Buche e voragini, le strade umbre sono un colabrodo e per sistemarle tutte occorrerebbero 30 anni

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PERUGIA – Alzi la mano quell’automobilista che non si è trovato in difficoltà per le buche, e a volte le voragini, che gli si sono spalancate davanti dopo una curva o un dosso, con una macchina in senso opposto che impediva di schivarla. E che non abbia pensato male dell’Anas, del sindaco, della società autostrade e di tutte e ciascuna le autorità e le divinità motoristiche, al sobbalzo e allo schianto degli ammortizzatori, quando la maledetta buca è stata centrata in pieno.

Ma oltre a danneggiare le nostre auto le buche sono, ovviamente, un grosso problema di circolazione, una causa di incidenti e financo di morte; non la buca in sé, ma l’improvvisa manovra per cercare di evitarla.

Sul totale degli incidenti italiani, circa 1.500 sono stati causati da buche (dato 2018, in aumento del 4,5% rispetto all’anno precedente) e, sia chiaro, questi sono gli incidenti accertati dalle forze dell’ordine, non i numerosissimi non denunciati. Le condizioni delle strade nelle nostre città sono sotto gli occhi di tutti, e l’impressione è che ci sia davvero poco da fare. In Italia abbiamo 300.000 Km. di strade (oltre un km lineare di strada per ogni kmq di territorio, montagne comprese), e quelle di responsabilità comunale, specie periferiche, sono penalizzate dalla penuria di risorse che ormai affligge cronicamente ogni Amministrazione.

Secondo un dato (2018) riferito dalla Siteb, l’associazione che riunisce le aziende, gli enti e i professionisti che lavorano nel settore della manutenzione stradale, per sistemare tutte le strade come si deve occorrerebbero circa 40 miliardi di euro, praticamente l’equivalente di una manovra finanziaria.

Il risultato è che si asfalta dove si può e quando si può. Per il resto le amministrazioni – per mettersi al riparo da possibili azioni legali successive a incidenti e danni – abbassano i limiti di velocità in maniera ridicola (ma giuridicamente ineccepibile) e non è raro, nelle strade vicinali o periferiche, vedere rattoppi realizzati dai residenti con l’asfalto a freddo.

Le conseguenze sono in alcuni casi disastrose, con tratti impercorribili se non a passo d’uomo. E stagione dopo stagione la situazione non può che peggiorare.

Anche se la situazione riguarda tutta Italia, soffermiamoci un momento sulla realtà perugina. In una conferenza di un anno fa l’ingegner Naldini, dirigente dell’unità operativa Mobilità e infrastrutture del Comune di Perugia, attestò che nel secondo semestre 2019 il Comune aveva provveduto alla bitumazione di oltre 50.000 mq di strade cittadine, con una stima di circa 100 Km rifatti negli ultimi 5 anni dei 620 complessivi di competenza comunale. È stato facile, per alcuni critici, fare un semplice calcolo: di questo passo servirebbero 30 anni per risistemare tutta la rete.

Le considerazioni da fare sono due: la prima è che certo, si sa, le risorse diminuiscono e la coperta è corta: se si interviene più sulle strade occorre tagliare altri servizi ai cittadini. D’altra parte occorre segnalare che il risparmio dell’Amministrazione, per quanto forzoso, si trasforma in danni per gli automobilisti; è una sorta di “esternalizzazione” dei costi che costringe ogni anno migliaia di automobilisti a correre dal gommista per sostituire gomme squarciate. Anche se quei soldi non escono dalle casse comunali, escono comunque da qualche parte, con danno complessivo per la comunità (tranne i gommisti, ovvio).

A Perugia il problema è con tutta evidenza diffuso a macchia d’olio; con l’esclusione del ristretto centro storico, già le strade immediatamente fuori dalle mura mostrano gravi segni di usura, e man mano che si procede verso le periferie la situazione si aggrava per diventare, nella prima periferia rurale, imbarazzante. Il nostro video testimonia queste diverse realtà.

Claudio Bezzi

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