Al Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria la preziosa donazione Dionigi

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PERUGIA – Al Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria Giovanna Dionigi ha donato materiali di interesse archeologico che appartengono alla famiglia. “Una raccolta destinata ad implementare le già ricchissime collezioni del Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria”, ha affermato Maria Angela Turchetti, direttore del MANU e dell’Ipogeo dei Volumni – “che potrà essere oggetto di valorizzazione ed esposizione. Una testimonianza, tra l’altro, di alto senso civico dimostrato che consente godimento pubblico dei beni. In attesa di una presentazione ed esposizione dei materiali, un sentito ringraziamento va, oltre alla Sig.ra Giovanna Dionigi, al TPC dei Carabinieri, al Tenente Colonnello Guido Barbieri e al Maresciallo Enrico Corbucci, ai funzionari e restauratori Tiziana Caponi, Silvia. Bonamore, Silvia Casciarri che hanno reso possibile la donazione e il suo recepimento”.

I materiali donati

Si tratta di produzioni riferibili sia all’area centro-italica e ad altre zone del Mediterraneo. Tra i reperti più antichi spiccano alcuni paleontologici del Pliocene e, di epoca neolitica, numerosi strumenti litici in ossidiana lavorata a lame e lamelle, raschiatoi, punte e denticolati, un punteruolo in osso, oltre a frammenti ceramici con decori dipinti e plastici, incisi ed impressi.

All’età del Bronzo risale, invece, uno splendido pugnale in bronzo con decorazioni geometriche incise mentre all’VIII-VI sec. a.C. rimandano numerose fibule (spille di sicurezza) in bronzo di varia tipologia, a staffa lunga, a sanguisuga ad arco serpeggiante, a drago, a navicella. Allo stesso orizzonte cronologico è ascrivibile vasellame di produzione etrusco-meridionale come ad esempio una coppa ceretana decorata ad aironi o un alabastron etrusco-corinzio con sirene affrontate tra rosette.

Di particolare interesse bracciali e collane in vetro e pasta vitrea ricomposti modernamente da elementi e vaghi di cronologie diverse comprese tra VII e II sec. a.C., rinvenuti spesso in contesti funerari etruschi. Completano la collezione una gemma incisa con cornucopia, un bronzetto schematico confrontabile con quelli rinvenuti in santuari umbri, uno skyphos apulo nello stile cosiddetto di “Gnathia” e un non comune lydion greco, porta profumi a vernice rossa di VI sec. a.C., talvolta rinvenuto anche in ambito etrusco.

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