Essere anziani nell’era Covid tra ricordi, nipoti e una vita a distanza

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TERNI – La pandemia ha imposto la distanza quale imprescindibile presupposto di ogni relazione umana. Siamo stati costretti a ripensare i rapporti che fino a un anno fa, ritenevamo naturali. In Italia lo chiamiamo distanziamento sociale, ma è anzitutto una distanza fisica che coinvolge inevitabilmente la sfera emotiva e sentimentale. Nel nostro Paese, dove 14 milioni di persone sono over 65 di cui quasi la metà, over 75, il coronavirus ha colpito principalmente la popolazione anziana: quasi il 60% dei decessi si è registrato in questa fascia di età (fonte: Il Sole 24 Ore). Ma se quella degli anziani di fronte all’emergenza sanitaria, si è rivelata la categoria più vulnerabile, va anche ricordato che i nostri anziani si sono dimostrati più forti di quanto tutti pensassimo. Da prima dello scoppio della pandemia, proprio perché “fragili” molti di loro avevano già creato una rete di prossimità che ha rappresentato una vera salvezza. Se i lunghi mesi di lockdown hanno fatto capire a tutti la fondamentale importanza del proprio vicinato, gli anziani questa cosa già la sapevano da un pezzo.

A Terni dove gli over 65 sono circa 30 mila (fonte: Tuttitalia), riusciamo a incontrare due coppie che ci raccontano di come è andato l’ultimo anno alle prese con l’emergenza sanitaria, tra i ricordi, le nuove tecnologie e l’aiuto di figli, nipoti e vicini.

I coniugi Casali sono sposati da oltre cinquant’anni, dopo cinque anni di fidanzamento. Si sono conosciuti nei primi anni ’60 in villeggiatura a Vacone, nel reatino. La cugina della signora Livia aveva il primo registratore a bobina e in piazza si ballava. Lui di Roma, lei di Terni hanno cominciato a frequentarsi per lettera, come ricorda il signor Franco. Nel 2020 è caduto il cinquantesimo anniversario di matrimonio ma non hanno potuto festeggiarlo a causa della pandemia. Il pranzo di Pasqua l’hanno fatto con i figli in collegamento sul pc messo in tavola. Quella che era una coppia molto attiva in città – lui collaboratore dell’Istess, lei catechista a San Salvatore – ha dovuto ridimensionarsi entro le mura di casa. Una casa la loro, molto frequentata che era “un centro di accoglienza” ci dice Franco, dove hanno sempre accolto tutti e che nell’ultimo anno si è fatta più silenziosa. “Noi eravamo già in pensione quando è scoppiata l’emergenza. Mi ritengo molto fortunata, ho un marito e due figli molto in gamba.” Ci dice la signora Livia che è un’ottimista, che non ha mai perso la sua positività neanche di fronte ai problemi di salute degli ultimi anni. Dal salotto si vede una nicchia in terrazzo: dentro c’è la Madonna del Carmelo, a cui lei è particolarmente devota. Quando gli chiediamo cosa faranno una volta finita la pandemia è Franco che ci risponde: “E chi la ferma più mia moglie?”

I coniugi Caponi, si sono sposati nel ‘67. Li incontriamo il giorno in cui la signora Laura ha fatto il vaccino. Entrambi ternani, si sono conosciuti nelle sale da ballo casalinghe degli anni ’60. Lei recandosi dalla sarta, passava davanti al Bar Flaminio, dove il futuro marito all’uscita dal lavoro in acciaieria, la aspettava per vederla passare. Dopo due anni di fidanzamento si sono sposati e lei è “entrata in famiglia”, cioè è andata a vivere con la famiglia del marito, insieme hanno condiviso la casa per 17 anni. Hanno due figli e quattro nipoti, tre dei quali vivono a Como, non li vedono più da un anno e ultimamente hanno imparato a fare le video chiamate. La loro negli ultimi anni è stata una vita casalinga ma non per questo solitaria. Il rapporto con tutti i vicini è molto stretto e durante la giornata, passa spesso qualcuno per una chiacchera e un caffè. Una casa che non è mai silenziosa tra parenti, amici e televisori sempre accesi. Su di loro, l’emergenza sanitaria non ha imposto quei cambiamenti più o meno sconvolgenti che hanno riguardato il resto della società, trascorrevano già molto tempo in casa e si sono adeguati senza grandi problemi alle nuove misure. Con la differenza che adesso le visite si sono diradate e ci si mantiene a distanza, con la mascherina. Su eventuali programmi per la fine della pandemia, la risposta è secca: – Speriamo di starci.

Sara Costanzi

 

 

 

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