenne. Il sogno però rende più felici della realtà appartiene solo a noi pur essendo anche la mia supplente colpevole. 

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