Il Prog del Terzo Millennio #18: Elisa Montaldo, “Dévoiler”

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L’attività di Elisa Montaldo si lega ad alcune esperienze professionali come autrice, tastierista e cantante in progetti importanti quali Il Tempio delle Clessidre, The Samurai of Prog e Celeste, oltre a diverse collaborazioni.

Elisa Montaldo

Ricordo di aver ascoltato ed apprezzato i lavori del gruppo creato da Elisa nello scorso decennio insieme a Stefano “Lupo” Galifi, già cantante del Museo Rosenbach.

Da qualche tempo trasferitasi in Svizzera ha pubblicato due lavori in solo ed un terzo è in fase di preparazione; solo qualche settimana fa ho visto una sua intervista online che mi è piaciuta; così, dopo averla contattata, ho approfondito l’ascolto dei suoi lavori solisti

Mentre il primo, “Fistful of planets pt. 1” volge maggiormente lo sguardo al prog, anche per la presenza di due riletture dal repertorio de “il Tempio delle Clessidre”, “Danza esoterica di datura” e “Notturna”, il secondo, “Dévoiler” ha forse un piglio più cantautorale, per cercare di estendere la fruibilità della sua proposta, pur non mancando atmosfere vicine all’album precedente.

La copertina di “Dévoiler”

Analizzando i brani che compongono questo lavoro trovo molto bello lo strumentale posto in apertura, “Is that from Batman?” nasce da un’improvvisazione al piano bar e dalla domanda di uno spettatore che si chiedeva se il brano fosse compreso ella colonna sonora del film Batman; un inizio molto suggestivo.

Anche la successiva “Except for himself” è gradevole, con un bell’arrangiamento e belle parti cantate con una voce raddoppiata.

“Il giorno che non ti aspettavi” è uno tra i pochi brani cantato in italiano; il toccante testo credo sia stato scritto all’inizio della pandemia ed è una ballad a cui ti si incolla l’orecchio.

“So much more” inizia con un recitato si muove sulla falsariga del brano precedente.

“Wesak”, altro strumentale, peraltro molto breve, pare tuffarsi nella new age mentre “I’m still here”, cover di un brano di Tom Waits vede l’artista impegnata soltanto alla voce, accompagnata da un trio dove svettano basso, chitarra e vibrafono.

Trovo che “Wine tastes better” abbia un bel solo di sax ma l’atmosfera mi pare un po’ troppo sdolcinata.

Altro strumentale (ma con alcuni vocalizzi) è “Lanterne”, dal titolo forse ispirato dall’origine genovese della musicista.

In “Washing the clouds” Elisa è accompagnata da componenti dei Samurai of Prog (il brano è d’altronde presente anche nel loro recente disco “Beyond the wardrobe”); si tratta della traccia più lunga dell’album e si colloca nel territorio che più apprezzo, il prog; davvero un bel pezzo.

“Comptine d’un autre après midi”, tra i pochi non a firma della musicista, è ancora uno strumentale per piano solo.

Con la versione acustica di “Il giorno che non ti aspettavi”, denominata “By the shore version” si passa alla prima delle 4 bonus tracks; anche questa veste il brano rende bene.

“Dolce madre (Old demo)”, scritta assieme ad Alberto Gaviglio, vede Elisa suonare tutti gli strumenti, compresa la lira; suggestiva.

Si termina il disco con una delicata versione della sigla del cartone animato “Goldrake” e con “La magia è realtà” (Japanese version), che vede proprio una bella “prog”ressione, è il caso di dirlo; brava Elisa.

(Ringrazio Marina Montobbio per avermi indotto a vedere l’intervista ed Elisa che gentilmente mi ha dato la possibilità di ascoltare i suoi dischi).

#stayprog

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