Perugia, lezione all’aperto al liceo linguistico Pieralli: Giacomo Leopardi, la Ginestra e la resilienza

PERUGIA – Irrinunciabilità della didattica in presenza perché solo nella relazione, nel dialogo, nell’incontro, ci può essere vera scuola ed effettiva formazione di conoscenze. Di questo sono convinti tutti, solo che un gruppo di studenti della classe 5L del Liceo linguistico Pieralli stamattina è passato ai fatti e ha organizzato stamattina con la docente di italiano, professoressa Chiara Vinciotti, una lezione in presenza, di fronte alla sede storica del Liceo (nelle foto).

“I ragazzi e l’insegnante – fa sapere Altrascuola Rete degli Studenti Medi Umbria – si sono confrontati sui versi leopardiani della Ginestra, sul messaggio di solidarietà e resilienza che essi comunicano, sulla bellezza e il coraggio generati dal dolore. Un piccolo tempo, apprezzato, di vero dialogo formativo, all’aperto ma scaldato dalla presenza fisica di corpi, sguardi e parole non indeboliti dallo schermo. Un monito a non dimenticare la scuola, garanzia imprescindibile di libertà, democrazia, inclusione e cittadinanza, bene essenziale e civile che, anche nelle situazioni di emergenza, dovrebbe essere l’ultima a chiudere (se inevitabile) e la prima a riaprire, con uno sforzo di pianificazione ed investimento affinché ciò possa avvenire in sicurezza.

Quest’azione nasce in seno al movimento “priorità alla scuola”, che dal primo lockdown in tutta Italia porta avanti azioni simili, per ribadire la centralità che la scuola dovrebbe avere in tutto il paese e in tutta Europa, e per chiedere con forza che l’anno scolastico possa continuare in presenza per tutti gli studenti e tutte le studentesse, di ogni ordine e grado, ma in totale sicurezza; per rendere questo reale sono necessari fondi e finanziamenti sostanziosi, da parte del governo centrale e dalle regioni.

Le lezioni all’aperto e il praticare la didattica a distanza davanti alle scuole sono pratiche di resistenza di studenti e docenti che non si arrendono e non si lasciano scoraggiare da una didattica che doveva essere emergenziale ma che sta diventando la normalità, e questo è ciò che non vogliono”.

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