Intervista al coordinatore dell’Associazione Piccoli Musei: per la prima volta il MiBACT stanzia finanziamenti

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter

L’annuncio l’abbiamo dato il giorno stesso in cui è stato ufficializzato il bando, l’11 gennaio scorso. Per la prima volta arrivano soldi ministeriali per i piccoli musei italiani. Le specificità su cui poggia il bando MiBACT sono 4: funzionamento della struttura; manutenzione ordinaria; continuità nella fruizione anche attraverso la digitalizzazione; abbattimento delle barriere architettoniche.

I soldi previsti 2 milioni di euro in tutto, a partire dal 2020. Pochini, considerando che il piccolo museo non deve aver preso contributi o finanziamenti statali nell’ultimo biennio. Non solo: non deve nemmeno aver rendicontato entrate superiori ai 20 mila euro, anche se dal computo sono escluse le entrate le spese del personale. Bene che vada col bando, il massimo cui si può aspirare è pari a 10 mila euro. E i paletti sono tanti: il piccolo museo deve essere una struttura permanente, senza scopo di lucro, aperta al pubblico, e che acquisisce, conserva, cataloga, tutela, promuove, comunica, espone e rende fruibile il patrimonio materiale e immateriale, facendo ricerca e divulgazione culturale e offrendo esperienze di educazione e intrattenimento. Tra i requisiti, anche quello di aver adottato uno statuto. Deve offrire esperienze originali, in grado di testimoniare un forte legame con il territorio e contempli attività in favore della comunità a partire dal contatto con le scuole e le istituzioni. C’è poi una clausola sull’orario: almeno 24 ore settimanali e aver svolto negli ultimi due anni almeno 5 iniziative. Inoltre occorre dimostrare di essere al passo con i tempi e aver creato almeno una pagina social di comunicazione e promozione.

Per sovrintendere al bando è stato istituito l’Osservatorio sui piccoli musei, composto da tre rappresentanti del MiBACT, uno dell’Istat e uno dell’Associazione nazionale piccoli musei, APM,  alle quale aderiscono per quanto riguarda l’Umbria sei realtà. Eccole:

 

Associazione Culturale Subterranea Narni

SCHEDA MUSEO

Museo del vino e del mosaico Venturelli, Amelia

SCHEDA MUSEO

Museo multimediale del Cotto di Castel Viscardo

SCHEDA MUSEO

Polo culturale espositivo e museale Scuderia Traguardo, Amelia

SCHEDA MUSEO

L’intervista

Marzio Cresci, coordinatore nazionale APM

L’Associazione nazionale piccoli musei è stata fondata nel 2007 da Giancarlo Dall’Ara, studioso e docente di marketing del turismo, che ne è presidente. Marzio Cresci è il coordinatore della segreteria nazionale ed è lui che si occupa del bando ministeriale. Parlata fiorentina, tanta cordialità, a sua volta presidente del Museo Remiero dell’Arno sede della più antica società canottieri d’Italia, abbiamo chiesto chiarimenti e commenti.

Esiste un censimento definitivo dei musei italiani?

“L’Istat conta ufficialmente circa 6.000 musei ma non sono censiti tutti i piccoli”.

La vostra associazione quanti musei conta?

“Per avvisare dell’uscita del bando abbiamo inviato in totale 450 mail”.

Due milioni di euro per un numero così tante realtà non sono pochi?

“Fino ad ora non avevamo nemmeno visto l’ombra di un bando. Quindi è un inizio. Certo, il tetto massimo di 10 mila euro che è stato imposto accontenterà al massimo 200 delle nostre realtà”.

Le clausole non sono troppo stringenti?

“La difficoltà è far comprendere l’entità di un piccolo museo che non può essere considerato gli Uffizi. Ad ogni modo è in primo contatto con il Ministero che serve anche a far conoscere le nostre realtà ed esigenze e mettere in fila le prerogative che servono per essere considerato piccolo museo”.

Quanto vi sta costando la pandemia lo immaginiamo. La ripartenza?

“Difficile e incerta per molti. Dobbiamo dire che in alcuni casi le amministrazioni comunali, i vari enti ci sono stati vicini e ci hanno dato una grossa mano. Il bando è essenziale anche per trovare fiducia e forza nella ripartenza”.

Sperando che tornino i visitatori.

“Voglio precisare: il piccolo museo non si visita. Si frequenta. Certo, capita che arrivino turisti, ma essenzialmente noi rappresentiamo un punto di riferimento per la nostra gente perché lo siamo fisicamente. Al museo che presiedo arrivano anche dei tirocinanti. Con loro alle volte scommetto che fino a quando la porta resta aperta, anche se l’orario è quello di chiusura, qualcuno entra sempre”.

E vince lei?

“Certamente. Come le dicevo il museo è soprattutto un luogo che ci è stato tolto dalla pandemia per il ruolo che svolge. Durante l’anno organizziamo incontri, iniziative legate al territorio che ci sentiamo di rappresentare”.

La richiesta di digitalizzazione che compare nel bando può escludere alcune realtà?

“No. Credo sia invece uno stimolo. Del resto proprio durante il lockdown è stato un modo per mantenere i contatti. Ci siamo fatti rete, promotori di una iniziativa a novembre che ha raccolto molti consensi: Piccoli Musei Narranti. Una maratona di letture che si concluderà a gennaio alle quale hanno partecipato referenti dei musei e soci. Ci sono stati racconti commoventi”.

Ad esempio?

“Non vorrei far torto a nessuno, personalmente mi ha molto toccato quello del Museo del Vajont; ma tutti hanno cose e fatti  che vale la pena ascoltare”.

In quanti hanno partecipato alla vostra maratona dei musei narranti?

“In 150. E è questo è materiale che costituirà il primo importantissimo mattone della nostra biblioteca digitale”.

La digitalizzazione potrebbe agganciare ulteriori finanziamenti?

“Nel Recovery fund rappresenta una voce importante e gli stanziamenti per i musei ci sono. Adesso sta anche a noi, alla nostra progettualità essere capaci di intercettarli e farli fruttare”.

Cos’è che spinge ad aprire un piccolo museo?

“L’amore e la memoria per la propria terra. Che bello preservare e condividere”.

Articoli correlati

Commenti