Il Tamagni ad Arrone tra angeli, pastori e un estraneo San Giuseppe

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ARRONE – La parrocchiale di Santa Maria Assunta conserva il vasto ciclo pittorico delle storie della Vergine eseguite i primi del ‘500 da Vincenzo Tamagni e Giovanni da Spoleto, fedeli discepoli di Giovanni di Pietro detto lo Spagna. Caratteristici affreschi comuni ad altre realtà della Valnerina e valle  Spoletana nella riproposizione delle opere del Lippi nell’abside della cattedrale dell’Assunta in Spoleto. Anche ad Arrone, Dormitio Virginis, Nativita’ e Incoronazione. Ne abbiamo già parlato in altre occasioni, analizzando tutte le opere d’ arte esistenti in questa bella chiesa (ma anche i dipinti del XV sec. presenti nell’altra chiesa dedicata al Precursore di Gesu’ situata sulla parte dell’abitato detto “la terra”). Ma, in questo periodo natalizio ci soffermeremo in particolare, sulla scena della Nativita’ nella parrocchiale che è situata sulla piazza principale.
Arrone, chiesa Santa Maria Assunta, il presepio affresco del 1516
Arrone, chiesa Santa Maria Assunta, il presepio affresco del 1516
Giovanni da Spoleto e Vincenzo Tamagni, discepoli dello Spagna, si sono sbizzarriti sulla superficie absidale, tirando fuori il meglio della creativita’ con il loro magico e sapiente pennello. Qui, e’ fotografato comunque, sia lo stile che il colore “Spagnesco” e sia quella spiritualità dei soggetti riprodotti con accostamenti ripetuti e azzardati con ingenua ampollosita’ del Tamagni e del Lippi. Il Presepio e’ qui,  con la sua scenografica rappresentazione, con personaggi noti e armonie di colori, a volte delicati a volte forti, ricco di particolari,  prospettive e volumi. Un classico insomma, ricco e colorato di particolari ed espressività come il gruppo degli angeli cantori  e la apparente indifferenza del San Giuseppe, già notato nel dipinto del Presepio del giovane Cesarei a Santo Stefano di Precetto. Ma andiamo a immergerci nell’ opera, da vicino; i personaggi ci sono tutti! l’autore non ha fatto sconti…
Arrone, chiesa Santa Maria Assunta, particolare del presepio affresco del 1516

Una scena ricca, ricavata su uno scenario classico con tanto di “soffitto a cassettoni” che nasconde l’umiltà della capanna appena accennata sullo sfondo dietro i due classici e noti animali: bue e asino. Il Bambino Gesu’ anche qui e’ nudo, adagiato a terra con le spalle poggiato sulla paglia, sembra conversare con la Madre posta in primo piano alla sua destra. La Vergine, in ginocchio con le mani giunte innesca il dialogo con il Figli; indossa una tunica color corallo, un manto paonazzo,  un velo bianco che copre i capelli. San Giuseppe, come detto, seduto sul basto dell’asino, se ne sta in silenzio, mentre si appoggia al bastone. Il Padre putativo di Gesu’ sembra estraneo al mistero, lui, e’ il custode del piccolo, null’ altro; espressione rassegnata ma umile nello stesso tempo paterna. Dietro alla Vergine tre pastori in atteggiamento di preghiera, parlano tra loro con gli sguardi. Bello quello con le mani giunte che guarda il compagno, anche lui in ginocchio con le braccia al petto, mentre il terzo pastore, guarda la scena quasi incredulo. Anche qui, sullo sfondo la carovana dei magi preceduta da portantini e cavalieri a cavallo. Ancora più in fondo un paesaggio con un ponte che sembra evocare il castello di Arrone e il ponte sul Nera. Sulla parete della capanna, si apre una finestra, sembra un piccolo quadro appeso, si scorge una piccola scena rappresentante l’annuncio ai pastori: un angelo in volo vestito di porpora che indica ai pastori addormentati l’ evento Divino. In alto, dominanti la scena, i quattro angeli cantori che sorreggono il cartaio del Gloria. Il tutto e’ isolato con cornici e candelabre classiche dalle altre scene, come detto: Dormitio Virginis e Incoronazione. Un curriculum di tutto riguardo.

Vincenzo Tamagni nasce nel 1492 a San Gimignano e qui morirà nel 1530. Il padre Bernardino di Chele possidente e proprietario terriero. Si firma a San Gimignano insieme a Giovanni Cambi e poi a Siena con Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma. Nel 1517 e a Roma a seguito del Raffaello e conosce Giovanni da Udine, Giulio Romano, Giovanni Francesco Penni, Perin del Vaga e Polidoro  da Caravaggio. Partecipa alla realizzazione di dipinti evdecorazioni non solo alla Capitale. Il Vasari scrive di lui: frescante di facciate di palazzi genere in cui eccelleva al pari di Maturino da Firenze e Polidoro da Caravaggio. Tamagni possedeva una ” maniera gentilissima, morbida nel colorito e le figure sue erano molto grate nell’aspetto”. Artista eclettico, abile disegnatore. E ci fermiamo qui. Per ora.

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