I sogni di Manuel Magrini

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter

Dopo il debutto discografico in piano solo con il lavoro “Unexpected” uscito nel 2016, alla fine di ottobre è stato pubblicato “Dreams” il secondo album del pianista umbro Manuel Magrini, questa volta in trio, con Francesco Ponticelli e Bernardo Guerra (in questa foto).

Manuel, trent’anni tra qualche giorno, è uno dei pianisti italiani che si è messo in luce aggiudicandosi il concorso Rai Demo nel 2010 ed il premio intitolato a Lelio Luttazzi come miglior giovane pianista italiano nel 2017.

La copertina dell’album di Manuel Magrini “Dreams”

Dopo il diploma al Conservatorio Morlacchi di Perugia è stato  il maestro Ramberto Ciammarughi a seguirlo nel suo percorso di avvicinamento al jazz.

Manuel ha già alle spalle collaborazioni con artisti come Ares Tavolazzi, Gabriele Mirabassi, Fabio Zeppetella, Maurizio Giammarco, Massimo Manzi, Rosario Giuliani ed Enrico Rava tra gli altri.

“Unexpected” affiancava composizioni originali del pianista ad una manciata di standard; il titolo fa riferimento all’esperienza vissuta; nelle note interne Manuel afferma infatti di essere arrivato alla pubblicazione del lavoro in modo imprevisto.

Tra i brani mi piace ricordare “A little lullaby” ed “Abbraccio il giorno” come originali mentre il tema di Thelonious Monk “In walked Bud”è il preferito tra gli standard, senza dimenticare il tuffo nella canzone d’autore con “Dolcenera” di De Andrè.

In “Dreams”, uscito ancora, dopo il precedente, per Encore Music, troviamo nove brani; otto a firma del pianista mentre “Aprés un reve” è del compositore / pianista francese Gabriel Fauré.

Ad accompagnare Manuel una sezione ritmica formata da Francesco Ponticelli al contrabbasso e Bernardo Guerra alla batteria; due musicisti anch’essi giovani che hanno già lavorato con nomi altisonanti della jazz internazionale.

Questa volta i temi affrontati sono due, spiega Manuel nel libretto che accompagna il disco; il sogno ed il viaggio.

A tal proposito non è casuale la scelta di alcuni titoli quali “Rain in Oslo”, “Abu Dhabi dream” o “Manhattan dream”, che intrecciano il sogno con alcuni dei luoghi visitati dal pianista.

Le atmosfere sono piuttosto delicate anche se non mancano alcuni brani più ritmati come l’iniziale “Rain in Oslo”, “Hope” e “Time flow”.

Tra le tracce mi sono piaciute in particolare “Abu Dhabi dream”, “Manhattan dream”, “Al di là dei sogni” e “A little lullaby”; queste ultime due già presenti nel primo album ma rinnovate grazie all’esecuzione in trio.

È poi presente anche il brano con cui Manuel aveva vinto il Premio Luttazzi nel 2017, “Fuori dal choro”.

Ma è tutto il disco che si ascolta con piacere grazie al lirismo del leader oltre che alla prova dei due compagni, che apportano il loro fondamentale contributo.

Probabilmente parte dei sogni del pianista si sono già avverati ma non possiamo che augurargli che quanto accaduto finora rappresenti solo l’inizio.

Articoli correlati

Commenti