8 marzo, la voce di Chiara per narrare cosa significa essere donna

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«Nelle donne ogni cosa è cuore, anche la testa»
Jean Paul Richter

 

PERUGIA – Chiara è una donna emancipata, una lavoratrice autonoma, moglie, madre e con una grande virtù, la resilienza; l’emergenza Covid-19 sta cambiando le nostre esistenze e le donne, anche in questa difficile situazione, stanno combattendo dalle retrovie una battaglia quotidiana e silenziosa, facendosi carico della sopravvivenza della famiglia e guardando al futuro con prospettiva, forza e speranza.  Le donne sanno cosa significa “prendersi cura” degli altri e possono diventare protagoniste di una rigenerazione economica e sociale post-pandemia.
Nella giornata dedicata a tutte le donne Chiara ci parla un po’ della sua vita.

(Resilienza significa resistere agli urti senza spezzarsi – Nella vita di ogni giorno essere resilienti significa adattarsi in maniera veloce e saper accettare i cambiamenti  – Favorire il cambiamento è imparare a trasformare in opportunità le occasioni intorno a noi).

“La festa della donna dovrebbe essere per me un modo per ricordarsi da dove veniamo, noi donne, e dove stiamo andando. E’ una storia la nostra fatta di rivendicazioni di diritti sociali, di suffragio universale, di pari opportunità e condizioni.
Ora sembra sia diventata solo un’occasione per uscire senza compagni o mariti, senza figli e magari andare a cena fuori e bere un drink, e come tutte le ricorrenze ha assunto un’identità più consumistica che realmente celebrativa. Eppure è un peccato perché la modernità ci chiama a pensare al ruolo dell’uomo e della donna in una visione di solidarietà ed alleanza.
Ecco alleanza è la parola che mi piace di più.
Siamo diversi, in noi coabitano il maschile e il femminile che sono energie potenti, e non è la lotta ciò che serve all’umanità in questo momento, né dall’una né dall’altra parte.
Abbiamo bisogno di collaborazione, ancor più ora che c’è un mondo da ricostruire.

E’ per questo che preferisco parlare di movimento umanista, che di femminismo (sebbene il femminismo abbia portato le donne a raggiungere una posizione e dei diritti che oggi diamo per scontati, ma pochi anni fa non lo erano). La questione è che nessuno dovrebbero essere subalterno ad un altro/a, a prescindere da tutto.

Alle mie figlie ho raccontato di questa intervista. Siamo finite a parlare di suffragio universale che in Italia di fatto è avvenuto nel 1945. Stiamo parlando di appena 76 anni fa. Sembra preistoria ma non lo è. Loro mi guardano attonite e mi chiedono… ma perché le donne prima non potevano votare? Vaglielo a spiegare, penso io!

 Per loro, che nascono già in questo mondo, non è possibile pensarlo, e neanche immaginarselo un mondo diverso da quello che sentono oggi di vivere, e da un lato questa è l’evoluzione, dall’altro c’è sempre la memoria del passato. E sappiamo bene che siamo gente dalla memoria corta.

Mi sento di dire che le donne in questa pandemia hanno tirato fuori le energie migliori, si sono fatte carico della didattica, hanno assistito le persone più anziane, si sono fatte perno di una famiglia messa alle strette da una serie di difficoltà sociali e organizzative. Le donne sono spesso state sacrificate, perché meno produttive economicamente. La pandemia ha inasprito le disuguaglianze. Il 98% delle persone che ha perso il lavoro in questo anno è donna (99 mila donne disoccupate su 110 mila persone).

Nelle chat delle mamme (e qualche raro papà), si manifesta la difficoltà di gestione dei figli, adesso avremo altre due settimane di dad. I figli poi, hanno necessità di socializzare, sono stati quelli più colpiti dall’isolamento, la scuola non ha solo un’importante funzione didattica, ma anche di comunità, di confronto e socializzazione.

Questa visione a tutto tondo delle problematiche, fa sì che la donna sia competente e capace di offrire un proprio particolare contributo alle soluzioni, per progettare un futuro più equo ed etico. Senza cambiare il mondo intero io credo che si possa iniziare dalla propria famiglia, dal proprio giro di amicizie, dal proprio lavoro. Io e mio marito ci dividiamo i compiti, ci alterniamo nella gestione dei figli, cerchiamo di superare le differenze cercando sempre una visione comune. Non è lui che mi aiuta e mi sostiene. Ci aiutiamo e ci sosteniamo a vicenda.

Mi occupo di comunicazione da vent’anni, l’uso della lingua è fondamentale ed è il primo passo per il cambiamento. Dire ad esempio “Dietro ad un grande uomo c’è una grande donna” è una frase di uso comune. Molte donne dicono ma come? Dietro ad una grande donna c’è un grande uomo!

Ecco… Il problema è appunto la subalternità!

Per uscire da questo loop che non rende nessuno vincente, sento più corretto dire: “accanto un grande uomo, o una grande donna c’è sempre una grande donna o un grande uomo!”.

Tra i miei progetti imprenditoriali c’è l’idea di creare una comunità di donne imprenditrici che si formano e si sostengono e che riescono a guidare le proprie imprese al femminile, in maniera concreta. Perché in Italia siamo bravi a parlare dei problemi, ma la concretezza di proporre soluzioni spesso è un fattore che ci manca.”

 

Foto, clip-video e testo di Raffaella Fuso

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