Zitti e buoni, perché ce n’è per tutti

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PERUGIA – Essì. Zitti e buoni, se i vaccini ritardano e Big Pharma detta legge e ricatta e detta i tempi della distribuzione e della produzione, dopo aver usufruito di un fiume infinito di risorse pubbliche. Zitti e buoni se gli ospedali sono di nuovo affollati di persone allo strenuo delle forze per resistere ai devastanti attacchi del virus. Zitti e buoni se i gioovani (con la o aperta) sono in preda alle tempeste ormonali e se ne strafregano delle limitazioni, tanto il virus è tutta un’invenzione del potere. Zitti e buoni se ora il vento è cambiato e il Principe Draghi fa esattamente ciò che faceva Conte: ovvero chiude e limita, perché la salute pubblica è l’obiettivo primario. Giusto, ma ora al Principe nessuno osa contestare vulnus democratici o dittature sanitarie. Ora siamo tutti zitti e buoni. Perché, in fondo, gli insegnanti hanno sempre ragione ed è necessario essere educati e accondiscendenti con chi il potere lo detiene e lo esercita. Dunque, zitti e buoni. E fa niente se Sanremo non muove un ciglio e né fa smuovere un palpito di cuore, forse l’Ornella si fa amare ancora, ma la Grande Finzione non funziona più. Generi e stili, persino le provocazioni e le rose inflitte nel ventre del pansessualista Achille Lauro appaiono finzioni con il fine dell’effettaccio scenico, niente più: non smuovono un pelo, perché predestinate da strategie di marketing del mercato discografico, che non avendo più il controllo del suono e della musica ormai dispersa nel fiume liquido della piattaforme di streaming e nel sonno della ragione dei talent show, deve ricorrere agli effettacci scenici nell’intento di catturare le attenzioni di qualcuno e di qualcuna o di qualcun(x), dove x sta per incognita sessuale. Dobbiamo stare zitti e buoni e dobbiamo mettercelo in testa. Perché se Fiorello tenta di tenerci svegli con qualche guizzo di simpatia, tutto il resto è noia come direbbe il buon Califano: è noia stereotipata, omologata da generi logori e standardizzati, è noia perché non è arte, è noia perché è sin troppo pop, quando il pop sfiora il trash. E neanche i tentativi di Zingaretti di rivalutare (il trash) offrendosi alla sirena di Barbara d’Urso, scuote, risveglia. L’Ulisse del Pd torna alla Penelope delle tele e delle spire delle correnti (quelle interne del Pd) che vengono disfatte e ricostruite nel giro di una notte e ne rimane intrappolato sino a scegliere il finale indegno del trash. Dunque zitti e buoni, perché ce n’è per tutti: per chi intanto ha perso il lavoro, per chi sopravvive a stento con le miserie della cassa integrazione, per chi non vede vie d’uscita da una crisi che perdurerà per anni, per chi soffre a non poter neanche stringere una mano, per chi teme per il futuro dei propri figli, per chi non sa più come affrontare la vita. Zitti e buoni perché intanto la Rai ha incassato decine di milioni di euro per un Sanremo che ha prodotto (almeno a me) l’effetto di un sonnifero e dopo dieci minuti davanti alla tivù si chiudevano gli occhi. Pertanto: zitti e buoni. Ad maiora.

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