Il giocattolaio di Perugia e il suo fantastico regno

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PERUGIA – Da oltre 20 anni l’architetto Luciano Zeetti, perugino, raccoglie e conserva giocattoli del passato, dall’Ottocento al primo Novecento, passando poi per il boom economico, i giocattoli di plastica degli anni ’60, fino agli eroi dei cartoni animati giapponesi degli anni 70, epoca che conclude la finestra temporale di questa enorme raccolta che attualmente ha sede a Perugia, in zona San Marco. Museo, raccolta, esposizione, occasione didattica (prima della chiusura dovuta al Covid arrivavano scuole da tutto il Centro Italia), ma anche di riflessione per gli adulti perché l’esposizione, come ci ha detto Zeetti nell’intervista che ci ha rilasciata, parla della storia dei bambini – che siamo stati – e quindi ripercorre la storia della nostra società, ci mostra come eravamo e come siamo diventati.

La storia dell’ultimo secolo e mezzo vista attraverso una categoria molto particolare e di nicchia della cultura materiale dell’uomo che rinvia ai modelli educativi, ai materiali, forme e colori, ma ci parla anche di comunicazione, di modelli sociali che si ritrovano nelle casine per le bambole, nei soldatini, o nelle piccole ferrovie. Nel museo c’è anche un’ampia collezione di libri (innumerevoli le edizioni di Pinocchio) e riviste per bambini di molti decenni fa; è presente un angolo che riproduce perfettamente – ovviamente con pezzi originali – l’aula scolastica dei primi anni del secondo dopoguerra e una collezione davvero interessante di apparecchi cinematografici che formano un’ala museale a se stante, di cui parleremo in altra occasione.

Entrare nel museo dà un effetto estraniante.

L’occhio non riesce ad abituarsi subito alla molteplicità di suggestioni di forme, colori, ma anche ricordi, rimandi letterari, epoche storiche, e la mente corre a immaginare quei bambini del passato che tali giocattoli hanno usato. Lo sguardo di una bambola colpisce, poi la posa guerresca di un cavaliere medievale, poi un’automobilina dall’antica forma avveniristica, poi ancora una trottola, anzi due, no, molteplici trottole in un angolo, che aspettano chi le faccia ancora una volta vorticare.

Nel museo, vista la finalità didattica e il pubblico prevalentemente scolastico, si può anche giocare, provvedendo i bambini di giochi adatti, facendo loro recuperare una manualità che – ci spiega Zeetti – si va perdendo; quei giochi del passato richiedevano un uso differente della coordinazione occhio-mani, rispetto a quelli contemporanei: sistemare soldatini, muovere piccole parti, e tale coordinamento, nella costruzione della storia infantile che si andava animando, era una componente importante nello sviluppo cognitivo; oggi i giochi sono diversi, i tempi, gli spazi del gioco sono mutati, e si constata facilmente come i bambini del 2020 siano impacciati nel manipolare i giochi dei loro nonni e bisnonni.

Musei di questo genere, con una tale quantità e varietà di giocattoli, tutti manutenuti e funzionanti (inclusi teatri d’ombre, teatrini di marionette, giochi elettrici e moltissimo altro) sono piuttosto rari e costano denaro (sempre poco, sempre fornito col contagocce dalle amministrazioni locali) e soprattutto dedizione: un museo non è un magazzino; non basta mettere un oggetto su una teca, ma occorre saperlo contestualizzare, legare ad altri oggetti, saperlo presentare al pubblico, in questo caso un pubblico infantile che non può ovviamente pazientare nel sentire una “lezione”, se non nel contesto di un uso, di quei medesimi giocattoli, che il Museo consente, come già ricordato.

Oggi il Museo è (temporaneamente) chiuso, come tutti, causa Covid, e il malinconico bigliettino di arrivederci attaccato all’ingresso principale rimanda a prossime aperture che non sappiamo quando avverranno. In questo terribile anno si sono persi i flussi delle scolaresche, interrotti i rapporti con le scuole… Occorre veramente sperare che si possano recuperare, e che le Autorità locali comprendano il valore di iniziative di questo genere che, oltre al cioccolato e al Jazz, sanno dare lustro alla città, attrarre visitatori, contribuire allo sviluppo di quel capitale culturale che fa la differenza, oggi, fra una società viva e una addormentata sulle routine.

Intanto, per queste feste, il Museo del Giocattolo di Perugia ha allestito una piccola esposizione di pezzi interessanti in via Oberdan 40, nel capoluogo. Sarà aperta fino al 6 gennaio ’21, sperando di mantenere, così, un piccolo legame con la città. Col museo chiuso, questo scorcio espositivo è un’occasione imperdibile per chi eventualmente non conoscesse il giocattolaio di Perugia e il suo fantastico regno.

Claudio Bezzi

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